![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 AGOSTO 2001 |
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La celebre prova dell'esistenza di Dio contenuta nel "Proslogion" di sant'Anselmo rappresenta una delle pagine più straordinarie della storia della filosofia occidentale, anche a motivo del fatto che poche altre dottrine hanno tanto appassionato e fatto discutere un numero così alto di grandissimi pensatori: uomini del calibro di Scoto, Cartesio, Leibniz e Hegel la difesero, mentre san Tommaso e Kant la rifiutarono con forza. Tra coloro che, in tempi relativamente più recenti, si sono cimentati con particolare impegno e profondità di pensiero nello studio di questo vero e proprio monumento filosofico-teologico bisogna annoverare Karl Barth, il quale, nel 1931, pubblicò lo scritto "Fides quaerens intellectum", un originale commentario alla prova anselmiana dell'esistenza di Dio, che viene ora riproposto in italiano, a cura di Marco Vergottini, con il titolo "Anselmo d'Aosta" (Morcelliana, pagine 241, lire 30.000). L'interesse di Barth per Anselmo risale a un seminario che egli tenne a Münster nel semestre estivo del 1926 sul "Cur Deus Homo?", l'opera anselmiana terminata nel 1098 nella quiete del monastero calabrese di San Salvatore; da allora in poi il teologo svizzero non smetterà più di confrontarsi con il santo dottore della Chiesa, che diventerà uno dei suoi fondamentali punti di riferimento; tale vicinanza gli costerà pure l'accusa di cedimento nei confronti della teologia cattolica, cosa di cui egli non parve preoccuparsi troppo, come si evince dalle seguenti considerazioni contenute in un'intervista che risale agli ultimi anni della sua vita: "Noi dovremmo essere sempre riconoscenti quando incontriamo un vero cristiano. Certo io devo ringraziare moltissimo un cattolico, ma egli visse mille anni fa: Anselmo di Canterbury. Da questo cattolico più di tutti ho imparato. Ciò sarà ben chiaro dal mio libro "Fides quaerens intellectum", che tratta di Anselmo. La mia intera teologia, si potrebbe senz'altro affermare, discende così propriamente da una fonte cattolico-romana, se in ogni caso si vuole designare Anselmo come cattolico romano". Dunque, al di là delle innumerevoli discussioni e delle non poche critiche che il testo barthiano ha suscitato, rimane incontrovertibile il fatto che Barth ha fatto tesoro della lezione anselmiana, ricavandone alcune importanti acquisizioni relative alla natura e alle condizioni della teologia, che Vergottini così sintetizza nella Premessa: "Il suo carattere di sapere positivo, la consapevolezza del suo limite, il suo conoscere inadeguato all'oggetto, la relatività e la provvisorietà delle sue affermazioni, la dimensione di progresso che la connota, la sua valenza di norma normata, la rettitudine della fede come prerequisito dell'"intelligere", il "donum gratiae" come condizione della sua fatica intellettuale".