![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 AGOSTO 2001 |
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Competizione e solidarietà alleate della libertà/Fallibili e "ignoranti": la profonda convinzione di non "avere in tasca" la verità una volta per tutte è tra le regole fondamentali che sostengono la nostra convivenza civile
Il mondo globale in crisi può ritrovare i suoi valori nel confronto con il pensiero liberale
Le polemiche politico-filosofiche che hanno accompagnato il vertice genovese del G-8, al di là del pur gravissimo problema dell'ordine pubblico, hanno portato d'attualità i temi della Democrazia e della rappresentanza, delle responsabilità di fronte alle gravi ingiustizie e ai grandi squilibri mondiali. Pur nella sua confusa e disordinata protesta il movimento anti-global ha aperto la strada a una riflessione, per molti aspetti doverosa, sulla possibilità di guidare, indirizzare, correggere un'economia mondiale che ha insieme grandi potenzialità e altrettanti squilibri.
E l'Occidente, i suoi valori, la sua tradizione politica fondata sulla democrazia e il liberalismo, le sue regole con al centro l'economia di mercato, sono stati messi sotto accusa da un'alleanza, peraltro non nuova, tra gruppi di ispirazione marxista tesi a rinverdire la lotta di classe, e gruppi di ispirazione cattolica e terzomondista preoccupati di lottare per la giustizia sociale.
Ma se è vero che le ingiustizie vanno comba
ttute con tutti i mezzi è altrettanto vero che l'esperienza storica non ha trovato nulla di meglio del liberismo e della democrazia per valorizzare la potenzialità delle persone e per far crescere la ricchezza. Liberismo e democrazia (i cui punti forti sono messi in luce da Dario Antiseri in questa pagina) che tuttavia sono insieme i valori alla base di una 'società aperta' e gli strumenti attraverso cui si può esprimere la responsabilità delle persone e dei gruppi sociali. Nella convinzione che la libertà non contraddice, anzi presuppone la solidarietà.Come diceva Alexis de Tocqueville: "Ogni uomo essendo ugualmente debole, sentirà un eguale bisogno dei suoi simili e, sapendo di potesse ottenere appoggio solo a patto di prestare il suo concorso, comprenderà facilmente come l'interesse particolare si confonde con l'interesse generale". (g.f.)
Il liberalismo, nella sua evoluzione storica e filosofica, può essere sintetizzato in dieci punti cardinali. Eccoli.
Primo, discutere. La consapevolezza che le nostre conoscenze sono e restano smontabili, è il primo fondamentale presupposto del pensiero liberale. Nessuno può presumere di essere in possesso di una verità razionale da imporre agli altri. Razionalmente possiamo soltanto collaborare attraverso la critica alle teorie vigenti e le proposte alternative a esse - per il conseguimento di teorie sempre migliori. L'atteggiamento del liberale - scrive Popper - è quello di chi è disposto ad ammettere: "Io posso avere torto e tu puoi avere ragione, ma per mezzo di uno sforzo comune possiamo avvicinarci alla verità". Razionale non è il medico che, per salvare la diagnosi, uccide il paziente; razionale è il medico che, per salvare il paziente, uccide - cioè falsifica - elimina le diagnosi una dopo l'altra, finché arriva - se ci riesce - a quella giusta. Consapevoli che le nostre proposte per la soluzione di un problema potrebbero essere sbagliate, è con ansia che ci aspettiamo alternative e critiche, esigiamo la discussione. E la discussione è l'anima della democrazia.
Società aperta. Uno sguardo alla storia delle vicende umane ci costringe a ripetere con Blaise Pascal che "il furto, l'uccisione dei figli o dei padri,, tutto ha trovato posto tra le azioni virtuose"; "singolar giustizia, che ha come confine un fiume! Verità di qua dei Pirenei, errore di là". Se poniamo attenzione alle vicende umane, allora ha ragione Weber quando asserisce che il mondo dei valori è un mondo politeista. Ed è tale per la ragione che i valori non possono logicamente venir derivati dai fatti. Di conseguenza da tutta la scienza non è estraibile un grammo di morale. Esistono spiegazioni scientifiche e valutazioni etiche. La scienza descrive: sono proposte morali, razionalmente né fondabili né confutabili. O si accettano o si respingono. Se la scienza è senza certezza, l'etica è senza verità: è questo il fondamento logico della libertà di coscienza di ognuno di noi è un irrinunciabile presupposto della società aperta.
Non solo fallibili, ma anche ignoranti. Le nostre conoscenze sono fallibili, restano sempre sotto assedio. Ma dalla fallibilità delle nostre conoscenze va distinta la nostra costitutiva ignoranza. Ci sono conoscenze - conoscenze "all'istante" - che sono disperse tra milioni e milioni di uomini. Si tratta delle conoscenze di situazioni particolari di tempo e di luogo e che sono necessarie per la soluzione di uno sterminato numero di problemi. E' così che una società libera in cui le decisioni vengono decentrate "può utilizzare molte più conoscenze di quante non ne potrebbe contenere la mente del più saggio dei governanti". Ecco dunque, che il valore della libertà individuale "poggia soprattutto sul riconoscimento dell'inevitabile ignoranza di tutti noi nei confronti di un gran numero di fatti da cui dipende la realizzazione dei nostri scopi" (F.A. von Hayek).
