RASSEGNA STAMPA

26 MAGGIO 2001
GIUSEPPE CASSIERI
L'altro Newton: alchimista, eretico, occultista...

Michael White, "Newton", Trad. di Isabella Blum e Emilio Diana, Rizzoli, pp. 513, L. 36. 000

Dobbiamo a Michael White, autore di agguerrite biografie dì scienziati (Leonardo, Darwin, Einstein, Hawking ... ) questo affascinante, Newton: Isaac Newton, "uno degli uomini che hanno cambiato il mondo". Nella classifica di Michael Hart - The 100 - lo scopritore della gravitazione universale, delle tre leggi della meccanica, l'inventore del calcolo infinitesimale - forse a pari merito con Leibniz -, della scomposizione della luce bianca, compare al secondo posto tra Maometto e Gesù Cristo.

La classifica, per quel che può valere una spia così labile, è dei nostri giorni (1993) e certo non subisce l'influenza dei pur preziosi agiografi sette-ottocenteschi quali William Stukeley e Sir David Brewster che avevano mitizzato il personaggio.

Toccherà all'insigne economista John Maynard Keynes, studioso di Newton e ricognitore di tutto il materiale documentario emerso da una cassa segreta, rivelare l'aspetto più umano, e quindi mutevole, contorto, di un genio presuntivamente "cartesiano". Keynes, in una conferenza del 1942 al Royal Society Club, scuote l'uditorio con un'affermazione che rovescia l'immagine fin lì monolitica dello speculatore e sperimentatore razionalista: "Newton non fu il primo scienziato dell'età della ragione. Piuttosto fu l'ultimo dei maghi, l'ultimo dei Babilonesi e dei Sumeri".

Ciò che le carte pazientemente frugate permettono di appurare a distanza di due secoli avrebbe con ogni probabilità impedito a Newton di raggiungere quello status sociale, quella "unicità" rivoluzionaria che occupava gran parte dei suoi pensieri, nonché la brillante ascesa al Trinity College di Cambridge, la direzione della zecca di Londra e la presidenza della Royal Society.

Quali dunque gli scheletri stipati nel suo armadio?

Principalmente, l'eresia antitrinitaria, ovvero l'adesione all'arianesimo, e - peccato mortale all'occhio della comunità scientifica - l'aver "trascorso più tempo nelle ricerche alchemiche che nell'esplorazione delle limpide acque della scienza". Newton alchimista, Newton chiuso nel suo laboratorio a rimestare vili metalli, a perseguire la pietra filosofale, a compulsare stregonescamente la Bibbia, a rovinarsi anima e corpo in pratiche diaboliche, ivi inclusa la magia nera!

Nessuna spiegazione sarebbe valsa, in quella fase storica, a salvaguardare il prestigio di un ricercatore, pur in auge, di manifesta fede puritana, e avrebbe sicuramente aggravato i conflitti psicologici che si portava dietro dall'infanzia - un infanzia avara di affetti nel villaggio di Woolsthorpe (Lincolnshire)-, il suo nevrotico bisogno di sentirsi al vertice della piramide, a un passo dal tocco divino.

E poi c'è la vicenda sentimentale, tenuta accortamente al riparo da scandali e ricatti, che irrompe nel racconto di Michael White, per quel che si ricava dall'epistolario, dai quaderni, dagli appunti in grafia microscopica, dagli stessi omissis. Oltre che eretico, alchimista, occultista, teologo eterodosso e magari figliastro satanico, il professor Isaac Newton era omosessuale. Nessuna flagranza per gli indiscreti, ma prove sufficienti a sustanziare almeno un paio di relazioni di forte impatto, e in particolare quella, molto sofferta, col giovane matematico svizzero Nicholas Fatio de Duillier,

La sola figura femminile che circola con qualche insistenza nelle pagine del saggio è la nipote Catherine Barton, donna quanto mai avvenente, disinvolta e dotata di notevole gusto letterario. Quel gusto che viceversa mancava all'illustre zio, sordo all'arte poetica (la riteneva "un ingegnoso nonsenso"). Né ShakespeareChaucerMilton hanno avuto l'onore di essere sfogliati da Newton. Le frequentazioni, reali o ideali, erano riservate ai filosofi della natura, sempre che costoro fossero disposti a confortare le sue ipotesi di lavoro, i suoi trattati Principia mathematica e Ottica), e non si azzardassero a vantare priorità teoriche. E' il caso della disputa con Leibniz a proposito del calcolo infinitesimale. A chi attribuirne la primogenitura? Verosimilmente si trattò di una scoperta parallela, ma la cause célébre mobilitò a lungo sostenitori e rivali.

Ossessionato dal concetto che "nella medesima epoca non vi potesse essere più di un glorioso interprete" del cosmo, Newton attacca, contrattacca e non riesce a perdonare quello che giudica "un tentativo criminale di introdursi in un'altissima missione". La sua, s'intende. Finanche nei giorni che precedono la morte (20 marzo 1727) era solito tornare sulla controversia e si compiaceva di "aver spezzato il cuore di Leibniz". Rigurgiti evidenti di antichi veleni., di ipocondrie e profonda scontentezza che presto svaniscono se porgiamo l'orecchio alle parole, di congedo raccolte dal nipote Benjamin Smith: parole di un poeta involontario, di un uomo finalmente depurato, felicemente umile, curvo sul proprio destino: "Non so cosa posso sembrare al mondo; ma a me stesso sembra di essere stato come un ragazzo che gioca sulla riva del mare e si diverte a trovare di quando in quando un ciottolo più liscio o una conchiglia più bella, mentre il grande oceano della verità si stende ignoto tutt'intorno".
inizio pagina
vedi anche
Cultura-Impresa scientifica