RASSEGNA STAMPA

8 APRILE 2001
ARTURO COLOMBO
Da Locke a Weber, scrittori contro le false democrazie
I testi dei più significativi autori politici
L. COMPAGNA, E. CUOMO, "La democrazia dei liberali", Giappichelli, pg. 256, lire 38.000
Adesso che sempre più gente si affretta a definirsi "liberale", converrà fare seriamente i conti con quanti, da almeno tre secoli, non rinunciano a misurarsi coi nodi più cruciali dei rapporti fra i diritti dei cittadini e l'autorità dei pubblici poteri: rapporti spesso degenerati in drammatici conflitti, con le garanzie individuali mandate a farsi benedire da governanti pronti a mettere capo alle peggiori avventure liberticide. Il volume La democrazia dei liberali , che Luigi Compagna e Ettore Cuomo hanno "costruito" attraverso un illuminante antologia di testi dei più significativi autori politici (da Locke e Montesquieu fino a Hayek e Popper, passando per Constant, Mill e Max Weber) diventa così un'efficace bussola non solo per capire la differenza essenziale fra il "governo degli uomini", che di solito provoca soluzioni autoritarie (o addirittura dittatoriali), e il "governo delle leggi", che costituisce il fondamento dello stato di diritto. Ma Compagna e Cuomo insistono a spiegarci qualcosa di ancor più importante per chi, giustamente geloso della propria autonomia e dei propri spazi di libertà, rifiuta il rischio, mai vinto, del volto demoniaco del potere. Basta leggere Tocqueville, avvertire i pericoli della "centralizzazione" che già nell'800 minacciavano "la crescita mostruosa di nuovi Leviatani", e guardare a cosa sta succedendo anche in casa nostra. Certo, la sovranità popolare è decisiva; ma l'odierna società di massa, con sempre minori strumenti di autocontrollo, non sta forse assumendo l'aspetto di "un gregge timido e industrioso, di cui il governo è il pastore"? E il dilagare del conformismo non dà ragione a Tocqueville e all'immagine inquietante di "una folla innumerevole di uomini simili ed uguali che non fanno che ruotare su sé stessi, per procurarsi piccoli e volgari piaceri, con cui saziano il loro animo"? Se questo è lo spettacolo che ci sta intorno, non ha torto Aron quando incolpava di "tossicodipendenza" certi intellettuali, pronti "all'indignazione, ma solo nei confronti dell'universo capitalista"; e ancor più ha ragione la Arendt quando ci mette in guardia dalle ricorrenti spirali di nuovi totalitarismi, che contrassegnano anche tante false democrazie contemporanee.
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Filosofia (e) politica