![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 MAGGIO 2001 |
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Allievo di Popper e poi mago dei mercati internazionali, ora riflette criticamente sui rapporti tra capitalismo e democrazia
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George Soros, "La Società Aperta. Per una riforma del capitalismo globale", traduzione di M. Taborelli, Ponte alle Grazie, Milano 2001, pagg. 450, L. 35.000 |
Nella nostra epoca della specializzazione e della frammentazione del sapere, è raro trovare libri poliedrici e audaci come l'ultimo scritto da George Soros. Soros è una figura controversa, come del resto è difficile che non sia chi in una sola generazione ha accumulato un patrimonio di alcune migliaia di miliardi. E per di più li ha accumulati non seguendo un progetto industriale innovativo, come Bill Gates, ma insegnando a banchieri centrali, ministri del Tesoro, e anche a professori di economia un po' troppo innamorati delle proprie idee, alcune semplici lezioni sul fatto che i governi non erano più in grado di decidere il tasso di cambio delle proprie valute. La lezione, non proprio gradita dai contribuenti, la dovettero imparare rapidamente soprattutto le banche centrali e i Governi inglesi e italiani nel 1992, al costo di diverse migliaia di miliardi bruciati nel tentativo di difendere un valore della sterlina e della lira che non corrispondeva alla realtà.
Negli ultimi anni Soros non ha avuto la stessa fortuna, e ha preferito dedicare una parte importante del suo tempo a due attività. La prima è lo sviluppo di una formidabile e benemerita rete di interventi filantropici e culturali nei Paesi del Terzo Mondo e dell'Europa centrale e orientale. La seconda è l'attività di saggista. Allievo di Karl Popper alla London School of Economics negli anni Cinquanta, Soros ha sempre avuto un grande interesse per le questioni epistemologiche, soprattutto per quelle che riguardano la natura della scienza economica. A questi interessi originari da qualche anno ha aggiunto quelli per i problemi economici, politici e sociali del mondo della globalizzazione.
Il suo ultimo volume, che riprende parti di suoi lavori già pubblicati, offre una visione generale delle tesi del finanziere americano di origine ungherese. Il libro comporta una pars destruens e una pars construens. La prima è costituita da una critica del capitalismo globale o, piuttosto, da quello che Soros chiama "il fondamentalismo del mercato", la versione moderna del laissez-faire ottocentesco. La seconda è costituita dalla proposta di una "Alleanza per la Società Aperta" che dovrebbe comprendere tutti i Paesi democratici del mondo, i quali dovrebbero costituire una polis internazionale in grado di governare l'economia globale, eliminandone gli effetti negativi.
La pars destruens è quella che ha procurato a Soros una simpatia nella sinistra internazionale quale è raro che uno degli uomini più ricchi del mondo abbia goduto. Per Soros la globalizzazione ha visto il trionfo del capitalismo, ma a questo trionfo non ha corrisposto né un trionfo della democrazia, né una soluzione ai problemi sociali tanto dei Paesi ricchi quanto, soprattutto, dei Paesi poveri: "C'è una significativa discrepanza tra le condizioni politiche e quelle economiche che oggi prevalgono nel mondo... Il capitalismo e la democrazia non vanno necessariamente di pari passo". E ancora: "I valori del mercato esprimono solo ciò che ogni partecipante è disposto a pagare a un altro in un libero scambio, e non danno espressione agli interessi comuni di tutti i partecipanti. Ne deriva che i valori sociali possono essere serviti solo da accordi politici e sociali, per quanto questi siano meno efficienti dei mercati". La cornice territoriale e giuridica di questi accordi è tradizionalmente lo Stato nazionale. Ma con la globalizzazione dell'economia, e in particolare con la globalizzazione dei mercati finanziari, i governi hanno perso la gran parte dei poteri che avevano. La mobilità dei capitali fa sì che essi siano sempre più difficilmente tassabili, e questo riduce drasticamente la possibilità di mantenere le strutture del Welfare State. Se non interverranno cambiamenti radicali, tutto questo "provocherà la disgregazione definitiva del sistema capitalistico globale. Se e quando l'economia globale perde colpi, le pressioni politiche rischiano di squarciarlo. É già accaduto. La precedente versione del sistema capitalistico globale, quella in auge un secolo fa, è stata distrutta dalla Prima guerra mondiale, e dalle successive rivoluzioni".
