RASSEGNA STAMPA

22 GIUGNO 2001
GIOVANNI RUGGIERO
DALLE CELLULE ALL'ETICA

Scienza, medicina e norme morali: ieri sera a Roma un confronto fra Tettamanzi e Veronesi/Il cardinale: "Ma è sempre inviolabile. Le staminali? Sì, purché non siano clonate o tratte da embrioni"

L'ex ministro: "La vita umana si identifica col pensiero"

Il tema indubbiamente intimorisce. Dice bene Gad Lerner, sollecitando il dibattito su "Scienza, vita e diritti", che è uno degli incontri promossi dal Corriere della Sera per ricordare i 125 anni dalla fondazione. Ma è anche uno di quei temi in cui può entrarci di tutto. E anche qualche altra cosa. Del resto, non farlo sarebbe un'occasione perduta, avendo a disposizione due grandi esperienze dalla sensibilità diversa: il cardinal Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova, grande esperto di bioetica, e il professor Umberto Veronesi, scienziato ed ex ministro della Sanità. Su quale aspetto delle attività che possono essere incluse nel titolo di un tema così onnicomprensivo, il religioso e l'uomo di scienza possono intendersi? Sulla difesa della vita, sui limiti della scienza? O esiste una soglia davanti alla quale si ferma ogni possibile comune denominatore? Il senso del dibattito sollecitato da Gad Lerner è cercare questo filo. Ma la ricerca richiede, come premessa, una definizione dei rispettivi piani dai quali i due interlocutori partono. "Non c'è la professione di scienziato", dice ad esempio Veronesi perché "ciascun uomo è alla ricerca di allargare il proprio orizzonte di conoscenza". E il cardinal Tettamanzi aveva appena proposto di sostituire al concetto di "sacralità della vita" quello di "inviolabilità" della vita stessa.

"Mondo laico e mondo religioso - aggiunge Tettamanzi - non sono mondi chiusi. Il mondo religioso legge il dato scientifico, alla luce in più della Rivelazione".

Il moderatore Lerner, da giornalista, lancia ami che sorreggono esche di quotidianità. Del resto, la concordanza va cercata non in astratto (secoli di dibattito non sono ancora bastati), ma sul singolo avvenimento umano. Ecco, quindi, il caso della donna di 62 anni (ancora su tutti i giornali) fecondata con il seme del fratello mediante l'ovulo offerto da una donatrice.

L'esemplificazione giornalistica ha fatto parlare di "incesto in vitro". Veronesi, manifestando la sua contrarietà, parla di "reale incesto educativo", se si guarda al bambino così nato che si trova ad avere per padre e madre due fratelli, ignorando, forse per sempre, il nome della madre naturale. È questa una di quelle possibilità offerte dalla scienza (ma non per questo lecita) da vietare per legge? La risposta di Veronesi è negativa : "Perché - spiega - riguarda aspetti individuali. La legge dovrebbe poi porre la sanzione, e in questo caso tutto potrebbe essere aggirato con un sotterfugio". Ribatte Tettamanzi: "Il tutto va letto a partire dal bambino che rischia di essere la vittima della volontà degli adulti. La legge, allora, deve garantire il diritto di tutti, ma lo deve fare a partire dai più deboli. Al contrario del professor Veronesi, sento l'esigenza di un intervento della legge. Lo Stato deve essere attento alle singole persone; non solo delle persone singolarmente intese, ma anche nella loro capacità di porsi rispetto alla libertà degli altri".

Sarebbe, però, un errore ingenuo credere che se non si trovano punti di contatto è solo per cattiva volontà. Esistono valori sui quali la negoziabilità è praticamente inesistente. Tra questi, la vita. Lo scienziato Veronesi non può affermare cosa diversa da questa: "La vita umana si identifica con il pensiero, sicché senza pensiero non c'è vita". Tettamanzi si dice invece impaurito dall'idea di dare una definizione della vita umana; per darla dovrebbero concorrere tutte le diverse scienze. Si limita però a dire che "l'uomo certo non è soltanto

biologia, come non è solo qualcos'altro". Sicché, sulla questione degli embrioni e della soglia del 14° giorno, prima della quale, secondo la scienza, non c'è un essere umano, Tettamanzi pone l'interrogativo agli stessi scienziati: "Siamo di fronte a qualcuno o a qualcosa?"

