RASSEGNA STAMPA

18 MARZO 2001
GIOVANNI SANTAMBROGIO
Ribelli, soli e senza Dio
Remo Bodei, «I senza Dio. Figure e momenti dell'ateismo», Morcelliana, Brescia 2001, pagg. 102, L. 16.000
Nella società dell'indifferenza ha senso parlare di ateismo? Non si corre il rischio di aprire un dibattito simile a quello sulla fede che interessano sempre meno persone? Sì, perché negare Dio richiede un pensiero che nasce da riflessioni sull'esistenza. Così come credere comporta una fede e una morale. Si ha la sensazione che proprio l'impegno della scelta spaventi l'uomo contemporaneo, quasi avvertisse di non avere il coraggio per decidere e le forze per reggere un impegno. Prevale il dubbio come stato di indeterminatezza dentro il quale tutto diventa lecito. La vita assurge a laboratorio di alchimie dei sentimenti, dove prevale l'improvvisazione sulla ragione.
Sono pensieri che nascono appena chiuso il bel libro-intervista di Remo Bodei a cura di Gabriella Caramore. Il filosofo, autore di Logiche del delirio, compie un intenso viaggio nel dramma della negazione di Dio concludendolo con una citazione del profeta Geremia: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno. Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia». Si chiede Bodei se il destino sia questo oppure se non siano immaginabili una speranza e un futuro anche «per chi sa che l'uomo è un essere in cammino in un mondo il cui senso ancora gli sfugge».
Una questione tutta aperta proprio per l'eredità lasciata dal Novecento, il secolo nella morte di Dio teorizzata da Nietzsche e dell'esistenzialismo corrosivo di Sartre (Dio è l'assenza) e di Camus (diventare Dio è soltanto essere liberi su questa terra). L'individuo si ritrova con tre correnti di interrogazione: l'ateismo come premessa per la libertà; l'ateismo come risposta all'indifferenza di Dio; l'ateismo come conseguenza della domanda sul male nel mondo.
La ribellione esistenziale per cancellare le tracce di un Altro e porre l'uomo a criterio del tutto ha prodotto soltanto solitudine profonda e male di vivere. Diceva Camus: «Il mondo è un paesaggio misterioso, dove il mio cuore non trova più appoggio». Rispunta il realismo di Macchiavelli che suggeriva la necessità di una fede per contrastare la dissoluzione totale dei singoli e delle comunità. Il nichilismo non libera, rende più schiavi. E forse è proprio questo stato di neoschiavitù dai volti indistinti a produrre indifferenza e apatia. La lettura di Bodei fotografa il dramma dell'esistente e sulla fede afferma: «Io la porta la lascio aperta».
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