RASSEGNA STAMPA

21 APRILE 2001
FRANCO GABICI
E anche la macchina si ribellò

Dall'ecologia al computer, le mille trappole che spesso non vediamo

Nel secolo del dominio della tecnologia diventeremo schiavi della nostra "creatura"? Un saggio di Tenner

Edward Tenner, "Perché le cose si ribellano", Rizzoli, Pagine 476. Lire 36.000

È strano che in un libro come questo, che racconta le insidie che si nascondono dietro la moderna tecnologia, non venga fatto alcun cenno a Samuel Butler e al suo romanzo "Erewohn" (1872), che racconta le vicende degli abitanti di un non ben identificato paese (Erewhon, per l'appunto) i quali, intuendo che le macchine prima o poi avrebbero preso il sopravvento su di loro, decidono di risolvere drasticamente il problema mettendole al bando. Si potrebbe obiettare che queste cose succedono solamente nei romanzi, ma alla fine del Settecento un operaio inglese di nome Ned Ludd aveva anticipato il problema istigando la gente a rompere tutti i telai perché vedeva nel loro proliferare la causa prima della disoccupazione.

Oggi a nessuno viene in mente di imitare Ludd o gli abitanti di Erewhon, ma sta di fatto che la tecnologia ci ha reso (e ci rende) schiavi e lo sta facendo in un modo sottilmente perverso perché ci dà l'impressione di dominare le cose quando invece ne siamo schiavi e quando queste, senza che noi ce ne accorgiamo, si ritorcono contro di noi.

Siamo, dunque, gli inconsapevoli apprendisti stregoni dell'era tecnologica. Qualche esempio? Nel libro, assai divertente per la verità, ce ne sono parecchi. L'autore comincia con lo sfatare un luogo comune del nostro tempo: il computer ha soppresso la carta. E invece, dati alla mano, ti accorgi che la gente non è poi che si fidi più di tanto della longevità dei documenti elettronici e nonostante il largo uso di e-mail e di internet i cestini continuano a scoppiare di carta.

Una certa insidia si nasconde anche dietro alle nostre pretese di un vivere ecologico e secondo natura. In questo caso è la "ecologica" stufa che si "rivolta" perché, dati alla mano, riscaldare con la stufa un appartamento di poche stanze richiede la distruzione di tre ettari di bosco. La legna va tagliata, asciugata e trasportata e tutto questo ha un costo energetico che si ritorce sull'ambiente. E non è finita, perché la legna bruciata manda in circolo una quantità di sostanze cancerogene che si trovano anche nel fumo delle sigarette.

Si è sempre pensato che le macchine ci fanno risparmiare fatica e magari sarà anche vero, però è stato accertato che quanti stanno seduti di fronte al monitor del computer sono soggetti al mal di schiena più di quanto non lo siano quelli che invece sono addetti ai lavori pesanti.

L'aria condizionata migliora sicuramente l'ambiente di lavoro durante la stagione calda, ma i condizionatori contribuiscono ad innalzare la temperatura degli ambienti esterni rendendo poco gradevole la vita all'aria aperta.

Perfino uno sport "ecologico" come il golf non è immune dai pericoli della tecnologia. La manutenzione di un campo da golf, infatti, richiede ogni giorno una quantità di acqua necessaria a cento famiglie ma soprattutto l'impiego di grandi quantità di pesticidi e diserbanti. Per produrre paesaggi bucolici che ispirino serenità, scrive infatti Tenner, "occorre fare un uso sorprendentemente massiccio di prodotti chimici".

Altri paradossi della tecnologia sono molto più sottili. Riteniamo che le macchine servano per farci guadagnar tempo, ma molti sono talmente impegnati a costruire macchine di questo genere che alla fine non si trovano il tempo di fare altro. Il serpente, dunque, si morde la coda.

Il libro, in definitiva, sembra essere l'inno al vecchio ritornello "si stava meglio quando si stava peggio", anche se in definitiva l'autore dichiara di non essere contrario alla tecnologia e ai suoi progressi perché, alla fin fine la ritiene un male necessario. Della tecnologia non

possiamo fare a meno e allora è meglio riderci sopra. E in effetti il libro è scritto con molto brio e verve, forse per esorcizzare i pericoli e le ritorsioni delle cose.

Il lettore si divertirà sicuramente confrontandosi con queste pagine, anche se alla fine non troverà nessuna soluzione. Del resto anche Samuel Butler aveva ambientato il suo romanzo in un paese il cui nome letto all'incontrario suona Nohwere, anagramma a rovescio di Nowhere che significa "in nessun posto", forse per significare che certi problemi (in questo caso la diffusione delle macchine) non possono trovare soluzione nella nostra realtà.

Tenner si limita semplicemente a constatare che il bel sogno di una tecnologia che risolva tutti i problemi dell'uomo sia in fondo un'illusione, perché, d'accordo, molti problemi sono stati risolti, ma contemporaneamente ne sono sorti molti altri, innescando una reazione a catena senza fine. Del resto sono queste le caratteristiche del progresso, che l'autore accetta e non demonizza perché l'uomo deve comunque progredire e "andare avanti". Con questa avvertenza, però, che conclude il libro: "dovremo sempre guardarci le spalle, e questo perché la realtà guadagna costantemente terreno su di noi".
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