RASSEGNA STAMPA

1 LUGLIO 2001
VITTORIO POSSENTI
Le intuizioni della conoscenza

Un tema ancora oggi attuale della filosofia classica tedesca

Xavier Tilliette, "L'intuizione intellettuale da Kant a Hegel", a cura di Francesco Tomasoni, Morcelliana, Brescia 2001, pagg. 374, L. 40.000.

E' l'intuizione intellettuale un organo indispensabile della filosofia e della conoscenza umana? E prima ancora: che cosa si deve intendere per "intuizione intelletuale"? A questi interrogativi sono state assegnate risposte diverse nella storia del pensiero, ciascuna delle quali'wn dissimula l'importanza della posta in gioco. Nel bel volume di Xavier Tilhette L'intuizione intellettuale da Kant a Hegel viene compiuta un'attenta diagnosi per mettere in luce la ricchezza del concetto di intuizione (Anschauung) intellettuale nel periodo che va da Kant a Hegel, epoca aurea in terra tedesca, e senza dimenticare il lungo processo posteriore del tema con alti e bassi. Appare giustificato sostenere che all'indomani dell'idealismo e anche nei paraggi del contemporaneo "l'intuizione è in causa più che mai".

E' noto che fu Kant a rendere nuovamente acuta la questione, col sostenere che l'intuizione intellettuale fosse riservata esclusivamente alla mente divina, e che non potesse venire riconosciuta all'intelletto umano. Il diniego kantiano delle due Critiche - ancorché moderato un poco nella terza, la Critica del giudizio, dove si apre uno spiraglio per l'intuizione intellettuale, ma che di fatto esercitò minore influsso -, introduceva una cesura rispetto a una parte imponente della tradizione filosofica dai Greci in avanti dove Platone, Aristotele, Agostino, Tommaso, Cusano, Spinoza avevano invece attribuito forme di intuitività alla mente umana. Sebbene l'interdetto kantiano, rilanciato fortemente dal neokantismo della seconda metà dell'Ottocento e dei primi del Novecento, abbia fatto scuola e sia stato accolto in vario modo dal neopositivismo logico, dal pensiero postmetafisico, dalla filosofia analitica, dal nichilismo teoretico di vario colore, il problema dell'intuizione intellettuale non solo resta aperto, ma ebbe quasi sorprendentemente una motevole ripresa subito dopo Kant con Reinhold, Fichte, Schelling, Schleiermacher, Novalis, in specie nel decennio 1790-1800. Procedendo a colmare una lacuna evidente della storiografia filosofica, la ricerca di Tilliette ripercorre con finezza l'improvviso deflagrare del problema dell'intuizione nella filosofia e nella cultura tedesca di quell'epoca quando - così apprendiamo - il successo del tema si accompagnò a una poco controllata diluizione del suo contenuto: allora e più di una volta l'intuizione intellettuale venne a significare cose come visione di vario genere, presentimento, divinazione, perfino esperienza quasi mistica. Né sempre fu esplicita la profonda differenza che intercorre tra intuizione teoretica e intuizione produttiva o estetica.Forse in questo equivoco si venne a trovare il giovane Schelling de Il sistema dell'idealismo trascendentale (1800). Probabilmente si deve anche agli eccessi protoidealistici di Fichte e Schieiermacher, e alla maniera criticamente poco controllata di ricorrere al termine di intuizione intellettuale, il discredito in cui questa venne a trovarsi presto, e che vide un punto notevole nella secca critica di Hegel, avanzata nella Fenomenologia dello spirito (1807).

Con la fine dell'idealismo e quasi contemporaneamente alla nascita del neokantismo il problema dell'intuizione riprese quota nella filosofia occidentale con Gioberti, Bergson, Husserl, Maritain, Solovev, e tuttora sembra costituire un ineludibile crocevia con cui si è obbligati a confrontarsi.

Forse alcuni ammaestramenti possono essere tratti dalla vicenda postkantiana dell'intuizione intellettuale. Dapprima, che un intelletto intuitivo non è necessariamente infinito e divino, ma che esistono gradi e forme di intuitività anche per l'intelletto umano (in omaggio a una parte non secondaria della tradizione filosofica, chiamerei questa intuitività "intuizione astrattiva", dal momento che il processo astrattivo è inerente alla mente dell'uomo e rifiutare tassazione equivale a rifiutare la condizione umana). In secondo luogo che, quale che sia il modo di intendere l'intuizione intellettuale, questa, - che pur si presenta come un organo indispensabile del filosofare - non può condurre alla conoscenza assoluta come forse si riteneva nell'epoca in questione, dando così esca ai sarcasmi di Schopenhauer. Inoltre, l'intuizione intellettuale non può essere separata dal concetto e dalla sua fatica, per il semplice motivo che essa si esprime nel e col concetto. Infine - e a questo elemento vorrei attribuire rilievo l'intuizione intellettuale primordiale è l'intuizione dell'essere, la quale viceversa sfuggì non solo a Kant ma all'intera scuola dell'idealismo.

Possiamo pèrciò con l'autore ritenere che l'intuizione intellettuale, invece di presentare soltanto un interesse storico, è un Proteo non ancora giunto alla fine delle sue avventure.L'idea che ci si forma sulla sua possibilità-impossibilità condiziona profondamente anche l'attuale dottrina della conoscenza.
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