![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 LUGLIO 2001 |
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I suoi testi hanno ispirato uomini di Stato
di tutte le epoche, fino al penultimo presidente Bill Clinton. Il filosofo
oppose alle teorie di Machiavelli una dottrina per conciliare potere e
giustizia
La sua intera opera è dedicata
all'educazione spirituale del Principe. Il culto dell'eroe gli valse
l'appellativo di «Nietzsche spagnolo»
La Spagna si prepara a
festeggiare il quattrocentesimo anniversario della nascita del filosofo e
scrittore gesuita Baltasar Gracian, uno degli spiriti più illuminati del suo
secolo. Università, associazioni ed
enti culturali del Paese, soprattutto della regione aragonese a cui l'autore
deve i natali, non vogliono perdere l'occasione per ricordare il grande
teorico barocco e attendere altri cento anni per celebrare - come si dovrebbe
- la ricorrenza del suo quinto centenario.
L'occasione viene anche «galvanizzata» dalla notizia, diffusa con
enfasi dai media di lingua spagnola, che tra i personaggi illustri ammiratori
dell'opera dell'aragonese c'è anche l'ex presidente degli Stati Uniti Bill
Clinton, il quale durante il suo ultimo mandato, dopo le audaci rivelazioni di
Monica Lewinsky, ingannava le veglie notturne con la lettura dei libri dell'autore
castigliano. Si dice che Clinton
privilegiasse le massime
chiuse nell'Eroe (1637), una guida
per l'uomo eminente, ma anche il trattato politico dei Saggi (1646), dove vengono indicate norme e precetti di
comportamento per il Principe.
Accanto a queste opere la
produzione dello scrittore annovera l'importante raccolta denominata Oracolo manuale e arte di prudenza
(1647), nella quale confluiscono le precedenti massime morali e politiche
espresse in forma di aforismi, che Gracián ampliò oltre la sfera del coinvolgimento
personale per dettare regole valide per tutti gli uomini del suo tempo. La presenza di Tacito dietro le pagine
dell'Oracolo indica un superamento del pensiero antimachiavellico, di cui
finora ha fatto mostra il gesuita, e al contempo, senza rinunciare
all'analisi obiettiva della realtà, indica la presenza delle leggi quale
fondamento di verità e freno all'arbitrio dei potenti.
La dottrina contenuta nell'Oracolo supera la visione restrittiva e
aristocratica rivolta alla sola condotta del Principe per assumere un carattere
e un valore universale; è diretta insomma a ogni uomo che aspiri a un modello
superiore, come avviene in diverso modo nelle pagine del Cortégiano di Baldassarre Castiglione, o nel libro Il galateo di Giovanni Della Casa, o a maggior ragione, nella Ragion di Stato di Giovanni Botero.
Il
breviario degli aforismi racchiuso nell'Oracolo
tratteggia la figura di un perfetto uomo di corte, un gentiluomo in grado però
di conciliare la sua autonomia individuale con le responsabilità del potere a
lui affidato. Nello sforzo di aderire
alla rapidità e incisività
della massima, Gracián sviluppa
una scrittura peculiare, in uno stile concettoso e laconico, già sperimentato
nel suo capolavoro Arte d'ingegno
(1642), noto nell'edizione finale sotto il nome di Acutezza o arte d'ingegno; un saggio straordinario dell'arte manierista,
che all'inizio ingiustamente sospettato di essere un rifacimento del libro Delle acutezze del bolognese Pellegrini.
In
realtà si tratta di un lavoro originale in cui la critica moderna, superando il
pregiudizio di un'opera intesa come espressione del virtuosismo della retorica
concettistica, ha colto una dottrina una dottrina unitaria che si avvale delle
molteplici espressioni barocche e gongorine tese al perseguimento della bellezza
e della verità. Pertanto l'arguzia, lo
spirito epigrammatico, l'accostamento ingegnoso di nozioni rare, sorprendenti
e remote tra loro, sono per il gesuita una forma calcolata di ricerca
dialettica, che punta sull'invenzione e la novità contro il principio
aristotelico dell'imitatio.
Gracián dà però il meglio di
sé nel Criticone (1651), un romanzo
allegorico e satirico diviso in tre parti, in cui all'inizio assistiamo
all'incontro fortuito della coppia dei protagonisti: Critilo, l'uomo saggio,
che naufraga in un'isola deserta dell'Atlantico (l'attuale Sant'Elena), e
Andrenio, il giovane selvaggio abitatore di quella terra lontana. Il tema dell'uomo ridotto allo stato
primitivo consente a Gracián di attivare il suo sottile sillogismo sulla natura
del pensiero e del linguaggio umano e la sua capacità di elevarsi e giungere a
Dio. Insieme i due compagni partono poi
per un lungo viaggio iniziatico alla ricerca di Felisina, sposa perduta di
Critilo e madre inconsapevole di Andrenio.
Un viaggio che li condurrà in Spagna, in Francia e in Italia,
attraverso scenari fantastici e vicende picaresche, dove si mescolano paesaggi
infernali, che attingono ai quadri di Hieronymus Bosch (chiaramente
indicato), insieme alla presenza di un immaginario barocco e surreale, ma
perfettamente concertato. La fama conquistata dal Criticone fu
immediata:
in pochi anni il libro si diffuse in tutta la Spagna e subito nei principali
Paesi europei.
Anche
le altre opere del gesuita ebbero successo: numerose furono le edizioni, e le
versioni nelle diverse lingue si moltiplicarono rapidamente. L'Oracolo,
inoltre, divenne il breviario che accompagnò le ore di intrattenimento dei
regnanti del tempo, il testo che ispirò importanti uomini di potere; un esempio
che giunge sino ai giorni nostri (Clinton docet). Un libro amato, poiché, rispetto all'archetipo proposto dal
Machiavelli, indica l'esercizio spirituale e intellettuale come via di
perfezione dell'uomo destinato a governare.
Ciò spiega, in tempi più
recenti, l'interesse dello stesso Arthur Schopenhauer, che tradusse l'opera e
la fece conoscere ai lettori tedeschi.
Gracián muore nel 1658, dopo una vita trascorsa a lottare contro i suoi superiori, che lo censurarono e punirono con severità per il suo ostinato rifiuto a chiedere l'autorizzazione per la pubblicazione delle sue opere. Caparbietà o coscienza di un diritto inalienabile di libertà personale? Non sappiamo. Di certo il grande gesuita aragonese, accusato di disprezzare il volgo (è stato anche chiamato «il Nietzsche spagnolo») per dedicarsi esclusivamente all'educazione dell'eroe e del principe solitario, vede in ciascuno di noi - noi tutti eroi e principi - il sogno di una possibile aspirazione a un ideale di vita superiore esemplato sull'immagine perfetta di Dio.