![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 GIUGNO 2001 |
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"Il codice della vita" di Kevin Davies: una cronaca
degli studi (durati quindici anni) con una domanda sul futuro dell'uomo
Dietro l'impresa scientifica del secolo: polemiche, ripicche,
dispetti di piccoli e grandi protagonisti
"Il codice della
vita" di Kevin Davies, è edito da Mondadori, pagine 381, lire
34.000
L'essere
umano è capace di adescare e ricattare fanciulli innocenti, sfruttare i deboli
e perseguitare i suoi simili indifesi e allo stesso tempo utilizzare brandelli
ritorti di intestino di un animale per produrre le corde sonore da cui estrarre
le musiche più sublimi. È sempre lo stesso uomo, attraverso i tempi e i luoghi.
È sempre lo stesso uomo che si affida a maghi e guaritori delle più diverse
tendenze e che allo stesso tempo si avventura, unico fra tutte le specie, ad
esplorare la base biologica della propria identità. Chi non coglie
l'inseparabilità di queste sue due facce, non capisce niente del fenomeno Uomo,
anche se si presenta in tv o si arrampica sulle prime pagine dei quotidiani per
"spiegarci", ahinoi, il perché e il per come di mille eventi -
ordinari, inquietanti o sconvolgenti - della vita di tutti i giorni. Sullo
sfondo delle peggiori efferatezze c'è sempre un angelo che piange e dietro le
più esaltanti imprese c'è sempre il grugnito di qualche animale selvatico o
rinselvatichito. Ambizioni inconfessate, gelosie, incapacità di accettare un
ridimensionamento del proprio Io, il desiderio di umiliare, sopraffare e
prevaricare e anche la pura e semplice malvagità, accompagnano da sempre,
insieme all'entusiasmo, l'onestà, la generosità, la creatività e un pizzico di
fortuna, gli eventi umani, anche quando si ha a che fare con imprese esaltanti.
Nel suo famoso libro La doppia elica , James Watson mostrò parecchi anni fa
il lato umano della ricerca e della scoperta scientifica del nostro tempo,
raccontando e commentando le vicende piccole e grandi, meschine e nobilissime,
umane e sovrumane che avevano accompagnato la scoperta della struttura a doppia
elica del Dna, la molecola della vita, all'inizio degli anni '50. Cinquant'anni
dopo Kevin Davies ci racconta ( Il codice della vita , Mondadori)) le vicende
umane, individuali e collettive, che hanno caratterizzato i quindici anni che
intercorrono fra l'avvio e il completamento del Progetto Genoma, la
decifrazione del complesso dei tre miliardi di nucleotidi che codificano il
patrimonio genetico della nostra specie.
L'autore non
è uno scienziato che lavora in laboratorio, ma è stato fino a poco tempo fa il
direttore di una prestigiosa rivista di biologia molecolare e al momento ne
dirige un'altra altrettanto prestigiosa. Ha seguito insomma le vicende
scientifiche da una posizione privilegiata e si è trovato
"professionalmente esposto" all'infuriare delle più aspre polemiche e
a quel complesso di piccineria, ripicche e ritorsioni che accompagnano le
dispute più brucianti. Polemiche e dispute che hanno coinvolto scienziati di
genio, scienziati di media caratura, grandi clinici, operatori finanziari,
politici e giornalisti. È il più adatto quindi a cogliere la miseria e la
nobiltà dell'impresa scientifica in questione, il quotidiano e l'imperituro, il
grugnito e il sospiro. In questa vicenda un pugno di protagonisti geniali, un
manipolo di comprimari, una folla di comparse e qualche pupo si muovono nella
luce accecante di un'epopea senza pari che ha portato all'esplorazione
molecolare del Continente Uomo, dove convivono naturaliter il Bene e il lato
oscuro della Forza. Il libro può essere letto infatti in entrambe le chiavi.
Coloro ai quali interessa il lato umano della vicenda, dal puro e semplice
pettegolezzo all'illustrazione delle grandi capacità manageriali di alcuni
protagonisti, dallo scontro fra la scaltrezza e l'intelligenza alla pura
dabbenaggine,
dal colpo di
genio all'abilità comunicativa, dalla mortificazione al trionfo, dal calcolo
politico a quello finanziario, troveranno di che compiacersi. Ma anche coloro
ai quali interessano gli sviluppi di un'esaltante impresa scientifica
collettiva, potranno trarre dalla lettura di questo libro un gran numero di
informazioni di prima mano, libere dalle imprecisioni e dagli errori che
accompagnano quasi inevitabilmente ogni resoconto di carattere per così dire
giornalistico.
In questa
ottica va letto e in questa ottica l'ho letto, incuriosito e affascinato dalla
molteplicità degli aspetti di questa vicenda, nella quale, si direbbe, l'Uomo
si rispecchia due volte: come mente collettiva e come insieme di individui, o
se si preferisce, come razionalità, inevitabilmente collettiva, e come
insopprimibile passionalità, altrettanto inevitabilmente individuale. In fondo,
non si tratta che della lunghezza focale dello strumento con il quale si
osservano
queste vicende, come del resto molte altre. Se ci si tiene accosto alla scena,
si osserva una ridda di individualità che attraversano, per un attimo o per un
po' di più, il campo visivo, interagendo forsennatamente fra di loro mentre
vivono le loro vite, intessute come ogni altra, di gioie e di affanni. Se ci si
tiene in un campo lungo, a rispettosa distanza dalla scena, si osserva invece
una gigantesca opera collettiva che ha prodotto risultati che resteranno per
sempre. L'Uomo ha un solo genoma e non verrà decifrato un'altra volta.
Il fatto che
dietro questa impresa ci siano, come in tutte le altre, schiere di primattori,
comparse e marionette che vivono la loro vita di ogni giorno non deve però
farci perdere di vista la sua eccezionalità.
Tutti
credono di saper rispondere alla biblica domanda Quid est homo ?, Che cosa è
l'Uomo, ma pochi si danno da fare per procurarsi una base conoscitiva concreta
per affrontare seriamente il quesito e si avanzano per lo più proposte che
hanno alle loro spalle secoli di onorata carriera. Al momento la sequenza del
genoma umano è solo un campo incolto, ma nasconde una miniera da sfruttare. Non
sarà domani, né probabilmente dopodomani, ma giorno dopo giorno ne ricaveremo
risposte su risposte, a quesiti che ci siamo posti e soprattutto a quesiti che
non ci siamo mai posti. Certo, se uno guarda con un'ottica ancora più
distaccata, con una sorta di teleobiettivo che appiattisce ogni dettaglio,
anche questa impresa appare come uno dei tanti minuscoli eventi che hanno
costellato la nostra storia. Chi sa già tutto non imparerà nulla, esattamente
come chi non sa nulla. Chi è curioso e non disdegna il nuovo solo perché nuovo
imparerà qualcosa.
L'Uomo si è piegato a guardarsi in uno specchio, dove ciascuno vedrà ciò che vuole vedere. Però si è piegato, creatura mortale, nuda e fragilissima che abita da qualche migliaio di anni un pianeta sperduto alla periferia della Galassia. E ha guardato, con gli stessi occhi del gufo e del babbuino, oggetti che sono un miliardo di volte più piccoli di lui. Mihi quaestio factus sum , si diceva un tempo Sant'Agostino, interrogandosi appassionatamente sulla propria natura, individuale e allo stesso tempo collettiva