![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 22 AGOSTO 2001 |
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Colestero, fumo, disturbi alimentari: crescono gli allarmi ma non cambiano i comportamenti sbagliati, cosi si ricorre alla farmacopea. Ma i medicinali non sono buoni per tutto
In questi giorni in cui l'azienda Bayer è sotto la lente d'ingrandimento delle indagini avviate in tutto il mondo, non è facile ricordare che la grande offensiva per proporre sul mercato i nuovi fartnaci anticolesterolo ècominciata qualche anno fa e ha coinvolto tutte le aziende e non solo il colosso farmaceutico tedesco. Lunghi articoli sulla stampa e servizi in televisione presentavano le statine, alla fine degli anni '90, come dei farmaci "prodi@o", in grado di intervenire sulla catena di produzione del colesterolo, riducendo la frazione di Ldl, quello cosiddetto cattivo che aumenta il rischio di procurarsi un infarto o un altro incidente cardiovascolare. Per i cardioloo è stato come sentir
suonare la tro
nalmente un @mleaato farmacolooco per tenere a bada uno dei nemici più insidiosi delle coronarie. Anche perché contemporaneamente ci si rendeva conto che la prevenzione basata sulla modifica dei comportamenti a rischio è spesso un faflimento. "Lo studio Euroaspire ha fotografato per -la seconda volta (la prima è stata cinque anni fa), le abitudini dei malati e degli operati di cuore dopo sei mesi dallo scampato pericolo: Il quadro, che era già scoraggiante, è ancora pegOorato. Per il fumo soprattutto le cose vanno malissimo: sotto i 50 anni addirittura 4 su dieci riprendono le sigarette, incuranti del rischio. Anche l'obesità è in aumento: affliggeva un quarto dei malati e arriva ora a gravare su un terzo, portandosi dietro spésso anche il diabete. E così via, con-
della cavalleria: fi-
traddícendo tutto quello che dovrebbe essere l'Abc della prevenzione per chi ha già il cuore in cattive condizioni. Con una sola eccezione: il colesterolo in genere va molto meglio, grazie ai farmaci però, non alla dieta", affenna per esempio Roberto Satolli, direttore della rivista Occhioclinico. Efficaci le statine, insomma, proprio là dove la capacità di fare dei sacrifici in nome della salute mostra invece tutti i propri limiti. Anzi, così efficaci, da entrare tra i farmaci a carico tiel servizio sanitario nazionale. E giustaìwnte: le malattie cardiovascolari rimangono pur sempre la prima causa di morte nelle nazioni industrializzate, nel nostro Paese ogni tre minuti qualcuno viene colpito da infarto. Solo che le cose non si sono fennate qui. Perché le statine possono ridurre significativamente il colesterolo non
solo in chi ha già subito un incidente cardiovascolare, ma anche in chi non è ancora malato, ma è a rischio. E allora bisogna definire che cosa si intende per rischio, quali sono i livelli, per intenderci, sopra i quali sarebbe bene intervenire. In qualsiasi modo, anche farmacoloocamente se necessario. Lo scorso anno, negli Usa il National Cholesteroi Education Program, un comitato composto di 14 esperti, ha proposto nuove e più severe raccomandazioni per il controllo del colesterolo. Seguite alla lettera, queste raccomandazioni porterebbero il numero di americani candidati a una cura a base di statine da 12 a 36 milioni.
Il governo americano non è nuovo a queste iniziative, negli ultimi anni ha abbassato i limiti di sicurezza dei valori che fanno la differenza tra
sano e malato anche per l'ipertensione e il diabete. Guarda caso, patoloOe per le quali è possibile intervenire farmacolo@camente. Ma non è il solo, l'organizzazione mondiale della sanità, dal canto suo sottolinea che una persona su dieci, sul pianeta soffre di disturbi mentali. Anche in Italia, pochi mesi fa il nostro ministero della Salute ci ha informato che mezzo milione di italiani soff-re di disturbi alimentari e che tra anoressiche e bulimiche potremo riernpircì una media città di provincia (sarebbero 65.000). Saranno tutti allarmi @ustificati, non lo discutiamo. Però non èpossibile non accorgersi che di pari passo con questi allarmi, che spesso trovano nei media ampia eco, cresce anche il grande business dell'industria della salute. Nessun settore del