Sulla rivista "Nuntium" un doppio attacco alle tesi del filosofo spagnolo Savater, il neo-edonista che imita Voltaire| "Un divulgatore à la page" di un'etica minimalista e fondata sull'individualismo più sfrenato |
| Il filosofo spagnolo Fernando Savater, la cui Etica per un figlio ha conosciuto anni fa un
grosso successo anche nel nostro Paese. Come si spiega ciò in un momento in cui l'etica
"non sembra essere particolarmente di moda né nella teoria né nella pratica"?
Il fatto è che - risponde Javier Fernandez Aguado, autore di una stroncatura senza mezzi
termini del filosofo che appare sull'ultimo numero della rivista "Nuntium" della Pontificia
Università Lateranense - il nostro è un facile divulgatore, la cui etica ha una "precaria
struttura intellettuale", si basa essenzialmente sull'egoismo di chi "vuole il meglio per sé",
sostiene una posizione scientista sul darwinismo e irride chi la pensa diversamente,
soprattutto chi professa una fede religiosa. Il suo agnosticismo venato di anticlericalismo
arriva, scrive Fernandez Aguado, alla vera e propria "bestemmia", quando dice: "Dio dopo
dio, tutta l'opera dei teologi deve essere negata e ognuno di questi ignobili fantocci
annientato dalla ragione, che è sempre preferibile alla genuflessione oscurantista". Tutte idee
à la page.
Perciò la rivista - che da questo numero è edita dal senese Cantagalli - sente il bisogno di
rimarcare con nettezza l'incompatibilità del pensiero di questo filosofo con l'etica cristiana.
Infatti, la concezione savateriana è estremamente "compiacente". Nel senso che tende a
giustificare qualsiasi posizione gratifichi l'individuo: ad esempio riguardo alla sessualità
(attaccando chi non pone il piacere erotico come fine assoluto). Una posizione edonista,
che però non va confusa avverte il suo critico con un "narcisismo qualunque". Savater ci
tiene a distinguersi dall'"egolatria stupida" di un Caligola o di un Citizen Kane. Altro che
fare senatore il proprio cavallo o diventare un grande imprenditore solo per "sanare" un
trauma infantile, la perdita dello slittino che poi diventerà il mistero di una vita cui tutti
andranno dietro. Qui siamo alla ricerca del piacere a ogni costo. Unico limite è una
razionalità "strana", che lascia spazio a edonismo e determinismo darwinista come colonne
della vita, soltanto cercando di regolarne l'uso: se è produttivo di piacere va bene, altrimenti
no.
Chi non si adegua alla posizione di Savater ovviamente è un oscurantista. E le sue proposte
sono integraliste come quelle di Papa Wojtyla e dell'ayatollah Khomeini, rinfaccia il filosofo
ai detrattori con un paragone che si commenta da sé. Savater "è un epicureo mescolato con
Kant e Spinoza che ha ereditato l'anticlericalismo di un Voltaire e di un Bayle. E che mette il
concetto di etica nella penna, promettendo ciò che in realtà non dà".
Il fuoco alzo zero su Savater è, comunque, incrociato. Ci pensa Maurizio Schoepflin a
puntare il fucile di precisione su uno degli aspetti di questo individualismo sfrenato: la difesa
della legalizzazione delle droghe. Sono dieci in proposito, un decalogo, le posizioni a difesa
dell'antiproibizionismo, Schoepflin li chiama "dogmi" del pensatore laico. Primo: tutte le
società hanno usato droghe. Ma non tutti gli usi praticati sono sempre leciti, ribatte l'autore
dell'articolo. Poi: l'individuo è assolutamente libero e lo stato non deve entrare in questioni
di salute. E la responsabilità verso sé e gli altri che non è estranea anche alla morale
kantiana? Quarto: le droghe non sono di per sé "colpevoli" colpevole è l'uso criminale che
se ne fa. Quinto e "soprendente": "Il proibizionismo - scrive Savater in Etica come amor
proprio - è un derivato delle persecuzioni religiose: la salute fisica oggi è il sostituto laico
della salvezza spirituale". E via di questo passo, con un filo rosso (ognuno fa di sé quel che
vuole e nessuno può dirgli nulla) fino all'ultima tesi: la droga è il capro espiatorio scelto da
chi nutre "un'ancestrale avversione verso il piacere improduttivo e solipsistico". |