Se agli studenti del "bac" si chiede di
riflettere| Sulle grandi questioni i temi dell'esame di maturità in Francia. Da noi solo
commenti? |
| Da ex liceale, ogni anno di questi tempi leggo su Le Monde i temi del baccalaureato,
che corrisponde in Francia al nostro esame di maturità. Per tremare e sudare
freddo, in pieno giugno. Ecco i temi di quest'anno per il "bac" letterario, ossia per i
liceali classici: "La domanda "Chi sono io" ammette una risposta esatta?". E:
"Qualunque potere si accompagna alla violenza?".
I temi per la maturità scientifica: "La libertà si definisce come un potere di
rifiutare?", e: "La nostra conoscenza del reale si limita al sapere scientifico?".
Per il "bac" ad indirizzo economico (poco più che ragioneria), i diciottenni francesi
potevano scegliere fra questi due: "Di quale verità è capace l'opinione?", o anche:
"Dare per ricevere è il principio di ogni scambio?".
Da antico liceale italiano, mi metto nei panni degli esaminandi francesi e sudo freddo:
che cosa sarei capace di scrivere io? Si tratta di temi che implicano una
comprensione non dozzinale della filosofia e delle correnti di pensiero
contemporanee. Stimolanti anche, certo: la libertà si riduce a "potere di rifiutare"
(come pensa il radicalismo permissivo corrente) o è essenzialmente, e
positivamente, il potere di aderire a un compito, assumersi responsabilità, insomma
essere uomo?
E sullo "scambio" come non riducibile a un puro "do ut des", Karol Polanyi, il
filosofo della "economia del dono", ha scritto pagine memorabili, così come Kant in
pagine oscure, e Karl Popper in terse righe, si son prodigati a spiegare i limiti della
conoscenza scientifica, e della sua problematica relazione col "reale".
Stimolanti eccome; ma io liceale italiano avrei saputo svolgerli? Ai miei tempi, il tema
tipico di maturità nazionale diceva: "Commenta la seguente frase di Francesco De
Sanctis...", o di D'Annunzio o (peggio) di Benedetto Croce. Più di recente, la scuola
s'è ammodernata. Temi come quelli dati in Francia possono capitare certamente
anche da noi. Ma ai miei tempi la scuola voleva da noi parafrasi di idee accettate
dalle istituzioni, amplificazioni retoriche del politicamente corretto, prescriveva il
conformismo. Il "bac" francese, mi pare, sfida gli alunni a prendere posizioni
scottanti e difficili, e ad argomentarle.
Certo bisognerebbe poi leggerli, gli svolgimenti dei ragazzi francesi. Però quest'anno
si sono presentati al "bac" 631.429 candidati (l'intera generazione), e il tasso dei
promossi sarà, come negli ultimi anni, il 79%; anche quelli della Martinica passano al
68%. Vuol dire che hanno impapocchiato qualcosa di non del tutto vergognoso.
Magari sarà per questo che in Francia la professione dell'intellettuale ha un pubblico
folto e rispettoso, che non si discute tanto di calcio, che la trasmissione più celebre
della tv parla di libri e non di sport? Che il Maurizio Costanzo locale intervista
maîtres à penser e nouveaux philosophes? Ah saperlo, saperlo. |