![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 22 AGOSTO 2001 |
|
Il vicepresidente di Farmindustria Cavazza: "Ci muoviamo in un settore delicato"
La Sivastatina della Sigma Tau è il farmaco anticolesterolo più collaudato e più venduto in Italia. Dunque, la prima domanda a Claudio Cavazza, presidente della Sigma Tau, è obbligata.
Dal caso Lipobay, e dalla conseguente mazzata per la Bayer, la Sigma Tau ci guadagna o ci perde?
Credo che la vendita delle statine subirà una contrazione per l'allarme generalizzato. E' possibile, però, che il nostro prodotto incrementi la sua quota di mercato in Italia. Negli Usa alcune case farmaceutiche offrono gratis le loro statine per catturare pazienti che prima usavano il Baycol. Noi, di certo, la Sivastatina non la regaleremo. E' un metodo poco elegante.
In Italia il Lipobay era commercializzato e prescritto a dosi più basse del Baycol negli Usa. Significa che la Bayer era consapevole da tempo dei rischi e in Italia ha cercato di metterci una pezza?
Non ho elementi per affermarlo o per escluderlo. Forse, per spiegare questa differenza non è necessario ricorrere a dietrologie maliziose. Quella americana è una medicina forte, tanto i medici che i pazienti vogliono effetti rapidi anche a costo di dosi massicce. Si immagini che negli Stati uniti si prescrivono fino a 12 grammi di aspirina al giorno. E' un atteggiamento che io non condivido, soprattutto per le terapie preventive e prolungate come quella per tener basso il colesterolo.
E' toccata alla Bayer. L'impressione è che poteva succedere a qualsiasi altra casa farmaceutica.
Nel settore farmaceutico i rischi ci sono sempre, sia per chi li usa che per chi li produce. La parola farmaco viene dal greco veleno. E un farmaco lo si conosce davvero bene dopo anni di studio e di uso. Ci vuole sempre cautela.
Appunto. Ciò nonostante le case farmaceutiche, compresa la sua, premono sulla Commissione Ue perché accorci i tempi per la registrazione dei farmaci.
Ma la richiesta si riferisce ai tempi burocratici, alle procedure amministrative, non alla ricerca. Comunque, le corsie preferenziali sono giustificate solo per preparati per malattie non ancora coperte da farmaci. Non per prodotti di largo consumo che aggiungono poco o niente di nuovo ai farmaci già disponibili.
Alla Ue le aziende chiedono anche la libertà di fare la pubblicità diretta dei farmaci, come avviene negli Usa.
Io, ma sono un imprenditore un po' border line, sono contrario a questa e ad altre americanate come la vendita dei farmaci in internet. Bisogna capire, però, che dietro simili rischieste c'è un'industria europea schiacciata dalla concorrenza americana; per non estinguersi, chiede di poter copiare il modello Usa.
Cosa pensa della tesi del complotto delle multinazionali americane contro la Bayer?
Detta così, fa un po' ridere. Però i complotti succedono. Di certo, il clamore sul Lipobay-Baycol è esagerato rispetto ad altri farmaci ritirati negli Usa.
Chi finirà per papparsi a prezzo stracciato il ramo farmaceutico della Bayer?
Penso che il governo tedesco non la lascerà comprare dagli americani. La Bayer è pur sempre una bandiera.
Si producono e si consumano un sacco di medicine inutili, dice Rita Levi Montalcini. Non è necessario essere un premio Nobel per arrivarci...
Più che di farmaci inutili, parlerei di utilizzazione non corretta.
Ma il consumismo farmaceutico è una realtà incontrovertibile. I 25 mila informatori sanitari li pagate perché convincano i medici italiani a prescrivere sempre più medicine. Perché non dichiarate mai quanto spendete in marketing e lo spacciate sotto la voce ricerca?
L'informazione per il farmaco è come il software per i computer. E' necessaria. I tempi della jungla propagandistica sono finiti. Ora le aziende per ogni farmaco sono obbligate a distribuire ai medici una scheda tecnica, controllata dal ministero.
Lei è vicepresidente di Farmindustria. Con una pagina a pagamento su tutti i quotidiani - in cui citate persino Aristotele! - vi lamentate con Berlusconi per il recente accordo Stato-Regioni sulla spesa sanitaria. Che ha fissato per la spesa farmaceutica un tetto del 13% sul totale della spesa sanitaria. Non vi sembra di pretendere troppo?
La citazione di Aristotele potevamo risparmiarcela. Ma tutto il resto della lettera lo condivido. Quell'accordo è sbagliato perché sottostima la spesa farmaceutica di almeno 5 mila miliardi. Da chi li prenderà questi soldi il governo? In piccola parte dai farmacisti, il grosso dalle industrie. Attualmente i farmaci incidono per il 15-16% sulla spesa sanitaria. In Spagna incidono per il 25%, in Germania per il 19%. Scendere al 13% per noi è insostenibile. Significa far pagare a noi l'abolizione dei ticket. Io penso che il ticket, con l'unica esenzione dei pensionati sociali, vada ripristinato. Esiste in tutti i paesi europei. Perché non deve esserci in Italia? Sarà pure una misura impopolare, ma chi si lamenta per il consumismo farmaceutico dovrebbe riconoscere una sua utilità.
Sarà pure border line il dottor Cavazza, ma quando si arriva al dunque ragiona come i suoi colleghi.