![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 MAGGIO 2001 |
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Un bell'esempio dell'interazione virtuosa tra libro e Internet di cui parla Epstein nella pagina di apertura di questo supplemento ci è offerto in questi giorni dall'uscita per il Saggiatore di un piccolo volume, intitolato Noi e loro. Dialogo sulla diversità culturale (pagg. 160, L. 26.000), i cui contenuti vengono proposti contemporaneamente, e quasi per intero, sul sito dello stesso editore www.rescogitans.it. L'introduzione dì Simona Morini e il saggio di Richard Rorty, Heidegger, Kundera e Dickens, su filosofia e romanzo come modelli opposti per una cultura del dialogo tra diverse culture, sono proposti integralmente. La corrispondenza della studiosa indiana Anindita N. Baslev con Rorty invece è presente solo nel volume. Ma l'aspetto dialogico, tipico di un mezzo come Internet, nel sito viene sviluppato in altro modo. Pubblicando una sezione 'documenti' che propone altri testi, filosofici e letterari, utili per approfondire la riflessione sulla diversità culturale e soprattutto una sezione "saggi e commenti,, che raccoglierà contributi originali dì studiosi e semplici visitatori. Il dibattito è aperto a tutti. Due autorevoli interventi, di Flavio Baroncelli, che condivide con Rorty la diffidenza verso le sistematizzazioni filosofiche di stampo universalistico, e di Aldo Giorgio Gargani, che sottolinea il carattere eurocentrico del pensiero di Rorty, sono proposti in questa pagina come primi spunta per la discussione che dovrà continuare in rete (scrivete all'indirizzo: info@rescogitans.it).
Che cosa ha da dire la filosofia sul tema della diversità culturale? Può ancora fornire strumenti per immaginare e costruire modi di pensare, realtà e società cosmopolite? Qual è il tipo di educazione più adatto a formare cittadini di un mondo multirazziale, caotico e complesso, simile più a un bazaar kuwaitiano che non a un club per gentiluomini inglesi per usare l'espressione dell'antropologo americano Clifford Geertz? E' ancor proponibile la fiducia illuminista nell'esistenza di invarianti culturali atemporali per cui - come ha scritto Isaiah Berlin - Byron sarebbe stato felice di sedersi a tavola con Confucio, Sofocle si sarebbe sentito perfettamente a suo agio nella Firenze del Quattrocento, e Seneca nel salotto di Madame du Deffand o alla corte di Federico il Grande?
Queste sono alcune delle domande poste da Simona Morini. La letteratura, per Rorty più adatta a formare delle menti libere, aperte antidogmatiche, si fronteggia con la filosofia. Ma a ben vedere, giudicando i materiali proposti nel sito, non mancano i filosofi che dall'interno hanno strappato la veste dogmatica con cui si presenta spesso questa disciplina. Rorty del resto, nell'attaccarla si concentra solo su Heidegger, che certamente non è un campione di liberalismo o di democrazia. In realtà quando il dibattito si svolge tra autori come Putnam e Rorty, Amartya Sen e Bernard Williams, ci si muove nell'ambito della tradizione liberaldemocratica e si ha l'impressione che il dissenso riguardi appunto l'interpretazione filosofica, o epistemologica, che se ne propone.
"Un'utopia democratica è una comunità in cui la tolleranza e la curiosità, più che la ricerca della Verità, sono le principali virtù intellettuali. In cui non c'è niente di remotamente simile a una religione di stato o a una filosofia di stato". Questa è una affermazione centrale di Rorty sulla quale, se non per una questione dì sottigliezze, tutti questi autori concorderebbe (soprattutto se Verità è scritto in maiuscolo). Siamo ancora lontani dalle incomprensioni, dalle durezze, talvolta dalla violenza, che la diversità culturale può comportare. Ma la consapevolezza dì trovarci in un bazaar e non in un club esclusivo di raffinati intellettuali è già di per sé un invito a farle emergere in tutta la loro complessità.