![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 SETTEMBRE 2001 |
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E' ricominciata la scuola. Ai miei tempi le poesie si studiavano a memoria. Poi il "nozionismo" tramontò a favore della "comprensione". Sembrava un grande passo avanti, perché, si diceva, privilegiava l'intelligenza e la creatività a scapito dell'apprendimento meccanico. Io, comunque, sono contentissimo di poter estrarre parecchie centinaia di versi dai circuiti cerebrali e di poterli ripetere - da solo o in compagnia - per esempio durante i viaggi in autostrada.
Ma i vantaggi dell'apprendimento a memoria sono ben altri: si può anzi dire che esso è alla base stessa della nostra sopravvivenza. Solo riconoscendo situazioni e ambienti memorizzati si può agire in modo da preservare l'integrità e la vita. Ma senza giungere a questi estremi, è bene sottolineare che tra memoria e creatività vi è un rapporto molto stretto, perché l'intelligenza creativa sembra dipendere dalla possibilità di operare collegamenti, astrazioni e integrazioni su grandi quantità di dati: quindi la separazione spesso indicata tra memoria e intelligenza non sarebbe poi tanto netta.
Ad esempio, si può creare una dimostrazione matematica originale solo se si riesce ad aver presenti (cioè depositati in memoria) tutta una serie di risultati potenzialmente utili, dominandoli da cima a fondo, per così dire, con uno sguardo unico e globale. È poi esperienza comune che se di una lingua si
conoscono poche parole (e si deve quindi fare ricorso continuo al dizionario) non si può esprimere e creare molto, poiché lo sforzo mnemonico interferisce con l'inventiva e l'intralcia. Dunque una memoria di massa molto ricca sembra una base necessaria (anche se non sempre sufficiente) per accedere ai gradi superiori della creatività.
La memoria è legata all'apprendimento, che può essere definito in generale come una modificazione della risposta agli stimoli: in genere tale modificazione soddisfa esigenze di carattere "economico": apprendere un compito significa affidarlo (almeno in parte) a certi meccanismi automatici della memoria e dell'azione. Ciò consente di liberare l'attenzione cosciente e di concentrarla su funzioni e compiti nuovi, cioè non (ancora) appresi e corrisponde a una gestione efficiente delle risorse.
Oggi, grazie all'avvento della tecnologia informazionale, alla memoria dell'individuo si è affiancata la sua estroflessione informatica, che consiste nella registrazione dei dati o informazioni su supporti esterni al cervello umano . Ciò consente di percepire le conoscenze come oggetti, su cui è dunque possibile operare con metodi e strumenti che non sono più soltanto mentali ma anche informatici.
L'estroflessione della memoria e della capacità di elaborazione non può non avere un effetto importante sulle conoscenze, sulla loro acquisizione, sul loro uso e manipolazione. E, anche, sulla natura della memoria umana, che viene condizionata, come tutte le facoltà, dall'uso che se ne fa e dalle interazioni che la legano alle altre caratteristiche e funzioni del mondo informazionale.
Ad esempio è forte la tendenza a delegare ai supporti esterni la funzione di
memoria di massa e a mantenere al minimo il contenuto della memoria interna a breve termine (o "memoria di lavoro"). Ma questa delega di compiti ritenuti poco nobili rischia, se è eccessiva, di indebolire le capacità creative e di comprensione: proprio il contrario di quanto ci si aspetterebbe.