![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 AGOSTO 2001 |
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Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinati dal napoletano Annibale Puca, annuncia di avere scoperto l'area genetica della longevità umana. La regione è localizzata sul cromosoma 4 e contiene un numero ancora sconosciuto, ma relativamente piccolo, di geni che concorrono ad "allungare la vita" e consentono a una persona di tagliare, con buona probabilità, il traguardo dei cento o, almeno, dei novant'anni.
Nessuna illusione. Annibale Puca e i suoi colleghi non hanno trovato la "Fonte della Giovinezza" o l'"Elisir genetico di lunga vita". Tuttavia hanno effettuato una scoperta che, se confermata, fornirà un contributo molto importante alla comprensione dì quei complessi fenomeni che sono l'invecchiamento e la longevità dell'uomo. La ricerca ha, quindi, una rimarchevole importanza culturale E, si spera, possa avere, prima o poi, una qualche ricaduta pratica. Per afferrarne lo spessore culturale, occorre sottolineare come quella di Puca sia una buona ricerca. Ha infatti interessato 137 famiglie in tutto il mondo, scelte perché tra i suoi membri c'era almeno un centenario e un fratello che superava i 91 anni o una sorella che superava i 95 anni. La ricerca è stata condotta da un équipe di genetisti in forza al Beth Israel Deaconess Medical Center e al Children's Hospital di Boston. E' stata coordinata da Annibale Puca e guidata da affermati genetisti, quali Thomas Perls, direttore del New England Centenarian Study, e Louis Kunkel, responsabile della divisione genetica dell'ospedale bostoniano. Infine, viene pubblicata oggi sui Proceeding dell'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti.
I meriti culturali di questa ricerca sono almeno tre. E' la prima indagine condotta sull'uomo nel tentativo di individuare i geni che concorrono ad allungare la vita. In realtà, in giro per il mondo ce ne sono altre che tentano di studiare le basi genetiche della longevità dell'uomo, Alcune di queste ricerche sono attualmente condotte anche in Italia: in Sardegna, nel Cilento, in Sicilia. Tuttavia quella di Puca, Kunkel e Perls è la prima a offrire dei risultati scientifici degni di pubblicazione. E, soprattutto, è la prima a offrire una dimostrazione concreta che anche nell'uomo la componente genetica della longevità si fonda su un numero limitato e non su una costellazione inestricabile di migliaia di geni. Infine, la ricerca sembra dimostrare che esistono afieli (l'afiele è una della svariate forme che può assumere un gene) che favoriscono la lunga vita, dando un contributo a diluire nel tempo i processi degenerativi dell'invecchiamento.
Da tempo il dibattito sulla longevità dell'uomo si è intrecciato tra la posizione degli "ambientalisti", secondo cui il processo di invecchiamento è un determinato, soprattutto, da cause esterne all'organismo, e la posizione dei "genetisti", secondo cui al contrario il processo di invecchiamento è dato soprattutto da cause interne, genetiche appunto. La gran parte degli studiosi ritiene che, in realtà, le due componenti siano entrambe presenti e fortemente intrecciate.
Negli ultimi anni gli scienziati hanno scoperto perché in animali non molto complessi, come i vermi C elegans o la Drosophila, il comune moscerino della frutta, esiste davvero un "gene della longevità", che, con una particolare mutazione positiva, riesce ad allungare del 70% la vita dell'animaletto, sia pure in condizioni di laboratorio. Puca, Kunkel e Perls sono partiti dall'ipotesi che nell'uomo il meccanismo potesse non essere poi così diverso che nei vermi e nei moscerini. Convinti, su basi statistiche, che i centenari debbano la loro lunga vita anche e forse soprattutto ai loro "buoni geni". Dai loro calcoli statistici risulta, infatti, che il fratello di un centenario ha una probabilità quattro volte maggiore rispetto alla media della popolazione di raggiungere almeno i 91 anni per gli uomini e i 95 per le donne. E' sulla base di questa convinzione statisticamente fondata che hanno deciso di analizzare il Dna di 137 famiglie in cui sono presenti almeno un 98enne e un ultranovantenne. L'analisi sembra aver dimostrato che in queste famiglie in una regione del cromosoma 4 che ospita da 100 a 500 geni, ci sono i "geni buoni" della longevità. Lo studio quindi impone una precisa direzione al dibattito sull'invecchiamento umano. Non tanto perché favorisce l'ipotesi "genetica" della longevità (se non c'è un ambiente favorevole, i "buoni geni" non bastano), ma soprattutto perché sembra dimostrare che i "geni buoni" non sono molti. E' per proseguire queste ricerche che il gruppo di ricercatori ha deciso di fondare una società biotecnologica, la Centagenetix. E poiché Annibale Puca ha intenzione di tornare in Italia, chiede se ci siano nel nostro paese sponsor vogliosi di finanziare l'impresa.