![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 SETTEMBRE 2001 |
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Il nero fascino del fondamentalismo
I fondamentalisti non vanno confusi con gli assassini: ogni religione può contenere incandescenze che non producono fanatismi micidiali. C’è tuttavia il rischio che l’esercizio di una Fede reazionaria faccia proseliti non soltanto nei Paesi islamici "moderati", ma anche nell’Occidente secolarizzato. Anche da noi, infatti, esistono moltitudini che avvertono una perdita di senso (di "centro") nelle loro esistenze. Questi orfani hanno assistito a fulminee mutazioni, e non possiedono strumenti per fronteggiarle. Molti ancoraggi sono crollati: vaste masse apprendono che far l’amore non serve a fare figli, e che lavorare (o mangiare!) non serve soltanto a sopravvivere. Queste ed altre conquiste della società abbondante provocano sconvolgimenti che non tutti sono capaci di sopportare. Non ci sono più gli attrezzi di lavoro, i mobili tradizionali, i poveri mestieri tramandati di padre in figlio, i vestiti e le favole sempre uguali, le frugalità condivise e (quindi) rassicuranti. Bisogna inventarsi, ogni giorno, una nuova vita: bisogna essere flessibili o (perfino) "creativi". Svaniscono i "valori permanenti", le solidarietà spontanee, le certezze accumulate da secoli. Occorre abbandonare il mondo immobile delle "necessità" arcaiche e affrontare il mare aperto delle responsabilità individuali. Tutto ciò, per molti, è tremendamente faticoso.
Il pensiero reazionario, dunque, coltiva paludi fertilissime. Chiunque conosca un qualsiasi luogo di lavoro sa che buona parte dei dipendenti preferisce sapere esattamente e una volta per tutte quel che deve fare, piuttosto che subire stress innovativi o rischiare umiliazioni gareggiando con i più capaci. Uno dei sintomi della depressione, male del secolo, è proprio questo: il timore di affrontare le sfide. Ciò significa che, spesso, perfino i giovani hanno più fame di sicurezza che di libertà, e che molti accettano volentieri una vita subalterna, purché sia immune da sorprese.
Su questo diffuso maldimare scommettono alcuni fondamentalismi, anche politici, che dopo il loro "stato nascente" rivoluzionario propagandano soprattutto la paralisi, o addirittura il ritorno al passato. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se proprio le frange estreme dei movimenti "antagonisti" nascondono al proprio interno minoranze luddiste, nemiche di qualsiasi innovazione. Non per caso, accanto alle loro giuste proteste, abitano rimpianti per una vita "a misura d’uomo" fantasticata e storicamente tragica, insieme con aspirazioni ad un benessere mondiale sganciato da ogni modello produttivo efficiente.
Abissalmente diverso, ma non estraneo a questa mentalità savonarolesca, il fondamentalismo religioso può trasformarsi in instrumentum regni e minacciare, per esempio, la stabilità dei Paesi islamici moderati, proprio per i suoi contenuti profondamente reazionari, per il suo richiamo alla presunta purezza dell’ortodossia flagellante. La sua predicazione evoca il potere della vera Fede sulla terra, ma fanatizza le plebi disperate promettendo una vita che non è di questo mondo. Avversarie sataniche sono le democrazie borghesi: non soltanto per le loro ricchezze, ma soprattutto per le loro seduzioni inquinanti, per la loro capacità di produrre cambiamenti, informazioni, dubbi.
Questa fede iconoclasta (le Twin Towers ne sono vittime) esercita il suo nero fascino all’interno del mondo islamico, cui promette, tra l’altro, una forte identità. Il richiamo alla religione come garanzia d’identità è molto allettante, poiché è la bandiera antica d’ogni vera Fede, che ostenta o sottintende un forte tasso d’intolleranza. Il credente è colui che può dire: "Noi e soltanto noi conosciamo la Verità. Gli altri sbagliano". Questo atteggiamento, certo, prevede molte sfumature: l’infedele può essere commiserato, convertito o perseguitato. Ma gli estremisti usano l’accetta anche contro le élites islamiche "moderne": chi annacqua il rigore dei precetti offusca anche l’identità del popolo, minaccia la purezza della religione, bestemmia.
Secondo le frange criminali, l’intera civiltà occidentale è una bestemmia vivente. Per questo Bin Laden non considera affatto innocenti i morti di New York. Essi, ai suoi occhi, erano complici o militanti di una cultura maledetta, capace di avvelenare e distruggere lo spirito della vera Fede. Davanti a una sfida così crudele, è difficile rinunciare alle voglie indiscriminate di vendetta. Ma è necessario: ce lo impone la nostra democrazia, la nostra fede laica.