RASSEGNA STAMPA

26 SETTEMBRE 2001
PIER LUIGI FORNARI
Bioetica, l'Europa cerca regole comuni

Il Ppe lancia il sasso. Il ministro Sirchia mette in guardia dai compromessi

È possibile una legislazione comune europea in materia di bioetica? Dibatte sulla questione il gruppo del Ppe-De in una giornata di studio organizzata a Roma. Il ministro della Salute Girolamo Sirchia mette in guardia contro i "compromessi", che essendo basati su principi non chiari possono rivelarsi posizioni "sdrucciolevoli". Sui punti di divergenza dunque devono restare in vigore le leggi nazionali, sostiene il responsabile della Sanità, che a fronte dei pareri diversi emersi nel corso del dibattito invita a non assumere posizioni "oltranziste", perché anche se assunte in nome della libertà della scienza, finiscono per ignorare i suoi ultimi risultati: "Si deve tener conto, ad esempio, che l'uso di embrioni congelati per ottenere cellule staminali non è una buona sorgente di ricerca, lo è invece il Nuclear transfer". In genere il lavoro sulle cellule embrionali non ha dato i risultati sperati, mentre sono "sorprendenti i frutti della ricerca sulle cellule staminali tratte da individui adulti e dal sangue placentare".

Concludendo la prima sessione dei lavori, il ministro Sirchia, ha sostenuto che i punti sui quali si può trovare l'accordo sono il potenziamento della ricerca e un divieto dell'uso improprio delle tecnologie. Nella sua relazione di apertura aveva fatto riferimento all'"inderogabile principio etico" costituito da "una vigile tutela della vita umana e della dignità della persona". Nel corso del sessione di studio non erano mancati i dissensi e anche la constatazione di alcune tendenze allarmanti. Ad esempio, per Noelle Lenoir, un'esperta di diritto presidente del gruppo etico sulle scienze e le nuove tecnologie, un organo tecnico della commissione di Bruxelles, l'ottica principale con cui la Ue guarda ai problemi della genetica è quella del mercato. Per cui risulta, tra l'altro, che nei vari Paesi dell'unione "la prospettiva di importare cellule staminali tratte dagli embrioni è promettente, perché la preoccupazione sanitaria è prevalente su quella dei bambini. Tali cellule staminali sono infatti un materiale sanitario estremamente prezioso".

Un esponente greco del Ppe, Trakatellis, si era pronunciato a favore sia dell'uso degli embrioni umani congelati nei centri di fecondazione artificiale e sia della "clonazione terapeutica". Diversa la posizione di alcuni esponenti tedeschi, in particolare Ernst Benda, ex presidente della Corte Costituzionale, il quale ha rimarcato che, in base a quanto affermato dalla carta fondamentale del suo Paese, non potranno essere accettate norme europee che affermano principi contrastanti. È un dato di fatto, nonostante alcune affermazioni del Cancelliere Gerhard Schroeder possano far pensare il contrario.

Francesco Fiori, relatore della commissione temporanea del Parlamento europeo sulla genetica, che si appresta a presentare il risultato del suo lavoro al plenum di Strasburgo in novembre, ha indicato i tre criteri ai quali si è ispirato quel gruppo di lavoro: in primo luogo "una imprescindibile valutazione della dignità umana", poi la libertà di ricerca che trova in tale valutazione il suo limite, e infine un tentativo di costruire "un percorso comune in campo bioetico in Europa".

In precedenza il gruppo del Ppe si era occupato di riforme istituzionali, cercando di mettere il piede sull'acceleratore con la proposta di una Convenzione composta da rappresentanti del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali che definisca le nuove istituzioni e scriva la Legge fondamentale dell'Unione entro il 2003. Ma l'ipotesi ha incontrato lo scetticismo di alcuni deputati conservatori inglesi.

A rassicurare i britannici, Rocco Buttiglione nella relazione tenuta in mattinata ha rilevato che le norme che si vogliamo fissare non sono "una invenzione astratta", ma principi e norme che sono nati "in una storia condivisa". Le attuali istituzioni della Ue, secondo il leader del Cdu, sono inadeguate al compito di sovraintendere una comunità allargata. Ma, per rifomare l'Europa, più che imbarcarsi in una discussione sullo stato federale o sulla federazione di stati, è meglio "partire dall'uomo, dalla persona concreta". E tra i primi bisogni dei cittadini, a suo giudizio, c'è quello della sicurezza interna e esterna. Le nazioni europee possono rafforzarla collaborando insieme con gli Usa all'interno della Comunità atlantica. A livello di istituzioni Buttiglione suggerisce di fare del Consiglio europeo"una vera presidenza collettiva dell'Unione", organo supremo di indirizzo politico, che dovrà avere un diritto di veto, almeno in alcune aree sensibili. "Dobbiamo rafforzare il ruolo del Parlamento europeo - ha aggiunto il professore - estendendo le aree di condecisione e ponendo seriamente la questione del diritto di iniziativa parlamentare e di proposta legislativa".
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