Tutto questo significa che il "fondamentalismo del mercato" minaccia la "Società Aperta". E lo fa non perché il primo sia "diametralmente opposto" alla seconda, ma "involontariamente", "fraintendendo il modo in cui operano i mercati e attribuendo loro un ruolo esageratamente dominante".
La soluzione a tutto questo è l'"Alleanza per la Società Aperta". Si tratta indubbiamente della tesi più audace di Soros. Egli si dimostra particolarmente insoddisfatto dal predominio mondiale esercitato dagli Stati Uniti, e da un Congresso (quello della seconda presidenza Clinton) che considera dominato anch'esso dal fondamentalismo del mercato. Le democrazie mondiali dovrebbero unirsi, in modo da dar vita a istituzioni internazionali ben più forti di quelle oggi esistenti, dall'Onu alla Wto alla Banca mondiale, che Soros non manca di criticare fortemente per la loro incapacità di governare i processi economici e sociali globali. Come dovrebbe agire l'Alleanza? Questo è un esempio delle tesi di Soros: "Se l'Alleanza riuscisse a prendere il controllo dell'Onu nominerebbe il segretario generale, responsabile del Segretariato, e quest'ultimo guiderebbe il lavoro legislativo dell'Assemblea Generale. La posizione del segretario generale sarebbe equivalente a quella del leader del partito di maggioranza in uno Stato democratico". Se alla conquista dell'Onu si aggiunge che l'Alleanza dovrebbe poter comandare le forze militari della Nato, e dovrebbe avere il controllo di una Banca mondiale che disponga di risorse molto maggiori di quelle attuali, e che intervenga direttamente nel finanziare i privati nei Paesi più poveri, il quadro diventa completo. L'Alleanza avrebbe tutti i poteri per "favorire lo sviluppo di società aperte in tutto il mondo e imporre leggi e istituzioni che regolino la condotta degli Stati nei confronti dei cittadini propri e di quelli degli altri Stati".
C'è un proverbio inglese che dice, più o meno: "Se l'arcivescovo di Canterbury dice che Dio esiste, sta facendo semplicemente il suo mestiere. Se l'arcivescovo di Canterbury dice che Dio non esiste vale la pena di starlo a sentire". Non è azzardato immaginare che questo è esattamente quanto è avvenuto per Soros. Che uno dei protagonisti della globalizzazione economica affermi che essa comporta così tante conseguenze negative e così tanti pericoli non può non suscitare attenzione. Ma, come avrebbe detto Popper, il contenuto oggettivo di verità di una tesi non dipende da chi la pronuncia.
Nel caso di Soros, molte delle sue tesi non sono più vere per il fatto che sia un famoso finanziere ad affermarle. Una di queste tesi - veramente centrale nel libro - è che il capitalismo globale abbia fatto crescere la povertà di molte aree del mondo. É una posizione molto diffusa ma, come hanno mostrato economisti quali Richard Easterlin o Robert Lucas, non è affatto generalmente vera. Se si considera ad esempio la speranza di vita, nell'ultimo mezzo secolo essa si è allungata di venti anni nei Paesi del Terzo Mondo, ed è cresciuta (dodici anni in più) persino nell'Africa sub-sahariana, l'area che ha meno approfittato dello sviluppo economico mondiale.
Come sarebbe il nuovo ordine mondiale auspicato da Soros? Non essendo uno statista, Soros non ha il dovere di provare che le sue proposte siano effettivamente in grado di funzionare, e di condurre a una situazione migliore di quella attuale. Ma una domanda sorge spontanea. Se il mercato globale è così potente da minacciare i diritti individuali ovunque nel mondo, quale sarebbe il potenziale di tirannia di un'Alleanza dei Paesi più ricchi e potenti che dominasse tutte le leve del potere economico, politico e militare del pianeta?