![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 LUGLIO 2001 |
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L’ozio è tornato di moda. Anzi, per meglio dire, impazza il "tempo libero" nel quale l’ozio trova fertile spazio. Il che induce ad affiancare alle varie iniziative per riempire il tempo libero - per esempio le vacanze organizzate - una approfondita discussione tendente a teorizzare i pericoli, ma anche i benefici effetti dell’ozio.
Problema antico: Armando Torno ricorda Qohélet che nella Bibbia esplorava il tempo per assegnargli un ruolo per ogni cosa. Celebre è il De Otio di Seneca e poi Epitteto, che nel suo Manuale si intrattiene sull’argomento come del resto hanno fatto tanti altri importanti autori, fino ad arrivare a epoche recenti: Bertrand Russel scrisse un Elogio dell’ozio, e Mimmo De Masi, nei nostri giorni, discute questo stato dell’essere nel suo colloquio con Maria Serena Palieri che lo pubblica in un libro dal titolo eloquente, Ozio Creativo. Ancora, De Masi compie un’intelligente operazione culturale facendo rivisitare la grande Enciclopédie di Diderot e d’Alembert in ventisei voci "riscritte per il Duemila", fra le quali inserisce la parola "ozio". Gli enciclopedisti ne davano un significato non esaltante: "L’ozio indica la mancanza di una occupazione utile e onesta (...) Ci sono (...) uomini (...) del tutto inutili e passano la loro giornata a fare nulla. (...) Visto che lo spirito dell’uomo è portato per sua natura all’attività, qualora esso non sia impegnato in qualcosa di utile finisce inevitabilmente per volgersi verso il male. (...) È vergognoso riposare prima di aver lavorato".
Così, è facile per Armando Torno costruire nel suo ultimo libro Le virtù dell’ozio (Mondadori, pagg. 131, lire 26mila), una "biblioteca degli oziosi", mentre "riflette su Babele" e sul fatto che "l’ozio è un lusso (più che un vizio) imbarazzante per chi non sa apprezzarlo". Perciò, si rifà agli antichi romani per i quali "Otium" era una "parola fortemente radicata" nella loro coscienza individuale e collettiva. La biblioteca si rende necessaria perché "l’ozio, il lavoro e il tempo dedicati all’uno o all’altro mutano di significato a seconda delle epoche".
Nel ripercorrere i sentieri del tempo Torno può rivalutare il significato di ozio dandogli la connotazione positiva di ricerca del piacere all’interno del difficile mestiere di vivere. Proprio lo stato di ozio riesce a sollecitare meditazioni con le quali è possibile dar corpo alle idee, elementi del pensiero così sfuggenti, ma anche così ricchi di concreti spunti culturali, tanto da poter essere assunti come espressioni di uno stato di vera e propria libertà intellettuale. Torno giustamente si sofferma sul fatto che "la libertà è figlia anche dell’ozio", invitandoci a non dimenticare che "il buon utilizzo dell’ozio diminuisce anche i vizi. E si rassicurino i politici: nessun dittatore ha mai amato gli ozi, e nessun ozioso ha mai preso una dittatura sul serio".
Il discorso ritorna sul buon uso del tempo, un problema che si ripropone drammaticamente nell’epoca della rivoluzione informatica e della posta elettronica. Ecco allora che Torno rilegge, dalla sua biblioteca, All’ombra delle fanciulle in fiore di Marcel Proust e ricorda: "Il tempo che abbiamo quotidianamente a nostra disposizione è elastico: le passioni che sentiamo lo espandono, quelle che ispiriamo lo contraggono; e l’abitudine riempie quello che rimane". Così, può affermare: "Essere bombardati con sessanta o settanta lettere elettroniche al giorno, come capita ormai a molta gente, equivale a stritolare la propria giornata con un lavoro in più che produce poco o niente per noi. Il tempo se ne va e nessuno ce lo restituisce". Per questo, nella sua biblioteca ideale, un posto è riservato ai Ricordi scritti nel 1528 da Francesco Guicciardini, dove si legge: "Abbiate per certo che, benché la vita degli uomini sia breve, pure a chi sa fare capitale del tempo e non lo consuma vanamente, avanza tempo assai". Che poi è più o meno quanto afferma Leon Battista Alberti, il grande genio dell’umanesimo, che insegnava: "Perdersi adunque il tempo nollo adoperando, e di colui sarà il tempo che saprà adoperarlo". E Armando Torno in proposito commenta: "Il buon uso del tempo è dunque uno dei problemi fondamentali dell’uomo (...).
Naturalmente, parlando di "ozio" non si può fare a meno di soffermarsi sul suo contrario, il "lavoro". Un capitolo è significativamente intitolato "Quella gioia chiamata lavoro", ed ecco che l’autore ripercorre il pensiero dei grandi esploratori di quel modo di essere nell’esistenza. Si rivisitano Marx e gli utopisti, fra cui Pierre-Joseph Proudhom; si incontrano Adam Smith e Frederick W. Taylor, i cui studi portarono alla realizzazione della fabbrica fordista, tempio dell’alienazione in grado di annullare la personalità umana. Quella personalità che potrà ritrovare se stessa proprio attraverso una intelligente frequentazione dell’ozio creativo.
Armando Torno con questo divertente, interessante saggio su Le virtù dell’ozio continua il viaggio lungo i suoi personali sentieri tracciati nel mondo delle idee. Già si era interessato di fede e di Dio, aveva esplorato l’infelicità e l’amore, si era intrattenuto sul tempo e sulla sua storia. Questo suo ultimo libro si conclude citando L’arte di conversare dell’abate André Morellet, un tipico esponente del mondo del Settecento. È un’arte che certamente Torno sa esercitare in maniera davvero brillante, e che costantemente sa riproporre nel metaforico, piacevole colloquio che continua a intrattenere con i suoi tanti affezionati lettori.