RASSEGNA STAMPA

9 SETTEMBRE 2001
MICHELE DI FRANCESCO
La razionalità fra Hegel e Popper

Motterlini disegna un ritratto del grande epistemologo

Matteo Motterlini, "Lakatos. Scienza, Matematica, Storia", Il Saggiatore, Milano 2000, pagg. 218, L., 30.000.

Imre Lakatos (1922-1974) è uno dei più interessanti esponenti di quella che potremmo chiamare indifferentemente tanto la filosofia della scienza post-popperiana, quanto post-kuhniana. Di fatto egli è forse il più autorevole tra i pensatoti che hanno cercato di integrare il progetto di Karl Popper, mirante all'individuazione dei processi di pensiero e dei metodi in cui si incarna la razionalità scientifica, con la svolta storicistica di Thomas Kuhn, che ha reso ormai familiare la critica della nozione di logica della scoperta, sostituendo la ricerca aprioristica di un metodo universale del conoscere con l'attenzione per le concrete dinamiche storiche, sociali e politiche in cui si articola quel prodotto dell'attività umana che è la conoscenza scientifica

Nato in Ungheria, già esponente di spicco del regime, incarcerato e poi espatriato a Londra dopo la rivoluzione del 1956, per lunghi anni presso la London School of Economics Lakatos ha rappresentato una voce originale e brillante, intrecciando un dialogò critico con Popper, Kuhn e Feyerabend su tutti i temi cruciali della filosofia della scienza contemporanea. Tra le sue principali acquisizioni vanno soprattutto citati gli studi sulla filosofia della matematica (nel cui ambito, in polemica con la concezione euclidea e formale, propone una visione fallibile e "ìnduttiva" del sapere matematico) e l'elaborazione della "Metodologia dei Programmi di Ricerca Scientifici" (insieme alla teoria dei Paradigmi dì Kuhn e alla critica del metodo di Feyerabend la più influente analisi dei meccanismi della "critica" e della "crescita" della conoscenza scientifica sviluppata dalla tradizione inaugurata nel 1934, della Logica della scoperta scientifica).

Per quanto le linee essenziali del suo pensiero siano ben note, tuttavia, la struttura complessiva della riflessione lakatosiana è tutt'altro che semplice, dato che in essa trova spazio il tentativo per la sintesi di istanze spesso opposte e apparentemente inconciliabili. E', quindi una buona notizia che Matteo Motterlini, uno dei più interessanti giovani epistemologi italiani, dopo averci offerto un ottimo lavoro di indagine storiografica e interpretazione filosofica con il volume Sull'orlo della scienza (Raffaello Cortina, Milano 1995), che raccoglie tra l'altro l'affascinante corrispondenza tra Lakatos e Feyerabend, e un breve volume su Popper (Il Saggiatore 1997), prosegua ora il suo lavoro di ricerca offrendo con questo Lakatos una presentazione esaustiva e un'interpretazione originale del filosofo ungherese. In particolare, insistendo sull'importanza del lato hegeliano (e marxista) della prima formazione dì Lakatos, egli elabora una ricostruzione convincente del pensiero dì quest'ultimo, mettendone in luce le tensioni e le oscillazioni, a cavallo tra stoicismo hegeliano e falsificazionismo popperiano.

Semplificando una materia che nel testo è trattata invece con molta accuratezza, potremmo dire che il richiamo a Hegel serve a Lakatos per rendere più elastica la rigida logica della scoperta di Popper, passando da un modello astorico e difficilmente applicatile all'analisi dell'effettivo divenire della scienza (è in sostanza questa la critica di Kuhn e Feyerabend) a un modello dinamico e dialettico, nel quale le procedure di valutazione dei meriti e dei demeriti dei differenti programmi di ricerca scientifici sono mediati dall'esame delle loro capacità euristiche, dalla loro efficacia nel produrre nuove teorie che di contenuto empirico e dì capacità esplicative delle precedenti.

Nel far ciò Lakatos sembra anche in posizione migliore per affrontare l'altro grande problema dell'epistemologia di Popper , ovvero la sua difficoltà del rendere conto del carattere olistico del confronto tra teoria ed esperienza. Come già notava Pierre Duhem, a confrontarsi con la realtà e a superare o fallire il tentativo di falsificazione non è la singola teoria, ma un corpo più vasto di conoscenze. Nel caso di Lakatos, quelli che si confrontano sono grandi agglomerati di teorie, dotati di una struttura interna, i cui meriti epistemici possono essere valutati proprio prendendone in considerazione l'evoluzione, rinunciando al modello di una razionalità istantanea, in favore di una visione dinamica e in qualche senso dialettica del conoscere.

Riconoscere l'importanza di queste componenti hegeliane non significa perdere di vista le affinità tra Lakatos e Popper su alcune questioni di fondo, prima fra tutte la ribellione a quelle forme di storicismo che renderebbero la verità figlia dell'ideologia vincente: si tratta cioè di "rispondere alla domanda "a che cosa si deve credere?" su basi epistemologiche e non tramite il principio per cui la forza è diritto". Non si tratta però soltanto di ricercare degli standard di razionalità che incorporino l'idea di una natura ricca, articolata e dinamica del pensiero scientifico, ma anche, e soprattutto, di riconoscere che questi standard non sono già pronti e disponibili per la riflessione a-priori del filosofo, ma sono ricavati da una lettura della storia della scienza che comunque "si fabbrica i suoi esempi". La scommessa di Lakatos è di riuscire a convincerci che vi sono dei (meta)criteri per decidere "quando una "fabbricazione" è migliore di un'altra".

Che questo progetto abbia avuto successo è tutt'altro che scontato, e le attente analisi di Motterlini sembrano aumentare i nostri dubbi. Come molta "epistemologia naturalizzata" sembra suggerire, forse è in questione l'oggetto stesso della ricerca di Lakatos: un sistema di principi autenticamente epistemologici, che non si lascino ridurre a psicologica e sociologia del conoscere. Forse il tentativo di mostrare che "le idee di Hegel possono abitare la casa di Popper" è destinato a rivelarsi un'illusione. Ma non vi è dubbio che il tentativo di Lakatos di perseguire questa 'illusione', come questo bel libro ci mostra in modo lucido e convincente, ha molto da insegnarci sulla natura della conoscenza, della scienza e della razionalità.
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