"Sei milioni di bambini muoiono ogni anno di malnutrizione. Dobbiamo porre le
nostre speranze nel "superriso" che permette di ottenere un rendimento in chicchi superiore del 35 per cento e il cui valore eccezionale potrebbe evitare a milioni di bambini la cecità dovuta a carenza di vitamina A?".
O dobbiamo obbedire agli anatemi ecologisti e tornare alla cosiddetta agricoltura biologica? Lo chiedeva provocatoriamente Mike Moore, direttore generale del World Trade Organization, giorni fa su Le Monde, ricordando che con le "tecniche tradizionali" propugnate dagli ecologisti "neanche abbattendo tutte le foreste tropicali del pianeta potremmo nutrire correttamente la metà dell'umanità".
Le domande di Moore sono fastidiose per quel fumoso ideologismo rosso-verde che vuol dare battaglia al G8 di Genova e che rappresenta oggi - in Europa - il vero "pensiero unico", catastrofista, intollerante e monopolista (... ) sui mass media, oltreché ideologicamente egemone a livello di governi (come dimostrano il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza e Il Trattato dì Kyoto sul "riscaldamento globale".
O almeno è stato il "pensiero unico" nell'era del debole Clinton e dei governi socialisti europei. Con la presidenza Bush e il ritorno in Europa di governi liberali e de-ideologizzati (il caso italiano può aprire un'epoca) può tornare a prevalere - e lo vedremo nei vertici internazionali di queste settimane - la scienza sull'ideologia, la razionalità sui dogmi oscurantista. Inizia dunque in questi giorni una grande battaglia culturale che vede Stati Uniti e liberali europei da una parte, governi europei rossoverdi dall'altra.
Fra l'altro il fondamentalismo ecologista non solo non è stato la cura, ma spesso ha aiutato la malattia. Per esempio sul caso "mucca pazza", come ha spiegato il professor Franco Battaglia (Il Giornale del 15.11.2000), dovrebbero interrogarsi proprio certi ambientalisti. E ancora. In Perù, un decennio fa, la pressione di certi ecologisti contro la clorazione delle acque (erroneamente considerata cancerogena) indusse le autorità a evitare il cloro e tale decisione secondo specialisti di malattie infettive avrebbe "contribuito alla diffusione dell'epidemia di colera che tra 1991 e 1996 colpi più di 1 milione e 300mila persone facendo 11mila vittime".
E' una delle tante informazioni contenute nello splendido volume di Anna Meldolesi, Organismi geneticamente modificati. Storia di un dibattito truccato. Il libro dimostra che è stata specialmente l'Unione europea, e in essa la più scatenata è stata l'Italia, a bloccare lo sviluppo di queste straordinarie biotecnologie. Gli Stati Uniti sono invece all'avanguardia. Ma soprattutto i Paesi sottosviluppati vedono in esse la speranza.
La violenta opposizione degli ecologisti oltreché scientificamente infondata - è incomprensibile perché le colture transgeniche permettono di "produrre più cibo, su meno terra, salvando milioni di ettari di habitat naturali e proteggendo la biodiversità. Le piante resistenti ai parassiti o alle malattie hanno già ridotto l'uso di pesticidi chimici da parte degli agricoltori e quindi anche l'inquinamento delle falde acquifere e l'esposizione dei lavoratori a quelle sostanze".
Ma ambientalisti e governi europei non vogliono saperne. Per tornare al riso, sono 124 milioni i bambini che soffrono di ipovitaminosi A. Quel miglioramento del riso "potrebbe salvarne dalla morte 1-2 milioni e potrebbe prevenire 50Omila casi all'anno di cecità permanente". Si potrebbe debellare il flagello della fame che assilla più dì un miliardo di persone evitando oltretutto il disboscamento di milioni di ettari che sarebbe necessario ai vecchi metodi di coltivazione. E' per questo che i più duri contro l'ecologismo europeo sono i Paesi in via di sviluppo. Il ministro nigeriano Hassan Adamu ha scritto sul Washington Post; "Negare a popoli affamati i mezzi per controllare il proprio futuro presumendo di sapere cosa sia meglio per loro non è solo paternalistico, ma anche moralmente sbagliato".
Moore osserva che "i gruppi antimondializzazione del Nord ricco sono preoccupati per la mondializzazione, mentre i dirigenti del Sud povero lo sono per una marginalizzazione che li priverebbe del suoi vantaggi". Di quell'apertura ai mercati cioè che già negli ultimi 40 anni ha dimezzato il tasso di mortalità infantile e ha ridotto del 33 per cento il tasso di malnutrizione.
In realtà il nemico vero contro cui lotta il "pensiero unico" rossoverde non è né l'inquinamento, né la povertà, ma lo sviluppo che è sinonimo di economia di mercato. Lo dimostra anche il Trattato di Kyoto. Vi sono enormi dubbi scientifici sulla fondatezza di quel teorema, come dimostrano, con dovizia di documenti, Antonio Gaspari e Roberto Irsuti in Troppo caldo o troppo freddo?
Ma anche prendendone per buona la teoria, la ricetta che impone è - come afferma Bush - assurda. Infatti ridurre del 5,2 per cento le emissioni di anidride carbonica entro il 2012 sarebbe una mazzata per le economie (diminuirebbe del 2 per cento il Pil, con milioni dì nuovi disoccupati) e al tempo stesso sarebbe inutile per evitare il "riscaldamento globale" perché inciderebbe solo di 0,1/0,3 gradi, cioè nulla.
Molto più efficace e non penalizzante per l'economia appare il piano energetico prospettato da Bush che, insieme a un grande programma di riforestazione, incrementa il nucleare, come raccomandato dal Congresso mondiale dell'energia di Houston, e così ridurrebbe le emissioni di anidride carbonica del 25 per cento (ben più del 7 per cento richiesto dal protocollo di Kyoto). Tuttavia anche la parola "nucleare" pare proibita.
E una fonte di energia non inquinante, riduce la dipendenza da petrolio e carbone (inquinanti ed esauribili), è sicura (Chernobyl non fu una catastrofe provocata dal nucleare, ma dal comunismo), evita i gas serra, costa meno, ma anch'essa è demonizzata dall'ambientalismo.
In realtà la crescita della domanda di energia e la nostra tradizionale mancanza di petrolio e carbone, ne farebbero soprattutto per l'Italia la via da battere. Ma l'Italia anche in questo caso è la pecora nera.Negli altri Paesi europei il 35 per cento dell'energia è di origine nucleare.
Dal 1986, dopo il disastro di Chernobyl, mentre l'Italia - caso unico - ha dissennatamente messo al bando il nucleare, buttando al macero i miliardi degli investimenti già fatti, il resto del mondo ha incrementato il ricorso a questa fonte energetica del 40 per cento.Al masochismo sì unisce poi l'ipocrisia, perché poi il nostro Paese copre il 17 per cento del suo fabbisogno comprando proprio energia di origine nucleare: dall'estero. Cosicché l'Italia si accora i rischi (poiché incidenti in quegli impianti danneggerebbero anche noi), ma evita i benefici.
Il nucleare sarebbe salutare per la nostra bilancia dei pagamenti e per le tariffe elettriche (quindi sarebbe una manna per l'economia) e sarebbe energia più pulita. Ma è "scomunicato".Non c'è nessun futuro per un Paese industrializzato senza un serio piano nazionale per l'energia.
L'Italia si è distinta per aver fatto le politiche più dissennate sull'energia, sulle biotecnologie, sulla ricerca scientifica e sull'ambiente. L'era Bush-Berlusconi dovrà segnare l'inversione di rotta. |