![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 31 LUGLIO 2001 |
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L'inedita riflessione di un pensatore "inattuale" sull'eterno conflitto tra vita e cultura
Prostituzione e matrimonio sono i peggiori nemici sociali della vita di coppia
Negli anni, in cui le signore borghesi della Vienna confidavano al dottor Freud la noia e malesseri delle loro, stanche vite- coniugali e in cui il padre della psicoanalisi riconosceva nel faccino ingenuo e nei giochi innocenti del piccolo Hans i segnali inequivocabili di pulsioni erotiche potenti, anche il filosofo Georg Simmel parlava dell'amore.
Non per eccezionale concessione a una lasciva licenziosità. Né per un occasionale divertissement; ne parlò, infatti, in più d'una occasione. Non
solo negli scritti raccolti, sotto il titolo Filosofia dell'amore, nella bella antologia curata da Marco Vozza (godibilissima anche per i lettori filosoficamente non attrezzati), ma anche nel suo capolavoro, La filosofia del denaro.
In quello studio del 1900, passando in rassegna i modi e le circostanze in cui la moneta finisce per strutturare rapporti astratti e de-individualizzati, Simmel non dimenticava di prendere in esame l'istituzione matrimonio. E, indovinando forse, le ragioni del disagio delle pazienti di Sigmund Freud, ravvisava nella tradizionale unione di capitali prestabilita dalle famiglie degli sposi, un vero e proprio "letto di Procuste per il flusso erotico".
Una quindicina d'anni più tardi, in una conferenza pubblicata sul finire delle Grande guerra, Simmel avrebbe avuto occasione di ritornare sull'argomento. E di ribadire quanto la vita erotica soffrisse dell'essere rinserrata dentro le forme in cui la cultura moderna la costringe, privandola "della sua intima particolarissima forza".
In Il conflitto della civiltà moderna (tradotto e curato da Francesco Ingravalle per le edizioni di Ar, pagg. 142, lire 30mila, tel. 089-221226) sono due i nemici sociali dell'amore contro cui punta il dito il filosofo: matrimonio e prostituzione. Il primo perché "conduce il flusso vivente alla stagnazione o ne spezza l'individuazione contro inflessibili tradizioni e crudeltà legali". La seconda perché "costringe la vita amorosa in un corso degradato e caricaturale" e fa scomparire la specificità della donna "nell'equivalenza di una prostituta con l'altra".
In alternativa ai due preconfezionati (e deprecati) schemi di rapporti interpersonali, Simmel invoca la libertà di una "vita erotica autentica che scorre su canali esclusivamente individuali". Licenziosità e voglie anarchiche, chiedeva al suo pubblico parandosi da prevedibili obiezioni bacchettone? Niente affatto, il suo non era che un esempio dei casi in cui la vita viene a scontrarsi con le forme nelle quali è costretta ad esprimersi. Vita e forme: ecco il punto decisivo del pensiero di Georg Simmel, la chiave di volta della sua filosofia, "il centro di una ragnatela - scrive Ingravalle nell'ottima postfazione al volume di Ar - pazientemente tessuta tra il 1889 e il 1918".
I filamenti intrecciati in un trentennio di attività speculativa e convergenti verso questo cuore erano tesi sopra i territori più diversi: dall'economia alla sociologia, dall'estetica alla religione, dall'urbanistica alla pedagogia.
Nella varietà tematica della produzione simmeliana è sempre l'identico movimento che ritorna. Quello della vita che crea forme e poi le travolge, incapace di sopportare ostacoli e al suo flusso; e delle forme che si ribellano alla vita e le oppongono resistenza per difendere la propria rigida separatezza.
E' un movimento di scontro, un conflitto, che nel corso della storia ha costituito l'intima molla dell'evoluzione della cultura e che in epoca moderna si è acuito e radicalizzato al punto tale da diventare una lotta contro il principio stesso della forma. La vita ormai, aspira a manifestarsi in modo assoluto, al di là di ogni formale mediazione, ne sono prova l'espressionismo dell'arte, il pragmatismo della filosofia, l'aspirazione al misticismo che nega dogmatismi in religione e i malesseri di una vita erotica che non sopporta etiche precostituite.
Questo il quadro della "cultura moderna" che Simmel descrive nella fase finale della sua produzione. Con la perspicacia dello Zeitdiagnostiker e con una chiarezza teoretica con una eleganza di scrittura tali, che tradiscono il suo gusto per la (rimpianta) classicità e per "la serena conclusione" delle belle forme.