RASSEGNA STAMPA

16 APRILE 2001
CARLO PENCO
Lo specchio e la lampada del pensiero
Brandom e Rorty a convegno sull'eredità di Hegel
Robert Brandom, "Articulating Reasons", Harvard U.P., 2000
John McDowell, "Mente e Mondo", Einaudi, 1999
#Venezia 16-18 maggio 2001: conferenza su "la ricezione americana di Hegel a confronto con la tradizione europea" (http://www.unive.it/hegelcontemporaneo). Dove è stato recepito Hegel negli Stati Uniti? Soprattutto a Chicago e a Pittsburgh, dove ha insegnato Wilfrid Sellars. Sellars aveva come obiettivo imprimere una svolta kantiana alla filosofia analitica. A Pittsburgh è nato così un ambiente sensibile al fascino della filosofia continentale e dell'idealismo. L'idealismo hegeliano viene però triturato dentro una macchina pragmatista che lo rende irriconoscibile agli occhi del tipico esegeta continentale. Sarà dunque divertente vedere il confronto: la libertà di pensiero dei nostri colleghi di oltreoceano potrebbe ridare un po' di vivacità alle discussioni dei precisi cultori delle diverse edizioni di testi kantiani ed hegeliani.
Tra gli invitati statunitensi troviamo, oltre a Richard Rorty, l'inglesissimo John McDowell e Robert Brandom, entrambi docenti a Pittsburgh (McDowell considera il suo Mente e Mondo uno "studio preliminare alla lettura della Fenomenologia dello spirito"). Robert Brandom da anni annuncia un suo libro su Hegel che non esce mai. E' uscito però recentemente il suo "riassunto" di Making it explicit, una delle opere più sistematiche della filosofia analitica.
Per il carattere sistematico della sua filosofia di certo Brandom è il più rappresentativo emulo del grande realizzatore di sistemi filosofici cui è dedicato il convegno. Di sapore hegeliano è anche il suo tentativo ciclopico di ridurre tutto allo spirito inferenziale: mondo, morale e diritto. Il titolo del libro è intraducibile in italiano (forse anche questo ha spaventato gli editori cui è stato proposto?): "articulating reasons" vuole dire sia "articolare le ragioni" che "ragioni che si articolano". Per "articolare" si deve intendere "rendere esplicito", cioè passare dagli accordi impliciti nella pratica sociale alla loro esplicita giustificazione razionale.
Tipico degli umani è infatti il gioco di "chiedere e dare ragioni". L'aristotelico "animale razionale" si prende la sua rivincita sulle nuove definizioni biologiche dell'umano. Ma il contrasto qui non è tra empirismo e razionalismo. Anzi, la vecchia divisione pre-kantiana tra empiristi e razionalisti è da rivedere: la divisione principale è tra chi dà un ruolo primario alle idee o rappresentazioni, e chi dà un ruolo primario all'inferenza. La storia della filosofia prekantiana verrà riscritta come un dibattito tra rappresentazionalisti e inferenzialisti, (quindi anche chi crede che la filosofia si riduca a storia della filosofia potrà trovare qualche elemento utile nella lettura di Brandom).
Chi dà un piolo primario alle inferenze? Leibniz e Spinoza, prima di tutto, ma anche Hegel dà il suo contributo perché, all'inizio della Fenomenologia dello spirito, mostra come i resoconti noninferenziali della certezza sensibile debbano essere articolati inferenzialmente. Senza questo aspetto "inferenziale" non potremmo distinguere i resoconti percettivi degli umani dalle semplici risposte automatiche a stimoli.
L'aspetto inferenziale è tradotto da Brandom in termini di "diritti" ad asserire quello che dico e "impegni" a giustificare e riconoscere le conseguenze di quello che dico. Se asserisco che la Ferrari è rossa, devo averne diritto (per averla vista o per una testimonianza affidabile che ho ricevuto); ma mi impegno anche a riconoscere le conseguenze della mia asserzione (se è rossa è colorata, ha una certa tonalità di rosso, non è allo stesso tempo di altri colori, potrebbe essere in futuro di colore differente eccetera). Questa rete di ingerenze caratterizza l'essere razionale rispetto agli animali non razionali. Anche a un pappagallo posso insegnare a dire "è rosso" ogni volta che si trova di fronte a una cosa rossa. Ma il pappagallo non ha questa rete inferenziale che sorregge l'emissione di quei suoni. Il suono "è rosso" emesso dal pappagallo non è una proposizione, non ha lo spessore (inferenziale) di una asserzione razionale.
Anche se estremamente rispettosa delle ricerche scientifiche, la prospettiva di fondo è anti-naturalistica. Il richiamo a Hegel si situa in questo contesto: l'interesse principale di Brandom è "ciò che è stato reso possibile con l'emergere della peculiare costellazione di comportamenti concettualmente articolati che Hegel chiama "Spirito"".
L'intento di Brandom è ambizioso almeno altrettanto quello di Hegel: ricostruire i concetti di conoscenza, verità, oggettività e rappresentazioni tramite il concetto di inferenza. Nel fare questo Brandom usa l'armamentario più sofisticato della filosofia analitica, con grande apporto delle idee di Frege e Dummett. Ma la sua ispirazione di fondo risale indietro nel tempo, e si richiama a grandi visioni epocali: Romanticismo contro Illuminismo. Se l'ideale dell'Illuminismo era la mente come specchio del mondo, l'ideale del Romanticismo era la mente come lampada: l'attività cognitiva non è una riflessione passiva, ma una rivelazione attiva. Con questa immagine retorica Brandom si presenta come il filosofo che tenta di portare la filosofia analitica "verso un approccio hegeliano del pensiero e dell'azione". A molti analitici e continentali tale tentativo apparirà assurdo o insensato. Ma vale la pena di capire cosa vi si nasconde dietro.
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