RASSEGNA STAMPA

21 AGOSTO 2001
ALAIN TOURAINE
"Antiglobal", il ritorno della politica

I problemi sociali , troppo a lungo trascurati

Partiti e sindacati non sanno dare risposte

Che cosa è realmente il fenomeno che viene definito con il termine di "globalizzazione"? Si tratta di un modo di definire l'economia e il capitalismo, qualcosa che sta al di sopra della politica e di tutti i sistemi di controllo: un'ideologia di liberalismo economico estremo, o di "capitalismo estremo". Abbiamo conosciuto un'esperienza analoga (a livelli diversi) negli anni 1880-90, e in seguito tra il 1910 e il 1914. Da quelle realtà ebbero origine movimenti di varia natura, che l'Europa ha pagato, per un intero secolo, al prezzo di regimi autoritari e guerre sanguinose.

Dopo gli anni 60 la rinascita del liberismo è stata vissuta all'insegna dell'ideologia e, dal 1989, dell"'iperideologia". Le buone ragioni per farlo erano poche. Condivido la gioia di tutti per la caduta del Muro di Berlino. E' successo, però, che ci si è lasciati andare a un'esaltazione insensata dell'economia libera da qualsiasi controllo. I Paesi ricchi tendono così ad astenersi da qualunque intervento statale, anche il più elementare.

Un esempio? Se i sette Grandi, riuniti un sabato mattina, lo volessero, metà dei "paradisi fiscali" chiuderebbero il sabato pomeriggio. E potrei fare molti altri esempi, a cominciare dal riciclaggio del denaro sporco.

Quello che si è appena chiuso è stato un decennio in cui la parola d'ordine è stata "non intervenire", "lasciar fare all'economia". Gli Stati Uniti hanno conosciuto per l'intero decennio una crescita decisamente notevole (il che è certo positivo); e anche l'Europa ha dato segni di miglioramento negli ultimi tre-quattro anni. La conseguenza è stata che - di fronte ai successi dell'economia - tutto ciò che è politico, ideologico e sociale è sembrato trascurabile. Ma, quando si aboliscono tutti i sistemi di regolazione, quel che rimane è una macchina, se non "impazzita", che non ha più la capacità di integrare, cooptare, regolare, distribuire.

La risposta a tutto ciò - è fondamentale sottolinearlo - oggi non è un movimento di tipo sociale, analogo al sindacalismo o all'anarchismo ottocentesco: è un movimento prettamente politico che fa pensare a forme estreme di socialismo o di comunismo. Il movimento anti-globalizzazione va inteso come una forma di "rinascita della politica": i protagonisti del movimento - e in pochi mesi costoro sono diventati una massa immensa - non mirano alla difesa di determinati interessi economici o sociali, ma sono la testimonianza vivente di una rinascita accelerata della politica.

Quanto è accaduto, non solo a Genova ma da Seattle a Genova, e potrebbe accadere in futuro, è dunque una crisi positiva (la rinascita della politica), anche se si manifesta con le stesse modalità comparse alla fine del XIX secolo: disordine, violenza, contraddizioni, confusione di piccoli interessi e desideri troppo vaghi. E' sempre così, anche se non è divertente constatarlo, e fu così anche nel '68: un movimento importante, sul quale si sono dette molte sciocchezze.

Seconda considerazione. Come sta tentando di esprimersi, a livello istituzionale, questo rinnovamento politico? In nessun modo, poiché nessun partito politico è oggi in sintonia con le sue istanze. Eppure siamo in presenza di un movimento che rappresenta - bisogna esserne ben consapevoli - una parte importante della popolazione, in particolare giovanile (non mi riferisco ai gruppi violenti, che sono sempre esistiti, e che si sono visti in azione, dal '68 in poi, un po' dappertutto, ma ai fenomeni di massa).

Due sono, dunque, i fenomeni fondamentali. In primo luogo la rinascita della politica, dopo dieci o vent'anni di silenzio. In secondo luogo, la mancanza di strutture di "accoglienza politica", in particolare da parte della Sinistra (ma che si tratti di Sinistra, Centro o Destra oggi non ha più molta importanza).

Un'ultima osservazione. Insisto sul carattere politico del movimento anti-globalizzazione perché, come è stato sottolineato da più parti, la partita oggi non si gioca affatto con le imprese transnazionali. Il punto non è il potete assoluto delle grandi imprese, che oggi non è "più assoluto" di vent'anni fa: il punto cruciale è il silenzio della politica, intesa non soltanto come "pensiero politico" ma anche come organizzazioni e partiti politici.

Quando affiora una "domanda politica" che non trova un"'offerta politica", quasi certamente compare la violenza. Vorrei ricordare quanto ha dichiarato a questo proposito, alcuni mesi fa, Jürgen Habermas, nel corso di un incontro sull'Europa: "Stiamo assistendo alla decadenza del Welfare. Sul piano politico ciò significa che il Welfare State difende le categorie della classe media. Stiamo attenti perché, al di là di questo Welfare State e di questa socialdemocrazia indebolita, potrebbero sorgere vasti movimenti populistici di destra". In Francia questo è già avvenuto, con il partito xenofobo di Le Pen, arrivato quasi al 20% dei voti.

Non credo che il partito xenofobo di Haider, in Austria, né il movimento dei Black Block costituiscano una grave minaccia. E non ho alcun motivo di credere che in Germania si verificherà una catastrofe. In Italia, invece, siamo in presenza di un preoccupante vuoto politico.

Per ora nessuno è in grado di prevedere se i futuri membri dell'Unione europea - l'Ucraina, la Romania o la stessa Polonia - conosceranno situazioni simili. Ma l'impotenza a gestire le istanze politiche e gli equilibri fondamentali tra l'azione economica e la capacità di azione politica può condurre a situazioni estremamente pericolose.

Traduzione di Elisabetta Dente
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