| Nel quadro di un progetto di ricerca che va avanti da anni, il gruppo di Cesare Peschle all'Istituto superiore di Sanità avrebbe individuato direttamente nel sangue un tipo di cellula, l'emoangioblasto, che sarebbe in grado di maturare sia nella direzione delle normali cellule del sangue che in quella delle cellule che costituiscono i vasi sanguigni. Una scoperta, quindi, che fa diventare sempre più concreta la possibilità di riparare o sostituire tessuti e parti di organo danneggiati da malattie o da incidenti. In particolare, questo tipo di cellula potrebbe aiutarci a riparare il preziosissimo tessuto di cui sono costituite le pareti dei vasi sanguigni. Persone che hanno qualche vaso, piccolo o meno piccolo, danneggiato da un infarto, dall'invecchiamento o da infezioni virali potrebbero così vedere i propri vasi sanguigni riparati, se non ringiovaniti.
Una prospettiva interessante che si muove nel quadro di un processo sempre più promettente e accelerato verso l'individuazione della cellula staminale ideale, cioè disponibile a tutto, meglio se prelevata da tessuti adulti o quasi adulti.
Nelle scorse settimane c'erano state almeno altre due grosse novità. La prima riguarda la possibilità di prelevare cellule staminali cerebrali da un essere umano morto da qualche ora, come si usa fare ormai di routine con gli organi da trapiantare. Nessuno dubita più che si possano prelevare e coltivare cellule staminali cerebrali da un cervello completamente formato, anche di un adulto. Il problema è rappresentato al momento dalla vitalità di queste cellule, cioè dalla loro disponibilità a moltiplicarsi in coltura con una certa velocità.
Nel caso dei topi, che sono gli animali sui quali si sperimentano quasi tutte queste tecniche prima di passare all'uomo, non si è riscontrata una grandissima differenza nella capacità di crescere e moltiplicarsi da parte di cellule staminali cerebrali, sia che siano state prelevate da embrioni che da topi adulti. Nel caso degli esseri umani si era osservato invece fino ad oggi una notevole differenza: quelle d'origine embrionale o fetale crescevano prontamente mentre quelle prelevate da un adulto crescevano poco e male.
La vera novità non è quindi tanto che queste cellule siano state prelevate da un cadavere, quanto la messa a punto di nuovi metodi di coltura che hanno permesso di constatare la capacità di queste cellule di moltiplicarsi anche 30 volte in laboratorio fino a raggiungere numeri misurabili in migliaia di miliardi. Le prospettive aperte da questi studi, se saranno confermati anche da altri gruppi di ricerca, come quello del nostro Angelo Vescovi, riguardano quindi la possibilità di prelevare cellule anche qualche ora dopo il decesso e la possibilità di farle crescere fino a produrne un gran numero. Resta il problema di che cosa queste cellule possono poi diventare e cosa no.
Veniamo quindi alla seconda novità: sono state trovate nel midollo osseo dei topi cellule staminali praticamente totipotenti. Le cellule del sangue - globuli rossi, globuli bianchi e le cosiddette piastrine che servono per la coagulazione del sangue stesso in caso di ferita - sono prodotte quotidianamente nel midollo osseo, una materia mucillaginosa che si trova all'interno delle nostre ossa lunghe e che giunge a volte sulla nostra tavola nel contesto di un ossobuco. Le cellule del midollo osseo sono quindi lì per formare tutti i vari tipi di cellule sanguigne. Si deve trattare perciò di cellule precorritrici capaci di differenziarsi in un vasto spettro di cellule. Questo lo si sa da diversi anni. Da qualche anno si sospettava anche che alcune rarissime cellule presenti all'interno del midollo osseo avessero delle potenzialità ancora più ampie, fossero cioè capaci di differenziarsi anche verso tipi cellulari non strettamente sanguigni. Già nel 1998 i gruppi di ricerca di Fulvio Mavilio al San Raffaele di Milano e di Giulio Cossu allora alla "Sapienza" di Roma mostrarono per la prima volta che le cellule staminali presenti nel sangue di un topolino adulto potevano divenire cellule muscolari, con la prospettiva di ripopolare le fibre di un muscolo sfilacciato o indebolito, per una malattia genetica o per un incidente. Da allora le prove di questa capacità di affrontare un cambiamento d'identità da parte di alcune, rare, cellule del midollo osseo si sono moltiplicate.
E' evidente che il midollo osseo potrebbe essere una sorgente ideale di cellule staminali. Si possono prelevare infatti in ogni momento e anche da un individuo vivo, come si fa già oggi nel caso di trapianti di midollo. E' quindi particolarmente importante che si siano individuate adesso alcune altre cellule capaci di dare veramente luogo a qualsiasi tipo di tessuto. Si tratta di stipiti cellulari estremamente rari, ma oramai si sa che esistono. Individuarli con sicurezza e purificarli sarà solo una questione di tempo. |