RASSEGNA STAMPA

20 AGOSTO 2001
PAOLA POLLO
Il professore Giuseppe Remuzzi, direttore del ..

Il professore Giuseppe Remuzzi, direttore del Dipartimento di Immunologia e clinica dei trapianti degli Ospedali Riuniti - Istituto Mario Negri di Bergamo, va controcorrente. A domanda, "si può morire di cerivastatina?". Risponde: "Di qualunque farmaco sui può morire se usato in modo inappropriato. E la cerivastatina non è un eccezione. Non ci sono poi ragioni per pensare che sia diversa dalle altre statine. Dunque le statine non sono mortali se usate bene".

Cosa significa "usare bene le statine"?
"Tenere in considerazione gli effetti collaterali, che sono tanti, ma che sono sempre meno dei danni che può fare il colesterolo in un paziente affetto, per esempio, da malattie cardiovascolari".
Ma quei 52 morti?
"È l’associazione con altri farmaci, e non solo, a determinare, l'insufficienza renale acuta".
Quali "associazioni"?
"L’eccessivo sforzo muscolare, per esempio. O la semplice aspirina o un farmaco per la pressione; le droghe (dall’anfetamina, all’eroina) o l’alcol. In presenza di certi virus come Hiv, legionella, malaria, tetano. E, importantissimo, la statina è devastante quando si è disidratati, come nel caso degli anziani che perdono il senso della sete e non bevono. Invece bisognerebbe bere, salvo controindicazioni, almeno due o tre litri di acqua al giorno e tenere le urine alcalinizzate prendendo del bicarbonato".
In che modo i reni vengono danneggiati?
"Il paziente si ammala di rabdomiolisi che causa la morte delle cellule muscolari. È fra l’altro una delle patologie più diffuse dei danni da schiacciamento, come i terremoti o i bombardamenti. Nel sangue viene liberata la mioglobina che ostruisce il rene".
E questi effetti "collaterali" sono reversibili o no?
"Di fronte a una rabdomiolisi con grave insufficienza renale è necessaria la dialisi. Che deve andare avanti 4 o 5 settimane, il tempo che occorre alle cellule per rigenerarsi. Nel 60 per cento dei casi i reni riprendono la funzionalità normale, nel 40 per cento occorre continuare la dialisi e nella metà dei casi possono sopraggiungere complicazioni letali".
Lei parla di "farmaco straordinario".
"Certo, ha potenzialità enormi. Direi che è quasi miracoloso".
Dunque non è rimasto sorpreso alla rivelazione che la Bayer stava sperimentandolo per altre patologie?
"No. Noi stessi e altri ricercatori lo stiamo impiegando nell’ambito di studi controllati, per esempio, per ridurre il rigetto cronico nei trapianti. La statina potrebbe anche ridurre il rischio di sviluppare il diabete. Ci sono dati preliminare che parlano di risultati nella cura della leucemia linfatica cronica e nel linfoma non-Hodgkin e in alcuni tumori".
Ma i malati cosa devono fare?
"Combattere il colesterolo continuando a prendere le statine sotto il controllo medico".
Non dovrebbero però essere i medici a riconoscere gli effetti collaterali dei farmaci prescritti?
"Sì. E ha ragione il ministro Sirchia quando parla di aumentare le capacità dei medici a riconoscere questi effetti. Si potrebbe far partecipare i medici ai trials clinici delle aziende. Questo eviterebbe che tutta la ricerca fosse affidata alle industrie che spesso fanno considerazioni troppo legate al marketing".
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