RASSEGNA STAMPA

23 APRILE 2001
FRANCO MARCOALDI
Witold Gombrowicz qualche parolina contro Sartre

Witold Gombrowicz, "Corso di filosofia in sei ore e un quarto", SE, pagg. 115, lire 28.000

Sei ore per passare al setaccio Kant, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Kierkegaard, Husserl; più un quarto d'ora finale per Marx e il marxismo. Lo scrittore polacco Witold Gombrowicz va veloce; non ha tempo da perdere. Alla lettera: siamo nel 1969 e gli restano ormai pochi mesi di vita; eppure proprio la filosofia - sua antica e controversa passione - lo salverà dal desiderio di suicidarsi, come ricorda Francesco M. Cataluccio nella sua illuminante postfazione alla nuova edizione italiana di questo celebre Corso (traduzione di Liliana Piersanti). Proprio queste lezioni "terminali" tenute alla moglie Rita e all'amico Dominique de Roux avranno il potere, "in quel momento di decadenza fisica, di mobilitare il suo spirito". In ogni testo, in ogni autore, Gombrowicz non cerca la sistemazione logica dell'universo mondo, quanto piuttosto una risposta al tema concretissimo del dolore: "i filosofi (ad eccezione di Schopenhauer) sembrano persone che, comodamente sedute nelle loro poltrone, trattano il dolore con un disprezzo assolutamente olimpico, che scomparirà il giorno in cui andando dal dentista si metteranno a piagnucolare".

L'attacco in questo caso è rivolto a Jean Paul Sartre, padre illegittimo dell'esistenzialismo ateo - a giudizio del polacco - visto che L'essere e il nulla è del 1943, mentre il suo Ferdydurke è del 1937. Ma non è soltanto un problema di date. Anche coloro che hanno cercato di smantellare l'hegelismo e il suo titanico modello (da Schopenhauer a Kierkegaard a Nietzsche) sono rimasti impigliati infatti nella necessità di dare comunque una forma al nostro stare al mondo, mentre l'esperienza sensibile e immediata spariglia continuamente le carte: "L'esistenzialismo intende essere soprattutto una filosofia del concreto. Ma è un'illusione, perché con la realtà concreta non si possono formulare

ragionamenti, che hanno sempre bisogno di concetti, di astrazioni. Dunque, l'esistenzialismo è un pensiero tragico, perché non può bastare a se stesso, perché deve essere una filosofia al tempo stessa concreta e astratta". Impeccabile. Ma non è la stessa aporia in cui si imbatte il Gombrowicz "filosofo" di queste pagine beffarde e baluginanti?
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