La vera legge del Genoma? È il "soffio
divino" | Le acquisizioni scientifiche sul codice umano: un progresso che non
svela tuttavia il reale mistero della vita |
| All'inizio del terzo millennio lo studio del genoma umano ci dice che questo grande
uomo è solo un po' più complicato del moscerino della frutta o di un lombrico. I nostri
geni infatti, che sembravano essere circa centocinquantamila, non sono che
trentamila, poco più di quelli del moscerino. Il risultato eclatante è che ogni essere
umano ha la stessa struttura materiale di un altro ma dal quale differisce in maniera
più o meno profonda per la sua interazione con l'ambiente. Se volessimo esprimerlo
con un paragone informatico assimilandoci a un computer dovremmo dire che
abbiamo tutti lo stesso hardware ma diversi software e questo è quello che si verifica
proprio nel computer di casa di ciascuno di noi, dove pur avendo ognuno lo stesso
computer, magari proprio della stessa marca, ognuno lo ha riempito di quelle
informazioni che rappresentano la sua personale e ineguagliabile interazione con la
vita. Ma se così è sorgono tante domande sull'essenza ultima dell'uomo che faranno
riflettere sicuramente atei e credenti: ponendosi da un punto di vista prettamente
laico la prima domanda che nasce è: se l'hardware è lo stesso e se quindi la
individualità e la personalità nascono soprattutto dall'interazione con l'ambiente,
dove sta la differenza tra un uomo concepito naturalmente e un clone? E subito dopo
da un punto di vista cattolico: e il clone, dato che dalle ultime notizie di stampa ci
sarebbero già ditte in Costarica che fanno preventivi di costo sulla clonazione, avrà
l'anima o no? Sarà anche lui figlio di Dio? La Chiesa gli negherà il battesimo? Sono
certamente domande imbarazzanti cui è difficile rispondere, ma a cui il mondo
cattolico deve prepararsi perché sicuramente gli verranno prima o poi proposte dalla
realtà del mondo. D'altra parte, si sapeva da tempo che il Dna dell'uomo differisce da
quello dello scimpanzè bonobo per solo l'1,5%, e pertanto la differenza abissale che si
è creata tra l'uomo e la scimmia non è certo giustificabile con una semplice differenza
di geni o con una mutazione genetica di stile darwiniano. Infatti, mentre
nell'evoluzione darwiniana l'animale si è selezionato adattandosi all'ambiente l'uomo
non si è adattato all'ambiente, ma ha dominato tutti gli ambienti in cui si è inserito,
dai ghiacci artici ai climi equatoriali e ora agli spazi siderali e questo rappresenta una
grande anomalia nella evoluzione darwiniana più adatta sicuramente agli esseri che
subiscono il dominio dell'ambiente. Sull'uomo, a mio avviso, è intervenuto il soffio
divino, una volta per tutte e per tutti gli uomini comunque nascano nella storia, e
quindi anche per i cloni.
Il mistero profondo, la vera password, sta nascosto nella Vita. Dna e geni sono solo
programmi, non sono la Vita, e questo grande mistero l'uomo, con tutta la sua
scienza, non è ancora riuscito a scoprirlo ne mai ci riuscirà. Jaques Monod, premio
Nobel nel '65 per la medicina e la fisiologia, ha descritto in maniera superba il suo
dramma di scienziato ateo ne Il caso e la necessità, dove, per dirla in parole povere,
dice che la Vita, così come noi la possiamo osservare in un laboratorio scientifico,
fonda le sue basi sulla legge del Caso e la scienza moderna lo conferma.
Quando il mondo cattolico sente parlare di Caso si adombra pensando al disordine, e
invece il Caso è quella grande legge preclusa alla razionalità umana, ma nota a Dio e
tramite la quale egli comunica con l'umanità con la Sua provvidenza dei "segni" e
delle "occasioni" con cui ci mette di fronte alle scelte del nostro libero arbitrio. Sono
le domande difficili del terzo millennio, le domande che nascono sempre più profonde
quanto più l'uomo procede verso l'autocoscienza dell'universo, autocoscienza che sta
tutta qui, in questo piccolo pianeta sperduto tra miliardi e miliardi di galassie che
danzano e ruotano nello spazio senza pensare. |