Il principio di competizione. La scienza progredisce tramite la più severa competizione tra idee; la democrazia è competizione tra proposte politiche, la libera economia è competizione di merci e servizi sul mercato. Competizione da cum-petere, che vuol dire cercare insieme, in modo agonistico, la soluzione migliore. La competizione è una macchina di esplorazione dell'ignoto; arricchisce il mondo di idee, beni, servizi e di nuovi problemi; è strumento di solidarietà poiché viene incontro ai consumatori: consente l'appagamento dei loro bisogni e delle loro preferenze al costo più basso. Hayek: "Così come per la sfera intellettuale, anche in quella materiale la concorrenza è il mezzo più efficace per scoprire il modo migliore di raggiungere i fini umani. Solo là dove sia possibile sperimentare un gran numero di modi diversi di fare le cose si otterrà una varietà di esperienze, di conoscenze e di capacità individuali tali d consentire, attraverso la selezione ininterrotta delle più efficaci tra queste, o miglioramento costante".
Il principio di sussidiarietà. La competizione genera efficienza - e presuppone quella libertà di azione dei singoli e dei "corpi intermedi stabilita dal principio di sussidiarietà - un principio, questo, che trova un formulazione ormai classica nella Quadragesimo Anno di Pio XI, dove, al paragrafo 80, si dice che "siccome non è lecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l'industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un gran danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l'oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle".
L'economia di mercato. L'esperienza mostra ad abundantiam che l'economia di mercato genera il più diffuso benessere. Ma ci sono altre e più importanti ragioni per cui va difesa l'economia di mercato. L'economia di mercato vuol dire, prima di ogni altra cosa, proprietà privata dei mezzi di produzione. Ed è esattamente la proprietà privata dei mezzi di produzione a garantire, nel modo più sicuro, le libertà politiche individuali. Difatti, come ha scritto Hayek "chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini". E uno Stato, dove non esiste la proprietà privata, è uno Stato in cui sono automaticamente cancellate tutte le libertà fondamentali. Ci ricordano Mises e Hayek: a che vale scrivere su di un pezzo di carta che c'è libertà di stampa, quando tutte le cartiere e tutte le tipografie appartengono allo Stato, cioè a chi è al potere? Economia di mercato e società aperta vivono e muoiono insieme.
Il principio di uguaglianza. "Non esiste un uomo che sia più importante di un altro uomo". Cosi Karl Popper stabilisce il primo e fondamentale principio di uguaglianza del liberalismo. Uguali in dignità, gli uomini, nella società aperta, sono uguali davanti alla legge. E una terza uguaglianza è quella riguardante l'uguaglianza delle opportunità. Gli esiti saranno sempre diversi la riuscita o meno di un progetto di vita dipenderà dai tanti fattori (l'impegno, gli incontri, le occasioni, la fortuna e così via), ma la possibilità di una riuscita vanno garantite. La dottrina liberale dà onore al merito e combatte i privilegi. L'uguaglianza delle opportunità è uguaglianza "liberale"; l'uguaglianza degli esiti è uguaglianza "socialista", è la via della miseria e delle più oppressive disuguaglianza, la via della schiavitù.
Il principio di solidarietà. La società aperta o "Grande Società" non solo può permettersi di aiutare i più deboli, gli svantaggiati, i più infelici, ma deve anche farlo. E Hayek ad affermare che malati, handicappati fisici e mentali, vedove e orfani e tutti coloro che non sono in grado di guadagnarsi da vivere in un'economia di mercato possono e devono venire aiutati da una società che abbia raggiunto un certo livello di benessere: "Assicurare un reddito minimo di tutti, o un livello sotto cui nessuno scenda quando non può più provvedere a se stesso, non soltanto è una protezione assolutamente legittima contro rischi comuni a tutti, ma è un compito necessario della Grande Società in cui l'individuo non può rivalersi sui membri del singolo gruppo specifico in cui era nato".
Individualismo metodologico. Dare sostanza, far diventare cose, cioè reificare, concetti collettivi quali "partito", "classe", "Stato" eccetera è stata ed è una operazione liberticida. A pensare e ad agire sono sempre e soltanto gli individui. "Uno spettro sempre in agguato": questo pensava Max Weber dei concetti collettivi. A Weber fa eco Ludwig von Mises: "Il rifiuto dell'individualismo metodologico presuppone il presupposto che il comportamento degli uomini sia guidato da alcune forze misteriose non suscettibili di analisi e di descrizione". Il rifiuto dell'individualismo equivale all'annullamento della persona, alla distribuzione della responsabilità e libertà dei singoli. N. Bobbio: "Eliminate una concezione individualistica della società. Non riuscirete a giustificare la democrazia come forma di governo".
Il vero liberale. "Per evitare malintesi - affermò Popper nel 1962 desidero chiarire compiutamente che uso sempre i termini "libertà", "liberalismo" eccetera nel senso in cui questi sono tuttora generalmente usati in Inghilterra .... Per "liberale" non intendo una persona che simpatizza per un qualche partito politico, ma semplicemente un uomo che dà importanza alla libertà individuale ed è consapevole dei pericoli inerenti a tutte le forme di potere e di autorità".