RASSEGNA STAMPA

13 MAGGIO 2001
SEBASTIANO MAFFETTONE
Una comunità quasi liberale

Michael Walzer, "Ragione e passione. Per una critica del liberalismo", Feltrinelli, Milano 2001, pagg. 90, L. 23.000.

Michael Walzer è un noto studioso ebreo-americano (la definizione è sua) di Princeton che, nel passato, ha scritto testi che, come Guerre giuste e ingiuste (in italiano da Liguori) o Sfere di giustizia (Feltrinelli), hanno dato un contributo interessante e profondo alla filosofia politica contemporanea. Negli ultimi anni ha scelto una strategia, anche curiosa, basata sul desiderio di ridimensionare l'aspetto filosofico della politica in nome delle più concrete esigenze di partecipazione politica e mobilitazione intellettuale. Questo suo ultimo libro, tradotto in italiano con il titolo Ragione e passione, è un'elegante testimonianza della sua più recente vocazione storico-pragmatìca.

Lo scritto, ispirato a un precedente e più analitico articolo dedicato alla critica comunitaria del liberalismo, costituisce nella sostanza un invito a mettere parzialmente da parte il liberalismo filosofico in nome della pratica della democrazia sociale. Da questo punto di vista bisogna subito avvertire il lettore, pena la totale incomprensione del libro, che il liberalismo filosofico in questione è, per Walzer, il liberalismo politico-normativo alla Rawls della filosofia americana contemporanea. Su questa base Walzer, che queste cose conosce assai bene, ha facile gioco nel criticare l'astrattezza di una filosofia tutto sommato kantiana, basata sull'autonomia di un soggetto ipotetico e sradicato dalla comunità reale di appartenenza.

Fin qui, per la verità niente dì nuovo. Qualcosa di nuovo, invece, c'è nel modo in cui il tardo comunitarismo alla Walzer collega il radicamento nella comunità alla lotta politica democratica a favore dell'eguaglianza Il liberalismo filosofico, in questa prospettiva, viene accusato di non considerare adeguatamente il peso che le appartenenze involontarie (nascita, territorio, sesso eccetera) hanno nella nostra formazione, l'importanza del conflitto sociale e il significato liberatorio delle passioni politiche. A tutto ciò il liberalismo filosofico contrappone un'idea, per Walzer magari elegante ma tutto sommato vuota, di deliberazione razionale, che è per così dire troppo fredda per essere presa sul serio nel mondo concreto.

Anche se Walzer propone questa sua tesi con una certa raffinatezza intellettuale, non è difficile vedere come essa stia in piedi o cada in relazione alla possibilità di prendere sul serio una filosofia politica normativa. Quest'ultima è infatti giocoforza astratta nel modo qui criticato, e sono circa due secoli che una tesi del genere circola negli ambienti filosofici. Walzer ha, in quest'ottica, qualche bella pagina (in specie pagina 50 e seguenti) in cui contrappone al riconoscimento utopico, proprio dell'ideale filosofico liberale, un riconoscimento autenticamente politico. Ma, in sostanza, poco aggiunge a chi frequenta d'abitudine le critiche di Hegel a Kant. In conclusione, la contrapposizione tra la ragione della filosofia e la passione della politica, che dà il titolo al libro, coglie sicuramente qualche elemento della realtà di fatto. Quello che proprio non si capisce è perché mai un intellettuale come Walzer, che sa molto di filosofia e poco della realtà di fatto, debba essere tanto entusiasta della seconda mentre lo è molto meno della prima.
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vedi anche
Filosofia (e) politica