Alla questione è legata l'altra delle cellule staminali. "L'embrione - dice Veronesi difendendo una sua nota posizione - è ottenuto in laboratorio per fecondare e non per produrre cellule staminali, farlo sarebbe un errore concettuale, oltre che scientifico. Ottenere da quelli esistenti tali cellule sarebbe come destinarli a una fine meno ignobile".

Il tema del dibattito promosso dal Corriere della Sera, al quale hanno assistito il direttore Ferruccio De Bortoli e il presidente del gruppo Rizzoli, Cesare Romiti, proprio per la sua ampiezza, ha dato spunto per altri argomenti come l'aborto. "La legge italiana - ribadisce Tettamanzi - contiene aspetti positivi, ma anche negativi e inaccettabili. È possibile modificarla? La domanda va rivolta ai politici. Sono loro che devono vedere che cosa si può fare, per dare maggiore attenzione alla problematica etica che la legge pone. Ma il problema di fondo è sempre lo stesso: fare il possibile perché situazioni del genere non si debbano verificare".

Se sulle cellule staminali, ottenute da cellule di individui adulti, non sorgono problemi per la Chiesa, restano i temi della pillola del giorno dopo, dell'eutanasia o degli stupefacenti che si pongono in contrasto con la sacralità della vita umana. Ma anche con la "inviolabilità" della stessa che, pure, dovrebbe essere una preoccupazione laica. Un controllo sulla scienza?

Non si chiede tanto, e non è stato più chiesto. Ma - fa notare Tettamanzi - non esiste la scienza, bensì "l'uomo che opera nella scienza, e l'uomo scienziato non può non porsi domande sugli obiettivi che intende raggiungere". Lerner, però, stuzzica Veronesi: la Chiesa si è mai posta come ostacolo per la sua attività di ministro? Risposta semplice: "Direi proprio di no, ma nella attività di ministro bisogna saper misurare e tenere in conto tutte le sensibilità che si mettono in gioco con certe scelte. Del resto, in nessun caso, si può

pretendere di prendere di petto una popolazione imponendo delle soluzioni che non accetterà mai". Ricordando la sua attività di ministro, Veronesi ha difeso la sua scelta di abolire i ticket sanitari: "Non mi pento di averli tolti. Erano nati come deterrenti e poi si sono trasformati in una tassa per le categorie più deboli".

Tettamanzi, come presule di Genova, si è anche soffermato sul prossimo G8 e sui pericoli che possono venire dal cosiddetto popolo di Seattle. "Si parla spesso - dice - di questo popolo di Seattle, ma si dovrebbe parlare di "popolo degli indifferenti" alla grande questione di che cosa dovrebbero fare i Paesi ricchi per i Paesi che si trovano in grande difficoltà economica: quello dell'indifferenza rappresenta per me un problema umano prima ancora che pastorale. La mia seconda preoccupazione si rivolge indubbiamente ai potenti della terra: finora il fenomeno della globalizzazione è stato dominato da forze economiche e finanziarie ma dovrebbe essere piuttosto governato dalla forza politica. È questa - aggiunge - la strada necessaria per regolamentare l'economia e la finanza in vista di una maggiore giustizia e solidarietà". "Ho ancora una terza preoccupazione - conclude - che riguarda ancora il cosiddetto "popolo di Seattle", che porta avanti delle istanze condivise e che rappresenta una presa di coscienza da parte della società civile su questi problemi. Si tratta di fare in modo che le loro istanze su una migliore destinazione universale dei beni della terra raggiungano il tavolo del G8 in modo umano e non violento, perché la violenza non è mai la strada per far prevalere le proprie ragioni".
inizio pagina
vedi anche
Bioetica