DNA, LA CATENA DI DIOParla Peacocke, il sacerdote-scienziato anglicano vincitore del "Nobel delle religioni" 2001 I due miliardi del premio Templeton all'unico prete bio-chimico nella storia dell'università di Oxford; nel 1952 partecipò alla scoperta dell'"elica della vita" "Credo che la teologia debba aggiornarsi di pari passo con le conoscenze della tecnica Non c'è contrasto tra creazione e darwinismo" |
| Un prete scienziato, l'unico mai esistito negli oltre 700 anni di storia
dell'università di Oxford, ha vinto i due miliardi e cento milioni del Premio Templeton, una
sorta di "Nobel per le religioni". Il prestigioso riconoscimento viene assegnato ogni anno a
chi "ha fatto avanzare istituzioni e idee che servono ad approfondire la conoscenza di Dio".
Già attribuito in passato a Billy Graham, Aleksander Solzenicyn e Madre Teresa di
Calcutta, il Templeton va quest'anno a Arthur Peacocke, 77 anni, anglicano, l'unico nella
facoltà di teologia di Oxford ad avere un dottorato sia in teologia che in scienza.
Peacocke ha vissuto una doppia, interessantissima vita. Prima da agnostico ha cercato la
verità nei volumi di biologia e di chimica, poi - da credente - si è dato alla ricerca di Dio.
Sempre con la ragione al suo fianco, sempre col desiderio di conoscenza come motivazione
di vita.
Biochimico, titolare di cattedre nelle più importanti università inglesi e americane, da Oxford
a Birmingham, da Berkeley a Cambridge, Peacocke partecipò nel lontano 1952 alla messa
a punto della struttura del Dna. A Dio si avvicinò negli anni Sessanta con una laurea in
teologia all'università di Birmingham, per diventare poi un membro laico della "Chiesa di
Inghilterra". Poiché sentiva che non poter amministrare i sacramenti era come "cercare di
camminare su una sola gamba", chiese di essere ordinato come pastore anglicano nel 1971.
Da allora il professore, che ha anche fondato la "Società di scienziati ordinati", un ordine
internazionale ecumenico con lo scopo di alimentare la spiritualità di coloro che lavorano nel
mondo della ricerca scientifica e tecnologica, è stata dedicata allo studio dei rapporti tra
teologia e scienza. Lo incontriamo nel suo studio di Oxford.
| Professor Peacocke, che cosa farà con tutti i soldi del Templeton? |
"Voglio aiutare i giovani interessati a studiare il terreno comune tra scienza e teologia.
Tradizionalmente ci si specializza in una disciplina scientifica oppure in teologia o filosofia: invece le tre scienze interagiscono tra di loro. Eppure non esiste quasi nessuna cattedra
interdisciplinare, mancano nelle facoltà di teologia le cattedre dedicate allo studio della
scienza. È una carenza grave alla quale bisogna porre rimedio".
| Nella sua vita invece scienza e teologia sono andate di pari passo.,, |
"Esiste questa convinzione comune che la fede sia individuale e personale, soggettiva,
mentre la scienza è razionale e oggettiva. In realtà quello che crediamo dipende dalla nostra
conoscenza del mondo naturale e viceversa. Ho una visione dinamica della teologia e credo
che essa debba aggiornarsi sempre, di pari passo con l'acquisizione di nuove conoscenze
scientifiche. Come cristiano credo ma non posso non far uso della ragione, non tener conto
delle ricerche storiche e scientifiche. La scienza naturale non procede in modo diverso. Fa
delle ipotesi che mette alla prova e tenta di avvicinarsi alla verità senza mai esaurirla
completamente. Uno scienziato non sa dire che cosa è un elettrone, ma sa descrivere che
cosa fa. Eppure la sua ignoranza sulla realtà ultima dell'elettrone non viene considerato un
mistero. Credo che avere fede non significhi fare un salto nel buio, ma impegnarsi ad amare
Gesù Cristo e a vivere come lui. La fede è un impegno personale, non un viaggio
nell'assurdo. Sia teologia che scienza tentano di avvicinarsi alla realtà ultima, sia essa il
mondo naturale o Dio".
| Eppure nella nostra epoca vi è questa convinzione che la scienza sia in grado di
dare risposte ultime sul mondo più credibili di quelle religiose... |
"Certo la scienza newtoniana ha messo l'uomo sulla luna e calcolato al minimo secondo
quando sarebbe tornato, ma si tratta di un caso eccezionale. La scienza non può risolvere
moltissimi problemi, come in biologia per esempio".
| Lei ha difeso a spada tratta la teoria dell'evoluzione contro gli esponenti del
creazionismo che la ritengono incompatibile con la fede cristiana. |
"Sì, anche in questo caso non riesco a vedere dicotomia tra scienza e religione. La
creazione di Dio continua sempre, in ogni momento nell'evoluzione che è un processo senza
fine. Dio non è intervenuto direttamente, con il suo dito, a dare origine alla vita, ma ha
creato le condizioni, spazio e tempo per esempio, perché la generazione dei primi esseri
viventi diventasse possibile. Col tempo questo processo è diventato più complesso fino a
dare origine agli esseri umani. Dio dà esistenza a tutto questo in continuazione. Il mondo
smetterebbe di esistere se non ci fosse Dio".
| Quindi più conosciamo del mondo e più sappiamo di Dio? |
"Più conosciamo il mondo, più approfondiamo la nostra nozione di Dio. La ricerca storica
sul Nuovo Testamento è molto importante da questo punto di vista. Credo che la teologia
vada aggiornata in continuazione, anche nel linguaggio, alla luce delle nuove scoperte".
| Qualche anno fa il Papa ha pronunciato un discorso sulla teoria della evoluzione di
Darwin. Che cosa ne pensa? |
"Come anglicano ho dato il benvenuto alle parole del Papa perché per cinquant'anni la
Chiesa cattolica era rimasta su una posizione neutra rispetto alle scoperte di Darwin.
Sottoscriverei tutto quello che ha detto il Santo Padre. Penso che a livello di fedeli, sia
cattolici che protestanti, sia ancora diffusa la convinzione che l'evoluzione, la vita in forme
diverse legate tra loro in cambiamento continuo, strida con il concetto di creazione come è
raccontato nella Bibbia con un universo a tre piani, cielo, terra e acqua. Ma la scienza, se è
autentica ricerca della verità, ci avvicina sempre a Dio".
| Non bisogna porre nessun limite neppure alla ricerca genetica? |
"Questo è proprio un classico terreno a metà tra teologia, filosofia e scienza, dove la
scienza interroga la società sui suoi valori. Sono contrario agli esperimenti sugli embrioni.
Penso che sia giusto avere leggi che vietino la clonazione di esseri umani. Non sappiamo
ancora se sia possibile farlo, ma anche se lo fosse questo esperimento è del tutto
inaccettabile. Cercare di modellare un essere umano in base a un programma genetico è
un'operazione molto pericolosa che dà per scontato che gli esseri umani sono "macchine
genetiche" e di certo non lo siamo. Ciascun essere umano è diverso dagli altri. Anche i
gemelli monozigotici, che sembrano identici tra di loro, in realtà sono diversi, possiedono un
diverso patrimonio genetico. Quindi anche la natura non clona, genera esseri unici e
irripetibili". |