RASSEGNA STAMPA

24 GIUGNO 2001
MARINO FRESCHI
Verra, il filosofo che fece amare Napoli da Gadamer
Mercoledì scorso Valerio Verra non si è più svegliato, è morto improvvisamente e prematuramente, era ancora attivo come autorevole membro della Accademia dei Lincei, in cui presiedeva la sezione filosofica, nonché professore emerito di Filosofia dell'Università di Roma Tre, di cui è stato uno dei fondatori. Quale decano e maestro riconosciuto del prestigioso gruppo dei docenti di filosofia, per anni ha collaborato con colleghi più giovani, oggi coordinati da Giacomo Marramao. Verra, di formazione torinese, è stato allievo di Pareyson e di Vittorio Mathieu e la sua formazione è stata completata in lunghi periodi di studio a Heidelberg dove ha studiato con Karl Löwith e soprattutto con Hans-Georg Gadamer, che Verra con Gianni Vattimo ha fatto conoscere in Italia, organizzando seminari e corsi di studi soprattutto presso l'Istituto italiano per gli Studi filosofici, presieduto da Gerardo Marotta, di cui è stato per decenni uno dei consiglieri più accreditati e più attivi quale membro del Comitato scientifico e "ambasciatore culturale" di Napoli presso gli ambienti filosofici tedeschi.
Infatti è grazie a Verra che Gadamer è stato conquistato da Napoli. Completati gli studi a Torino e in Germania, Verra divenne professore ordinario di filosofia a Trieste, dove collaborò a lungo con Claudio Magris, facendo affiorare quella sua profonda convinzione che legava la comprensione filosofica con l'intuizione letteraria. Per anni Verra ha approfondito questa nuova prospettiva dell'ermeneutica filosofica con saggi decisivi sul romanticismo tedesco e su Hegel e con suggestive letture di Heidegger (di cui è stato uno dei più agguerriti conoscitori) e del poeta Gottfried Benn. Verra ha sostenuto queste sue frequentazioni politicamente "pericolose" - con autori coinvolti con il Terzo Reich - con rigore e grande onestà intellettuale in anni in cui non era facile sottrarsi ai diktat ideologici. Ma è appunto la prerogativa del maestro - e Verra è stato uno degli ultimi maestri dell'università italiana - quella di essere superiore alle mode culturali e ai pregiudizi intellettuali. Ricordo sempre che mi raccontava che era stato introdotto alla poesia di Benn (scrittore compromesso con il nazismo) da Löwith, raffinato intellettuale ebreo-tedesco, da cui aveva appreso l'arte difficile di separare il grano dal loglio.
Verra, che era nato a Cuneo il 18 febbraio 1928, se n'è andato nel pieno delle forze intellettuali: oggi doveva essere a Padova per il convegno internazionale su Hegel e intendeva, appena rientrato, correggere le bozze della sua traduzione della Filosofia della natura di Hegel, la fatica immensa degli ultimi anni. Pensava di ritirarsi nel suo eremo ad Anguillara sul lago di Bracciano a lavorare. Ora è nella sua Anguillara, dove aveva lasciato detto di voler essere sepolto. Cesare Cesa correggerà le bozze del libro che sarà presentato a Napoli in autunno in una solenne cerimonia all'Istituto italiano per gli Studi filosofici.
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