RASSEGNA STAMPA

7 SETTEMBRE 2001
MAASSIMO L.SALVADORI
Cattaneo il patriota scontento

Era geniale, ma temeva di non "lasciare orma" nella storia

NEL DUECENTENARIO DELLA NASCITA ESCE UNA RICCA EDIZIONE DELLE OPERE COMPLETE

Verso la fine della sua vita Carlo Cattaneo si mostrava assai scontento di sé. Gli sembrava di aver "dissipato" il tempo, per cui usciva a dire: "Nella scienza non lascio orma mia". Raramente un giudizio è risultato tanto sbagliato. Infatti, dopo la sua morte nel 1869 la sua fama, che già lui vivo si era consolidata, andò sempre più crescendo. Fu considerato un maestro di scienza e un esempio di cittadino, come appare da pagine classiche scritte su di lui da studiosi insigni di diverse generazioni, tra cui Croce, Salvemini, Einaudi, Gobetti, Levi, Sestan, Bobbio. Cattaneo trae la sua importanza da tre elementi soprattutto: l'essere stato colui che con Cavour, seppure da un approccio molto diverso, guardò all'Italia risorgimentale con la più acuta consapevolezza dei suoi problemi economici e sociali; l'essere stato l'esponente di una cultura moderna che non aveva confronti in Italia tra gli uomini della sua generazione; l'essere stato il maggiore rappresentante della scuola repubblicana federalista. Disse bene il giovane Gobetti che la sua opera "resta un esempio di critica interna dello sviluppo dialettico del nostro Risorgimento, per il quale egli fu il solo, dopo Cavour, a postulare una preparazione economica". Croce ne lodò l'"energia d'indagine storica", il "vigore di stile", la "mirabile oggettività" di studioso che, "quantunque operosissimo nella vita civile, fervido patriota e uomo di partito, e partigiano anche, non introdusse le sue tendenze pratiche nei saggi storici". Quanto a Maturi, definì Cattaneo "storico di razza". Ma per leggere un memorabile ritratto di Cattaneo vale sempre prediligere l'introduzione che Salvemini antepose nel 1922 a Le più belle pagine di Carlo Cattaneo. Di Cattaneo cade nel 2001 il bicentenario della nascita. Orbene proprio quest'anno esce il primo volume della Edizione Nazionale delle sue opere. Degli scritti cattaneani si sono date nel tempo varie edizioni, ma quella presente - curata da un Comitato italo-svizzero composto da autorevoli studiosi, promossa dalla Presidenza della Repubblica e pubblicata dalla Le Monnier di Firenze e dalle Edizioni Casagrande di Bellinzona - si pone l'ambizioso obiettivo di darne la più completa raccolta, accompagnata da accurati apparati critici. Il primo volume copre il periodo dal 1820 al 15 marzo 1848, fino a quando insomma Cattaneo salì alla ribalta della scena politica nazionale come una delle guide della rivoluzione milanese e il più risoluto avversario del progetto di fusione della Lombardia con il Piemonte di Carlo Alberto, che giudicava animato da negativi propositi di conquista regia. Gli anni dal 1820 al 1848 segnarono il passaggio dalla prima giovinezza, in cui fu assillato dal problema del pane, alla piena maturità di studioso e di uomo interessato alla vita pubblica nelle condizioni consentite dalla dominazione austriaca. Carlo era figlio di un orefice con pochi danari. Nel 1820 iniziò una carriera di insegnante nelle scuole secondarie e nel 1824 si laureò in legge all'Università di Pavia, dopo aver avuto maestro nella sua scuola privata a Milano il Romagnosi, con cui stabilì altresì un legame di devozione filiale. Nel 1829 prese a scrivere sugli Annali universali di statistica . Il suo primo lavoro di grande rilievo furono le Interdizioni israelitiche, saggio pubblicato nel 1836, nel quale, affrontando la questione del perché della separatezza ebraica nella società civile, sottolineava come essa avesse le radici nella legislazione che aveva diviso gli ebrei dal resto della società e sosteneva che l'unico mezzo per integrarli fosse l'abbandono di quella stessa legislazione. Tra il 1839 e il 1844 Cattaneo diresse la rivista il Politecnico , che divenne lo specchio limpido della sua cultura e mentalità, improntate alla concretezza, ad un positivismo senza filosofemi, all'idea che i fenomeni sociali dovessero essere affrontati con un atteggiamento scientifico. Nella rivista Cattaneo mostrò piena consapevolezza (in ciò appare la parentela spirituale con Cavour) del significato dello sviluppo borghese e capitalistico, principale forza motrice internazionale della grande ondata modernizzatrice in atto. Ma, mentre guardava con un occhio all'Europa e al mondo, con l'altro studiava profondamente le caratteristiche dello sviluppo dell'Italia e della sua regione. Era lo spirito dell'uomo europeo e del federalista lombardo che si manifestava. Nel 1839 pubblicò una serie di lavori, tra cui una riflessione critica sulla Vita di Dante di Cesare Balbo, nei quali aveva indagato le modalità di formazione del municipalismo borghese italiano, iniziando un filone di studi che avrebbe in seguito approfondito. E nel 1844 fece uscire un altro splendido saggio, le Notizie naturali e civili della Lombardia . Una memoria del 1847 avente per oggetto la comparazione tra le istituzioni agrarie dell'Alta Italia e dell'Irlanda gli valse il plauso di Richard Cobden. Le lettere raccolte nel volume che apre l'Edizione Nazionale, curato con il maggior scrupolo da Margherita Cancarini Petroboni e Mariachiara Fugazza, forniscono come il substrato di quotidianità della prima parte della vita di Cattaneo, che si può seguire passo per passo. E tra tutte, vorrei a conclusione citare la bellissima lettera da lui inviata nel 1836 ad Antonio Rosmini, reo di aver attaccato senza ritegno il suo maestro Romagnosi, morto l'anno precedente. Una testimonianza di quanto acuta potesse essere la punta del pennino di Cattaneo. "E' da molti anni - egli scriveva - che le nostre lettere tollerano in voi un metodico assalitore delle più splendide reputazioni. (?). E alcuni mesi fa, quando cominciaste lo stesso avviamento contro il pacifico nome di Romagnosi, io mi indussi a pigliare un lieve pizzico delle più leggiere tra queste vostre frasi e gittarvele in volto, perché la finiste. (?) A mia giustificazione e per non sembrare un attaccabrighe, dirò che a difendere Romagnosi, io ero in morale necessità; perché fu mio istitutore nelle scienze legali e politiche; perché mi onorò della sua benevolenza per quindici anni; perché mi dettò il suo testamento; perché morì tra le mie braccia; perché mi raccomandò morendo i suoi manoscritti e tutto ciò che potesse proteggere la sua riputazione (?)".
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vedi anche
Repubblicanesimo