RASSEGNA STAMPA

14 LUGLIO 2001
ALBERTO SIGNORINI
Sul Golgota l'ultimo sacrificio che liberò Dioniso dal labirinto

Un'indagine sul rapporto fra il cristianesimo e la sapienza greca

Nel saggio di Fornari una lucida disamina del rituale antico e della novità portata da Cristo. Due orizzonti contrastanti che anche oggi impongono una scelta

Giuseppe Fornari, "Fra Dioniso e Cristo", Pitagora Editrice, Pagine 462. Lire 60.000

Da più di vent'anni, anche in Italia il pensiero di René Girard vede aumentare i suoi cultori, e non solo in ambito cristiano. Desiderio imitativo, mimesi rivalitaria, unanimità persecutoria, meccanismo sacrificale, vittima espiatoria sono concetti che hanno incrinato - e a volte rivoluzionato -molti parametri obsoleti delle scienze umane.

Ora, con Fra Dioniso e Cristo. La sapienza sacrificale greca e la civiltà occidentale , edito da Pitagora, Giuseppe Fornari - che di Girard è allievo appassionato - sul percorso aperto dallo studioso franco-americano ha posto una pietra miliare semplicemente ineludibile. Frutto di uno scavo pluriennale sui testi fondativi della filosofia occidentale, esemplarmente condotto grazie a una padronanza non comune della lingua greca, il saggio dipana i viluppi più intricati del sacro arcaico, da cui sono via via scaturite tutte le forme culturali giunte fino a noi.

Formulata con ammirevole chiarezza espositiva, l'opera ha il pregio di non rivolgersi esclusivamente alla ristretta cerchia degli addetti ai lavori: scevro da pedanteria accademica e da arido intellettualismo, il nitore della teoresi fornariana spinge il lettore ad affrontare le più ardue asperità concettuali con un entusiasmo raramente concesso da saggi consimili. Chi, dai ricordi liceali, mantenga un filo di curiosità insoddisfatta per gli aspetti più affascinanti di quell'universo che va sotto il nome di grecità, s'immergerà in questo libro con autentico appagamento.

La fonte dei più enigmatici paradossi logici e delle aporie linguistiche, l'oscurità numinosa dei miti primevi, l'apparente impenetrabilità dei misteri orfico-pitagorici, il senso inquietante dei riti iniziatici, la corporeità dilacerata all'origine della configurazione spaziale, il significato sotteso a simboli chiave come il labirinto, il substrato orrifico e non rappresentabile della tragedia: tutto lo sterminato reticolo di segni, insomma, che avvolge il dionisiaco e l'apollineo, viene disciolto con abbagliante perspicuità mediante un'esegesi letteralmente illuminata dallo spirito. È infatti la luce del Paraclìto - il Difensore delle vittime preannunciato dall'Agnus Dei - che libera dal colpevolizzante cono d'ombra gl'innumerevoli capri espiatori della bestialità umana.

Da qui la formidabile attualità del libro: già, perché noi tutti restiamo pur sempre in bilico fra Dioniso e Cristo, al bivio fra la risorgenza di un paganesimo la cui sanguinosa menzogna idolatrica va instancabilmente smascherata, e la riscoperta di quella verità kerigmatica - depurata da ogni traccia sacrificale - che si propone come faro di una fede adulta e coltivata.

Un'unica riserva critica: se Atene, cifra suprema della civiltà greca, è in quest'opera sontuosamente indagata, altrettanto non può dirsi per Gerusalemme, ossia per quell'immenso patrimonio culturale e religioso di matrice ebraica che non può certo esaurirsi nei pur appropriati riferimenti ad alcuni passi del Pentateuco, di Giobbe o dei Profeti: di ben altri tesori rifulge lo scrigno veterotestamentario, inesauribilmente esplorato dall'acume talmudico e da cui la teologia evangelica non può mai prescindere, pena la rescissione della sua stessa radice fondante.

Nella toccante prefazione al saggio, Girard scrive: "Ho sempre pensato - non oso dire di esser sempre stato capace di metterlo in pratica - che l'umiltà cristiana sia il principio più fecondo anche nel campo conoscitivo. Non ho mai avuto la presunzione di dare una teoria onniesplicativa, nemmeno sull'uomo. È giunto il momento di affermare senza più esitazioni che c'è soltanto una "teoria" capace di tanto, ed è il cristianesimo".
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