RASSEGNA STAMPA

29 SETTEMBRE 2001
ANTONINO ZICHICHI
Fermi, un pioniere sulle piste dell’Antimateria

Una avventura scientifica. Dalle tesi di Dirac  agli esperimenti del grande fisico e dei suoi successori

Il sapore di un antigelato di limone sarebbe esattamente identico al sapore di un nostro gelato di limone. Ad assaggiare l’antigelato non potrebbe però essere nessuno di noi. Infatti l’antigelato è fatto di Antimateria mentre noi siamo fatti di Materia.
Materia e Antimateria si annichilano a vicenda trasformando tutta la massa in energia. Questa grande novità scientifica, l’annichilazione, venne scoperta da Paul Dirac nel 1929, studiando come evolve l’elettrone nello Spazio-Tempo. L’elettrone era stato scoperto nel 1897 da J.J. Thomson ed era il primo esempio di particella fatta di nient’altro che di se stessa, e cioè ’’elementare’’. L’altra grande novità che affascinava il giovane Dirac era la scoperta di Lorentz: se lo Spazio è reale, il Tempo deve essere immaginario. E viceversa. Noi siamo fatti di Spazio-Tempo e viviamo nello Spazio-Tempo. Quello che nessun filosofo, né pensatore, di alcuna epoca e civiltà avevano saputo immaginare era appunto l’incredibile proprietà che queste due colonne portanti della nostra esistenza debbono avere.
Nessuno aveva posto sotto il rigore della descrizione matematica cosa accade quando imponiamo all’elettrone di evolvere in quel tipo di miscela spazio-temporale complessa. Viene fuori che se esiste l’elettrone negativo deve esistere l’elettrone con carica elettrica opposta, quindi positiva, e cioè l’antielettrone.
Come la mettiamo col gelato e l’antigelato? E’ vero che in un gelato ci sono elettroni e nell’antigelato gli antielettroni, ma queste particelle rappresentano una frazione minima della massa del gelato. Più esattamente un quarto per mille della massa totale. Ed è così per qualsiasi tipo di materia. Oltre il 99,9 per cento della massa di un gelato è fatto con particelle ben diverse dall’elettrone. A essi si dà il nome di ’’nucleoni’’, e cioè ’’pezzettini di nucleo atomico’’. Questi sono in parte elettricamente carichi (protoni) e in parte elettricamente neutri (neutroni). Ma chi ci può dire che esistono gli antinucleoni? Fu quello che Dirac pensò quando scoprì la sua fomidabile equazione. Dirac pensò che fosse corretto descrivere la realtà fisica estendendo a tutte le particelle quello che aveva scoperto studiando l’elettrone. Non solo deve esistere l’antielettrone, ma gli antinucleoni, l’Antimateria, le antistelle e le antigalassie. Fu quello che disse a Stoccolma quando nel 1933 gli venne attribuito il Nobel, dopo che Anderson, Blackett e Occhialini avevano scoperto nei raggi cosmici l’esistenza degli antielettroni.
Inizia così una delle più affascinanti avventure della Scienza. A metà degli anni 50 vengono scoperti fenomeni che sembrano mettere in crisi ciò che Dirac ci aveva insegnato. E cioè che era teoricamente garantito poter passare dalle particelle alle antiparticelle e da queste all’Antimateria, senza preoccuparsi delle interazioni in gioco. Esempio: se metto insieme dodici nucleoni essi interagiscono nuclearmente e formano il nucleo dell’atomo di Carbonio.
A partire da metà degli anni 50, nessuno poteva più garantire che, se esistono i nuclei degli atomi che fanno la materia a noi familiare tra cui il gelato di limone devono esistere gli antinuclei che fanno l’Antimateria tra cui l’antigelato di limone.
Insomma le interazioni tra nucleoni possono essere totalmente diverse dalle interazioni tra antinucleoni. Nel 1964 questo dubbio diventa certezza per via di una scoperta su pezzi di ’’colla nucleare’’ (particelle mesoniche) i cui decadimenti violano ancora altre leggi di simmetria ritenute valide. La ricerca dell’Antimateria Nucleare salta in prima fila nelle priorità scientifiche.
Essa era stata cercata ma non trovata. Fu proprio facendo tesoro dell’insegnamento di Fermi che decisi di riflettere sugli strumenti nuovi necessari per spingere il livello di osservazione ancora più in alto. Fermi non perdeva tempo a discutere. Il più grande galileiano del ventesimo secolo passava, non appena possibile, ai fatti. Seguendo l’esempio di Fermi passai subito alla progettazione di un circuito elettronico con alta precisione nella misura dei ’’tempi di volo’’; l’Antimateria Nucleare venne scoperta al livello di una parte su cento milioni di parti. E’ come se avessimo saputo scegliere tre persone tra tutti gli abitanti dell’Europa.
Questa scoperta sperimentale venne salutata con entusiasmo dal grande Dirac che, nel 1965, volle conoscermi. Mi invitò a casa sua dando vita a una amicizia da cui sarebbero nati, negli anni 80, i Seminari di Erice su come evitare le Guerre Nucleari. Dirac volle porre chiarezza sul tema dicendo: «L’esistenza delle antiparticelle non garantisce l’esistenza dell’Antimateria».
Oggi sappiamo ancora meglio quanto carica di verità sia questa affermazione di Dirac. Siamo arrivati alla soglia del Supermondo ma si sono perse le basi teoriche dell’Antimateria. Che essa esiste ce lo dice la prova sperimentale di stampo fermiano. Ma, come insegna Enrico Fermi, quando la descrizione teorica non è a portata di mano ’’hic sunt leones’’. Fermi ci lasciò nel 1954 con questa sua frase al suo allievo prediletto Tsung Dao Lee (Nobel) quando scoprì che il ’’protone’’, da tutti ritenuto ’’particella elementare’’, dava segni di avere dentro qualcosa di nuovo. I ’’leones’’ intuiti da Fermi sono l’Universo Subnucleare di cui l’Antimateria è uno dei pilastri fondamentali, teoricamente ancora da capire. +

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