RASSEGNA STAMPA

2 SETTEMBRE 2001
ARMANDO MASSARENTI
Osare pensare: una guida per debuttanti

Istruzioni su come mettere ordine nella nostra testa

Le abitudini filosofiche sbagliate ci rovinano la vita

Simon Blackburn, "Pensa. Rispondere ai grandi interrogativi con l'aiuto della filosofia", Il Saggiatore, Milano 2001, pagg. 350, L. 26.000.

Perché ci sono domande cui sembra più facile rispondere che ad altre? Questa è già di per sé una domanda filosofica. Una soluzione possibile è la seguente: perché per ricercare le risposte, a seconda dei casi, dobbiamo fare cose diverse e andare a guardare in posti diversi. Se mi chiedo, ad esempio: quando c'è l'alta marea?, so che per rispondere posso consultare autorevoli tabelle delle maree. Oppure posso misurare io stesso i tempi dell'alzarsi e dell'abbassarsi delle marea. Ci sono procedure condivise che mi spingeranno a considerare corretta la risposta. Osservare, guardare, misurare, applicare regole: questo è il modo giusto per rispondere a quella domanda. Che è una domanda empirica. Ma ci sono anche domande per le quali non esiste alcun luogo, alcuna procedura predefinita, tali da rendere in ogni caso soddisfacente la risposta. Si tratta, quasi sempre, di domande filosofiche. Su di esse si concentra un bel libro di divulgazione, scritto, ad uso anche dei debuttanti assoluti, da un consumato professionista come Simon Blackburn, inglese trapiantato in America, già direttore della rivista "Mind" dal 1984 al 1990, autore dell'Oxford Dictionary of Philosophy e di libri su verità, logica, etica e passioni.

Chi sono io? cos'è la coscienza? chi sono gli altri? esistono? e se sì, hanno sensazioni ed esperienze simili alle mie? loro e io agiamo sempre per interesse personale? l'altruismo è qualcosa di reale? siamo veramente liberi o c'è qualcuno che ci muove come burattini? Sono tutte domande su noi stessi, per rispondere alle quali non esistono tabelle né procedure. Non meno filosofiche sono le domande che riguardano il mondo: perché esiste il mondo piuttosto che il nulla? come possiamo distinguere passato e futuro? è possibile che anche il futuro possa interferire col passato e non solo viceversa? perché la natura sembra obbedire a delle leggi? l'esistenza del mondo presuppone quella di un creatore? siamo sicuri che il mondo esterno sia come ci appare? che cos'è la conoscenza? che cosa distingue la scienza dalla pseudoscienza? come facciamo a conoscere oggetti astratti, come i numeri, o entità morali come i valori o i doveri? e come possiamo pensare di avere su tutto questo idee in qualche modo oggettive?

Dalle domande sul "mondo", a quanto pare, siamo di nuovo slittati verso quelle su "noi stessi", anche se in rapporto al mondo e alla possibilità di conoscerlo. E questo perché le domande filosofiche, che in questo si differenziano da quelle empiriche, nascono dall'autoriflessione. Le risposte non si trovano, da nessuna parte, e difficilmente sono definitive. Scaturiscono dal nostro incessante interrogarci e riflettere su noi stessi mentre interagiamo con gli altri e col mondo. Certo abbiamo anche delle abitudini o seguiamo più o meno passivamente delle tradizioni (senza contare che c'è sempre qualcuno pronto a dirci che cosa dobbiamo volere e in che cosa dobbiamo credere). Ma spesso osiamo chiederci che senso esso hanno e se sono fondate. E mano a mano che tentiamo delle risposte ci chiediamo se i concetti e le idee astratte che usiamo abbiano esse stesse un senso o una qualche base oggettiva. Finiamo così per riflettere su concetti, procedure e credenze che di solito ci limitiamo a usare in maniera non problematica.

In questo modo, dice Blackburn, diventiamo degli ingegneri concettuali. Il suo libro è un modo per rendere visibile l'impalcatura dei nostri pensieri, i pilastri che possono dare una struttura un pò più solida alle nostre convinzioni e prese di posizione. Tutti noi siamo, più o meno consapevolmente, filosofi. Blackburn vuole insegnarci i trucchi del mestiere per diventare filosofi migliori: "Un sistema di pensiero è qualcosa in cui viviamo, proprio come una casa, e se la nostra casa intellettuale è scomoda e disordinata abbiamo bisogno di sapere come sia possibile migliorarla".

Il libro di Blackburn è molto ordinato, mai noioso. Tutte le domande elencate sopra sono passate in rassegna, chiarite, smontate, rimontate, approfondite. Indipendentemente dalle risposte, che quasi mai in filosofia sono soddisfacenti, lo scopo è mostrare come si ragiona correttamente, anche quando gli interrogativi sono davvero "grandi". Per alcuni riflettere sull'anima o sulla religione è la cosa più importante della vita, mentre per altri è una gran perdita di tempo: la si può pensare come si vuole, ma di certo i ragionamenti che delimitano quest'area, scrive Blackburn, "non sono una perdita di tempo". Senza contare che la riflessione spesso è importante proprio per la sua portata pratica: "può orientare la nostra indagine, o il nostro atteggiamento verso le persone che fanno le cose in modo differente, o magari l'intera nostra vita".

Per esempio ci sono persone convinte che la gente agisca solo per promuovere i propri interessi personali, proprio come fa l'homo oeconomicus. Ma se tutti fossero convinti che tutti gli altri hanno intenzione di imbrogliare il prossimo per perseguire solo il proprio interesse, non sarebbero possibili i contratti e lo stesso mercato difficilmente potrebbe svilupparsi: ci sarebbe bisogno di un avvocato per prevedere delle penali, ma non ci si potrebbe fidare neppure di lui, che immagineremmo interessato solo a incassare la parcella; bisognerebbe quindi ingaggiarne un altro per controllare che il contratto sia ben fatto, ecc. ecc. I costi di transazione così salirebbero alle stelle, e la gente sarebbe molto più infelice. E tutto a causa di un errore filosofico, che ci fa guardare alle motivazioni umane attraverso un insieme errato di categorie e che ci impedisce di vedere un fenomeno che abbiamo sotto gli occhi, senza il quale sarebbe difficile vivere, che si chiama "fiducia".
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti