![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 AGOSTO 2001 |
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"Straordinario. E non hanno usato gli embrioni"
L’operazione, senza aprire la cassa toracica del malato, è durata meno di un’ora: il liquido "riparatore" iniettato nell’arteria più vicina alla zona danneggiata del muscolo cardiaco
I medici le hanno prelevate dal midollo spinale del paziente colpito da infarto. E’ il primo intervento del genere al mondo
Rivoluzionaria operazione nella clinica di Düsseldorf: il cuore infartuato di un operaio di 46 anni è stato "riparato" con le cellule staminali dello stesso paziente. La straordinaria tecnica operativa, nemmeno un’ora per "riparare" il cuore senza aprire la cassa toracica, è stata utilizzata per la prima volta al mondo dall’équipe di Bodo Eckehard Strauer, della clinica universitaria di Düsseldorf. Un successo che potrebbe aprire la via alla cura di altre gravi malattie, come il diabete, il morbo di Parkinson o l’Alzheimer. Ma per l’èquipe di Düsseldorf è forse ancora più importante il fatto che finalmente si "possono ottenere successi in medicina anche senza le cellule staminali embrionali, attualmente al centro di forti controversie etiche". Un intervento eseguito nel marzo scorso, ma su cui si è mantenuto il massimo riserbo, per poter studiare con calma il decorso post-operatorio. Nel frattempo, a Düsseldorf, hanno operato altri sei pazienti, e il nuovo tipo di intervento è stato già utilizzato anche nella clinica universitaria di Rostock, nell’estremo nord della Germania.
L’operaio era stato trasferito alla clinica universitaria di Düsseldorf dopo un grave infarto, che gli aveva leso il ventricolo sinistro. Erano già passate 14 ore, e dopo un lasso di tempo così lungo, ha spiegato Strauer, "generalmente il tessuto è danneggiato in modo irreversibile". A mali estremi, estremi rimedi. Invece di avventurarsi in un’operazione con bypass multipli, pericolosa per la vita del paziente, Strauer decise di applicare una tecnica sperimentata soltanto nei topi. Sono state estratte delle cellule dal midollo spinale dello stesso paziente (un intervento eseguito in anestesia locale, e della durata di 20 minuti), sono state coltivate per un giorno in laboratorio e, una volta aumentate di numero, sono state iniettate mediante un catetere nell’arteria coronaria più vicina alla parte lesa del muscolo cardiaco. Un intervento praticamente privo di rischi, sostengono i medici, e della durata di circa 30 minuti, "senza necessità di aprire la cassa toracica per mettere by-pass". Dieci settimane dopo l’intervento, la dimensione dell’infarto si era ridotta di quasi un terzo.
Che cosa è successo? "Le cellule staminali penetrate nel tessuto leso l’hanno rigenerato al punto che oggi il paziente può tornare a lavorare", hanno detto i medici, che, però, non sono ancora in grado di spiegare il fenomeno. L’ipotesi è che le cellule staminali, che a differenza delle altre (quelle dei muscoli o di altri organi come il fegato) non sono ancora "programmate" per una qualunque funzione, si siano trasformate in cellule cardiache. Serve però la prova: estrarre e analizzare campioni di muscolo cardiaco "riparato" e vedere che fine hanno fatto le cellule staminali.
"Straordinario". Giuseppe Novelli, ordinario di genetica umana all'università romana di Tor Vergata, definisce con una sola parola l'intervento grazie al quale il cuore infartuato di un uomo di 46 anni, un operaio tedesco, è stato riattivato attraverso poche cellule staminali (poi coltivate in laboratorio) prelevate dal midollo spinale dello stesso paziente. E per il direttore dell'Istituto di Düsseldorf dove è avvenuto l'intervento, Bobo Eckehard Strauer, l'operazione apre nuovi scenari anche per la cura di altre malattie cardiache o neurologiche, come il morbo di Parkinson. "La terapia con le cellule staminali - ha detto il medico - è più efficace di tutti gli altri trattamenti messi insieme". Per Novelli, l'aspetto più interessante dell'operazione riguarda il fatto che l'utilizzo di cellule staminali adulte annullerà i problemi di rigetto ed eviterà i problemi etici legati all’uso degli embrioni come "fonte" di cellule staminali. "Non sappiamo - ha precisato il genetista romano - se la persona aveva avuto soltanto un infarto o se aveva anche problemi genetici. Ma alcuni americani parlano di Eldorado scientifico". Più cauto, invece, Massimo Santini, segretario della Società europea di cardiologia. "Ci vorrà del tempo - ha detto il cardiologo - per comprendere se la ricostituzione del cuore con le cellule staminali è veramente efficace. In Italia gli infartuati sono ormai milioni, non è possibile assicurare loro, per ora, una terapia miracolosa". E in effetti anche gli stessi tedeschi, che da marzo hanno già curato con questo metodo altri infartuati, mantengono una certa cautela non riuscendo a spiegare che cosa è accaduto alle cellule staminali iniettate nel cuore danneggiato. Ma Vincenzo Donvito, presidente dell'associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc), chiede che al più presto "anche in Italia si aprano possibilità di cura con le cellule staminali adulte".