RASSEGNA STAMPA

5 AGOSTO 2001
ARMANDO MASSARENTI
L'ETICA DI PETER SINGER

Le ragioni che ci cambiano che ci cambiano la vita

Peter Singer, "La vita come si dovrebbe. Le idee che hanno messo in discussione la nostra morale", il Saggiatore, Milano 2001, pagg. 384, L. 36.000

Se due anni fa la sua assunzione a Prinecton non si fosse trasformata, come scrisse il "New York Times", nella più grossa disputa accademica da quando l'università americana tentò di assoldare il famigerato difensore dell'amore libero, Bertrand Russell, Peter Singer non avrebbe sentito il bisogno di raccogliere in un volume gli scritti che contengono le tesi che hanno reso così controversa la sua figura di bioeticista. Le sue discutibile prese di posizione su diritti degli animali, aborto, eutanasia, trapianti, venivano citate senza far riferimento ai luoghi e ai contesti in cui erano state sostenute. Così è nato Writing for an Ethical Life (scritti per una vita etica), reso in italiano con La vita come si dovrebbe, una rassegna di argomentazioni che - talvolta a distanza di trent'anni dalla loro prima pubblicazione - mantengono la loro freschezza ed efficacia, grazie anche a uno stile di rara chiarezza e accessibilità.

Singer assegna un valore fondamentale all'argomentazione razionale, costruisce la sua etica su basi rigorosamente laiche, ed è un convinto avversario del relativismo morale. Altrimenti non esisterebbero valori condivisibili, ma solo gusti soggettivi. Se oggi la schiavitù non è più accettabile, sostiene Singer, non è solo perché i gusti o i tempi sono cambiati: è perché sappiamo che gli argomenti in difesa della schiavitù sono sbagliati. Chi oggi direbbe che Aristotele aveva ragione a sostenere che non solo ci sono uomini meno razionali di altri ma, soprattutto, che, essi sono nati per essere meri strumenti nelle mani degli altri?

La visione di Singer del rapporto tra ragione e sentimenti morali emerge dalla posizione che egli adotta su una questione che da sempre è uno dei suoi principali cavalli di battaglia: la difesa dei diritti degli animali, basata sulla convinzione che ogni essere senziente, umano o non umano, ha diritto a una equa considerazione morale. Pur essendo uno dei fondatori del movimento mondiale in difesa degli animali, Singer esprime però più di una volta, in questo volume, il suo dissenso rispetto a forme estreme di mobilitazione, dettate più da una adesione irrazionale a certi ideali che da solidi argomenti. Come discussant alle Tanner Lectures dello scrittore J. M. Coetzee La vita degli animali (Adelphi), scritte in forma di racconto per mostrare la superiorità dell'espressione estetica sull'argomentazione razionale per il miglioramento della nostra sensibilità morale, Singer obbietta che "non possiamo prendere i nostri sentimenti come dati morali, immuni da una critica razionale". "Io sento, ma penso anche ciò che sento", ed è proprio questo fatto che mi distingue, per esempio, da un pipistrello. Più in generale: "Se fossimo incapaci di empatia (di metterci nei panni degli altri e vedere come la loro sofferenza sia uguale alla nostra), allora il ragionamento etico non porterebbe da nessuna parte. Se l'emozione senza ragione è cieca, la ragione senza emozione è impotente". Il fatto che gli esseri umani pensino - alla sofferenza, al loro futuro, alla loro morte - aggiunge valore alla loro vita. Per questo "il valore che si perde quando si vuota un recipiente dipende da cosa c'era dentro quando era pieno, e nell'esistenza umana c'è di più che nell'esistenza di un pipistrello". Ma anche gli animali sono, in diversa misura, consapevoli di sé e del proprio futuro e quindi ucciderli è da considerarsi intrinsecamente un male. Un male grave, anche se non un male assoluto, come ritiene invece la protagonista del racconto di Coetzee, perché la vita - sia essa umana o animale - in realtà non ha un valore assoluto.

Singer ritiene cioè che l'idea della "sacralità della vita" sia insostenibile, e che la nuova morale, che sta emergendo prepotentemente sulle ceneri della vecchia, è piuttosto guidata dal principio della "qualità della vita", e dalla nostra capacità di ponderare e distinguere casi e sensazioni diverse. Ma è proprio il suo atteggiamento contro la "sacralità della vita", da cui discende ad esempio un atteggiamento favorevole all'eutanasia, che gli ha procurato una pessima fama. "E' facilissimo farla apparire come una tesi terribile - scrive Singer -, e non è difficile trovare chi le si opponga strenuamente". In realtà però assegnare alla vita un valore non assoluto - cosa che i medici, i politici e anche la gente comune in realtà continuamente fanno - non significa non assegnargliene uno assai elevato. Togliere la vita a un individuo è, ovviamente, per Singer, un fatto gravissimo. Ma egli ritiene che quando siamo costretti a farlo non dobbiamo guardare alla razza, al sesso o alla specie cui questo essere appartiene ma solo alle caratteristiche dell'individuo che verrebbe ucciso: per esempio al suo desiderio di continuare a vivere o al genere di vita che è capace di condurre. Quando nel '92 a Pittsburgh Starzl decise di trapiantare il fegato di un babbuino a un paziente che stava morendo di una malattia epatica, Singer si oppose. Non solo il paziente morì, ma si uccise un altro essere senziente, sano, intelligente e reattivo: il babbuino. Solo pochi mesi prima, ricorda Singer, a Palermo, si impedì che si prelevassero gli organi da una bambina anencefalica, che comunque sarebbe morta poco dopo. In queste decisioni, secondo Singer, c'è qualcosa che non va. Anche chi non condivide le sue posizioni, invece di strapparsi le vesti, farebbe bene almeno a ringraziarlo per l'invito a ragionare senza pregiudizi su questioni di tale portata. Perché quel che è certo è che la nostra idea della vita, negli ultimi decenni, è radicalmente cambiata e che la vecchia morale, basata più sull'intuizione che sulla ragione, non è una bussola affidabile.
inizio pagina
vedi anche
Bioetica