RASSEGNA STAMPA

12 LUGLIO 2001
FRANCESCA GIULIANI
Filosofia diventa facoltà e Kant incontra la bioetica

Alla Sapienza finisce lo storico abbinamento con Lettere. È il primo caso in Italia

In tempi di intelligenze artificiali cerca testardo la sua rivincita il filosofo con la barba, lo sguardo girato di traverso a cercare una lettura diversa delle cose del mondo, diffidente e poco incline ad accontentarsi di se stesso. È il prototipo dello studente-filosofo tracciato da Marco Maria Olivetti, preside della "Prima facoltà di Filosofia in Italia", il quale ci tiene a sottolineare come questa dicitura non corrisponda "soltanto a un cambio di targa" ma riveli il punto d'arrivo di lunghe e complesse discussioni a cui ha preso parte l'intero corpo docente, completato da decreto rettorale del marzo scorso. E siccome competition is competition, è partita la caccia alla matricola filosofica tra depliant, inserzioni e propaganda internet.

A premessa, è il caso di ricordare che, come per molti dei mutamenti in corso nelle università italiane, anche alla facoltà di Filosofia l'avvio di un processo di rinnovamento è stato impresso dalla legge che stabilisce il decongestionamento dei megaatenei. Inclusa La Sapienza e la facoltà di Lettere e filosofia che dal prossimo anno accademico smetterà di esistere. Arriveranno così anche le prime matricole di Filosofia tout court.

È Villa Mirafiori la sede della facoltà, forse lo spazio più bello dell'università romana, nel villino fine Ottocento in stile neorinascimentale immerso nel verde, dove dal 1980 gli studenti seguono i corsi di filosofia e quelli di lingue e letterature straniere. "La nostra speranza - dice Olivetti - è che con l'acquisizione di nuovi spazi da parte del rettore noi possiamo rimanere gli unici a occupare questa bellissima sede".

Dato l'invidiabile contesto, la sostanza degli studi si configura come una facoltà con due distinti corsi di laurea, uno di carattere storico-ermeneutico con sette indirizzi diversi e l'altro di carattere scientifico denominato corso di laurea in teorie e tecniche della conoscenza. A questi due si aggiunge il corso di laurea di indirizzo pedagogico. Resta stabilita la cosiddetta "libera circolazione" degli studenti: chiunque voglia sostenere esami della vecchia facoltà di Lettere (dagli esami di storia a quelli di letteratura o storia dell'arte) può farlo senza che siano considerati extrafacoltà.

Rimane realistica l'obiezione all'immagine standard del filosofo con la pipa che medita sulle sorti del mondo, che può parere anacronistico, in un mondo dove si monetizzano anche i secondi. L'obiezione non scompone minimamente il professor Olivetti, docente di Filosofia della Religione: "Certo per studiare qui ci vuole il "pallino" della materia, che gli studenti in molti casi scoprono al liceo, grazie ad un insegnante volenteroso e appassionato. Sicuramente servono le basi, dato che i testi si leggono soltanto in lingua originale. Che vuol dire il tedesco, l'inglese, il francese, quando non il greco antico...".

A parte Aristotele, Kant ed Hegel c'è una nuova frontiera della filosofia che può aprire agli studenti (oltre 1.700 per 85 docenti) le porte delle grandi aziende, del mondo della comunicazione e dell'editoria. Si tratta dei grandi temi della bioetica, dell'etica pubblica o degli affari. "Da noi si può imparare ad essere critici, ad avere un pensiero innovativo. In tutto l'ambito dei saperi, il filosofo è colui che fa un passo indietro e mette in questione il quadro istituzionalizzato del sapere, e tende a rivederlo", conclude Olivetti. Esercitarsi al pensiero critico, alla logica, alla filosofia della scienza, ha generato negli ultimi anni discepoli veri di un modo di essere: "I nostri allievi restano in contatto con l'università molto a lungo e nella maggioranza dei casi riconoscono l'importanza di questi studi nell'inserimento nel mondo del lavoro".
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