RASSEGNA STAMPA

7 LUGLIO 2001
MAURIZIO SCHOEPFLIN
Il nemico di Hegel dimenticato dai nostri licei

Massimo Donà, "L'uno, i molti", Città nuova, Pagine 136. Lire 22.000

Dobbiamo essere grati a Massimo Donà, autore del denso saggio "L'uno, i molti" per due motivi: innanzitutto perché ha centrato la sua attenzione sulla filosofia di Antonio Rosmini, che, come è noto, è uno dei grandi dimenticati della cultura italiana (ben lo sa la stragrande maggioranza degli alunni dei nostri Licei che giunge all'esame di Stato senza aver affrontato lo studio del pensiero del Roveretano); e poi perché del rosminianesimo ha intelligentemente colto un aspetto molto rilevante ma a volte lasciato un po' in ombra,ovvero quello concernente il confronto critico con l'hegelismo ("Rosmini-Hegel, un dialogo filosofico": questo l'eloquente sottotitolo del libro). Come giustamente annota Piero Coda nella bella Prefazione, al centro dell'analisi di Donà sta la ""quaestio" metafisica per eccellenza: quella dell'essere e del non-essere, indisgiungibilmente connessa a quella dell'uno e di molti"; e in merito a questo immane problema, Rosmini si confrontò da grande con i grandi, "un Rosmini più attuale di qualsivoglia pensatore del Novecento; un filosofo capace di unire gnoseologia ed ontologia in un'articolazione speculativa tale per cui l'una finisce per avere nell'altra, così come l'altra nell'una, le ragioni della propria verità". A giudizio di Donà, il Roveretano seppe comprendere "la centralità, per tutta la modernità, della questione dell'essere... ben prima che gli iniziali e ancora incerti vagiti heideggeriani cominciassero a diffondersi in l ungo e in largo per l'Euoropa"; inoltre, egli elaborò la più profonda e acuta interpretazione della filosofia di Kant, superando tutte le antinomie che il genio di Konigsberg aveva visto ma non saputo risolvere: "Davvero, infatti - scrive Donà -, la teologia filosofica di Rosmini rifugge da tutte queste antinomie... né con Kant né con Hegel, né con l'empirismo né con l'idealismo, né con l'identico né con il diverso". Donà considera Rosmini un autentico gigante del pensiero in grado di opporsi alla disgregazione a cui sembra andare incontro la filosofia contemporanea: "In questo senso - si legge nel libro -, tornare a confrontarsi con un filosofo della statura di Rosmini può davvero aiutarci a ristrutturare il pensiero filosofico indipendentemente dagli assordanti ritornelli invocanti una supposta "leggerezza" o "inafferrabilità" dell'essere - capaci invero di fungere da vera e propria garanzia per una irresponsabile riproposizione del detto protagoreo secondo cui ognuno sarebbe misura di ciò che è per ciò che è e di ciò che non è per ciò che non è".
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