Da Locke a Weber, scrittori contro le false democrazie| I testi dei più significativi autori politici |
| Adesso che sempre più gente si affretta a definirsi "liberale", converrà fare
seriamente i conti con quanti, da almeno tre secoli, non rinunciano a misurarsi coi nodi più cruciali dei rapporti fra i diritti dei cittadini e l'autorità dei pubblici poteri: rapporti spesso degenerati in drammatici conflitti, con le garanzie individuali mandate a farsi benedire da governanti pronti a mettere capo alle peggiori avventure liberticide. Il volume La democrazia dei liberali , che Luigi Compagna e Ettore Cuomo hanno "costruito" attraverso un illuminante antologia di testi dei più
significativi autori politici (da Locke e Montesquieu fino a Hayek e Popper, passando per
Constant, Mill e Max Weber) diventa così un'efficace bussola non solo per capire la
differenza essenziale fra il "governo degli uomini", che di solito provoca soluzioni autoritarie
(o addirittura dittatoriali), e il "governo delle leggi", che costituisce il fondamento dello stato
di diritto. Ma Compagna e Cuomo insistono a spiegarci qualcosa di ancor più importante
per chi, giustamente geloso della propria autonomia e dei propri spazi di libertà, rifiuta il
rischio, mai vinto, del volto demoniaco del potere.
Basta leggere Tocqueville, avvertire i pericoli della "centralizzazione" che già nell'800
minacciavano "la crescita mostruosa di nuovi Leviatani", e guardare a cosa sta succedendo
anche in casa nostra. Certo, la sovranità popolare è decisiva; ma l'odierna società di massa,
con sempre minori strumenti di autocontrollo, non sta forse assumendo l'aspetto di "un
gregge timido e industrioso, di cui il governo è il pastore"? E il dilagare del conformismo
non dà ragione a Tocqueville e all'immagine inquietante di "una folla innumerevole di uomini
simili ed uguali che non fanno che ruotare su sé stessi, per procurarsi piccoli e volgari
piaceri, con cui saziano il loro animo"? Se questo è lo spettacolo che ci sta intorno, non ha
torto Aron quando incolpava di "tossicodipendenza" certi intellettuali, pronti
"all'indignazione, ma solo nei confronti dell'universo capitalista"; e ancor più ha ragione la
Arendt quando ci mette in guardia dalle ricorrenti spirali di nuovi totalitarismi, che
contrassegnano anche tante false democrazie contemporanee. |