RASSEGNA STAMPA

9 GIUGNO 2001
GIUSEPPE SANTANIELLO
Popper, la tv e i "cattivi" insegnamenti
In occasione di un recente evento istituzionale di alta rilevanza, alcuni giornali hanno rievocato la figura di Karl Popper, il filosofo, teorizzatore della "società aperta" e, in particolare, hanno fatto richiamo a un suo scritto del 1993 concernente la televisione. Dato il valore dell'insegnamento popperiano, che conserva attualmente tutta la sua validità, è opportuno delineare i contenuti dell'analisi svolta dal grande pensatore.
Anzitutto va precisato che il titolo editoriale di un libro pubblicato nel 1996 Cattiva maestra televisione (Donzelli, pagg. 64, lire 10mila) è in realtà improprio: esso raccoglie un'introduzione di G. Bosetti "Popper, il Papa e la TV"; un capitolo "La potenza dei media" di Karol Wojtyla; un capitolo di John Condry "Ladra di tempo, serva infedele"; un'analisi di Charles S. Clark "La violenza in TV", e l'incisivo "saggio" di K Popper "Una patente per fare Tv".
Il nucleo concettuale del pensiero espresso dal filosofo non è affatto rivolto a sostenere che la televisione di per sé sia una cattiva maestra, ma, potenzialmente, potrebbe essere una forza per il bene o una forza per il male; e "la ragione è che diventare una forza culturale per il bene è un compito difficile". Egli assegna alla televisione il valore dì contributo alla realizzazione della democrazia, la cui idea fondamentale è "quella di far crescere l'educazione generále, offrendo a tutti opportunità sempre migliori". A tale fine è necessario che chi si candida a produrre televisione consegua una "patente ideale", consistente nella consapevolezza di essere coinvolto nell'educazione di massa, in un tipo di educazione che è "terribilmente potente e importante". Tutti coloro che sono coinvolti nel fare televisione, devono riconoscere che, poiché la televisione porta le sue immagini sia davanti ai bambini e ai giovani che agli adulti, chi fa televisione diventa partecipe dell'educazione degli uni e degli altri.
Se non che, soggiunge Popper, è più facile trovare gente che produca materia di scarso valore e talvolta noiosa; ed è più difficile trovare professionisti capaci di produrre programmi interessanti e di valore.
Egli spiega che (senza volere generalizzare) le stazioni televisive, per mantenere la loro audience, tendono a produrre materiale sensazionale: ma "il punto essenziale" è che difficilmente la materia sensazionale "è anche buona". Né è vero che l'audience accetti qualunque tipo di programmi, purché "ci si mettano sopra delle spezie, dei sapori forti, che sono per lo più rappresentati dalla violenza, dal sesso e dal sensazionalismo".
Però Popper non indulge al pessimismo e afferma: "Non manca chi sia in grado di distinguere i valori dell'audiovisivo e far nascere anche una produzione televisiva migliore, poiché è compito per persone di talento quello di realizzare cose interessanti e buone".
Uno dei punti più alti dell'insegnamento popperiano consiste nell'esigenza di un limpido rapporto tra televisione e bambini. Questi sono dipendenti, in misura considerevole nella loro evoluzione mentale, dal loro "ambiente": ed è necessario che l'offerta televisiva influenzi tale ambiente in modo positivo per il loro sviluppo, rifuggendo da immagini di violenza o sensazionali o tali da turbare il delicatissimo equilibrio psicologico dei minori. Gli insegnamenti del grande filosofo acquistano sempre più valore di attualità, in questa epoca di crescenti sviluppi della società dell'informazione, di innovazioni connesse alla democrazia elettronica, di globalizzazione in continua espansione. Con riferimento a quest'ultima, un influente sociologo, Anthony Giddens, direttore della London school of economy, ammonisce che sarebbe un errore valutare il fenomeno solo in termini mercantili, poiché esso è sociale, culturale, tecnologico, e trova connessione con lo sviluppo dei sistemi di comunicazione. Gli enunciati di Popper hanno validità su un piano universale (senza riferimenti a specifici sistemi televisivi); ma è evidente che ogni Paese possa trarne profitto.
Vorrei ricordare che, in merito alla tutela dei minori nei settori dell'audiovisivo, il codice dell'informazione (elaborato in collaborazione fra il consiglio dell'ordine dei giornalisti e l'autorità garante dei dati personali) rappresenta una "normativa" particolarmente avanzata, della quale può dirsi che ben potrebbe rapportarsi agli enunciati del filosofo. Questo è solo un esempio.
Ma è da auspicare che tante altre innovazioni di regole, di formule, di modelli intervengano, affinché il sistema mediatico si ispiri sempre, in un mondo sottoposto a veloci cambiamenti, a quei valori che "valgono a ridisegnare la nostra vita".
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vedi anche
Filosofia (e) politica