RASSEGNA STAMPA

31 LUGLIO 2001
GIUSEPPE CANTARANO
Simmel Solo un amore potrà salvarci

Pubblicati gli scritti teorici che il filosofo tedesco dedicò alle "forme dell'eros"

Se è la stabile e rassicurante "profondità" che ci affanniamo a ricercare nelle nostre esperienze, è tuttavia nel fluttuare incessante della superficie che siamo condannati a inseguirla. Ciò che è autentico - così almeno ci è stato insegnato - abita nell'oscurità dei nostri abissi interiori. La stessa verità - addirittura il sacro, come dice Girard,- amerebbe nascondersi laddove sono sepolte, dalla notte dei tempi, le cose ultime.

Eppure, per poter varcare solo per un istante la soglia di questo "tempio nascosto" dove si svelerebbero tutti i misteri della nostra esistenza, non abbiamo altro a disposizione se non la transitorietà spezzata e oscillante delle forme. Per poter attingere l'unitaria totalità di un fenomeno - diciamo pare, la sua essenza - non abbiamo altro cui aggrapparci, se non l'apparente, superficiale e sfuggente espressione dei suoi frammenti. E solo indugiando nella caducità dei mutevoli frammenti nei quali si disperde la nostra esperienza, che ci è dato afferrare di volta in volta la vita.

La tragedia della nostra esistenza - come ben sapeva li filosofo e, sociologo tedesco Georg Simmel - consiste innanzitutto in questa lucida consapevolezza: la vita non è in alcun modo riducibile alle sue evanescenti e contraddittorie forme. E tuttavia, è soltanto nell'incommensurabile inadeguatezza delle sue forme, sempre dileguanti, che possiamo coglierne il senso.

L'amore, è una di esse. Forse quella privilegiata e anche più vertiginosa, come abbiamo appreso una volta per tutte dal Simposio di Platone.

Alle forme dell'amore Georg Simmel (Berlino 1858 - Strasburgo 1918) ha dedicato una serie di folgoranti scritti - alcuni dei quali inediti - che ora Donzelli ha raccolto in un bel volume curato da Marco Vozza e felicemente tradotto dall'edizione Suhrkamp di Francoforte, da Paola Capriolo (Filosofia dell'amore, pagg. 214, lire 39gmila). In tutto sono nove saggi, scritti da Simmel tra il 1890 e il 1911. Il Frammento sull'amore(pp.159-213) postumo e mai tradotto in versione italiana, è quello in cui le sottili forme dell'eros vengono sicuramente interpretate con maggiore intensità teoretica. Per Simmel l'amore è innanzi tutto un atto creativo. Non si tratta di una semplice relazione fra due individui. L'esperienza erotica, ad esempio, che è una delle espressioni più febbrili e travolgenti dell'amore, non si limita solamente a ridurre o cancellare la distanza tra due amanti. Non è un ponte gettato tra l'io e il tu. Giacché, nel momento in cui unisce, un ponte tende comunque a conservare pressoché intatta la separazione. L'amore è piuttosto una "categoria primaria e irriducibile", osserva Simmel. Non sono cioè gli amanti ad accendere l'eros, ma è l'esperienza erotica a creare quei due amanti che primo non esistevano.

Infatti quando noi amiamo, quando ci abbandoniamo alla passione erotica, siamo completamente diversi da quelli che eravamo prima. Perché ad amare non è una singola e separata parte del nostro corpo - gli organi genitali, poniamo - ma la totalità intera della nostra persona. Di conseguenza, anche la persona che noi amiamo sarà un essere diverso: non è ìn alcun modo più assimilabile a quella che conoscevamo prima.

Ecco allora cosa vuoi dire Simmel quando afferma che l'amore è un "atto creativo". Perché è qualcosa di unitario e originario, non deducibile da elementi preesistenti. L'amore è la bruciante espressione della "totalità indifferenziata della vita". Una delle sue seducenti forme attraverso cui parla il nostro essere più recondito. Una superficiale ferita che lacera la crosta della nostra esteriorità. E ci consente di poter ascoltare il silenzioso battito della nostra più intima e profonda natura.

L'amore è insomma la via d'accesso alla nostra vita autentica. Non si tratta, come credeva Schopenhauer, di un diabolico inganno cui la natura ricorre per illudere gli uomini, per indurli a perpetuarsi nella specie. Non è la crudele astuzia della volontà di vivere che attraverso l'attrazione sessuale incatena gli uomini alla loro irredimibile sofferenza. L'amore ci svela invece ciò che è sepolto nel cuore del nostro essere. Se non ci fossero le contingenti forme dell'amore a dare espressione alla nostra vita interiore, la nostra esistenza sarebbe un inferno di ghiaccio.

E per questo che Simmel dedica gran parte delle sue riflessioni sull'amore all'esame di quei superficiali fenomeni che da sempre lo esprimono. Quelle espressioni che troppo sbrigativamente dai filosofi sono state considerate secondarie, puramente ornamentali, se non addirittura superflue, quali l'eccitazione, le perturbanti carezze, i baci mozzafiato, gli sguardi obliqui, i sospiri, le gelosie e le civetterie, i desideri appena sussurrati e i corteggiamenti.

Al tema della "civetteria", ad esempio, che consiste in quell'erotico atteggiamento giocoso oscillante tra il concedersi all'altro e il resistergli - l'esperienza della "coesistenza del si e del no" - Simmel dedica un saggio veramente strepitoso (La civetteria, pp. 73-90). Mentre sono a dir poco avvincenti le pagine nelle quali si sofferma ad analizzare l'esperienza erotica dell'avventura. Che è quel proiettarsi fuori di sé - come dirà molti anni dopo Georges Bataille - in cui si esprime l'"eccedenza, la sfrenatezza della vita", proprie del romanticismo e della giovinezza (L'avventura, pp. 57-71). E pertanto nella vorticosa costellazione delle forme che dobbiamo saper cogliere il senso profondo della nostra esistenza, avverte Simmel sulla scorta di Nietzsche. E poiché l'amore è l'atto creativo della nostra vita, senza le espressioni dell'eros, senza le sue provvisorie e mutevoli configurazioni superficiali, ci sarebbe precluso ogni accesso a tutto ciò che conferisce senso - e perché no, anche un pizzico di piacere - alla nostra esistenza.
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