RASSEGNA STAMPA

18 FEBBRAIO 2001
PIERGIORGIO ODIFREDDI
La guerra tra scienza e religione
L'uomo che scoprì l'universo infinito
La dura lotta tra religione e scienza si combatte dall'alba della civiltà occidentale. E poiché, come diceva Kant, "l'illusione non può essere sradicata da nessun insegnamento", i temi di questa lotta si ripresentano spesso immutati nei secoli. La più duratura illusione riguarda l'uomo, che chi si ispira alla letteratura mediorientale antica continua ancor oggi a considerare fatto a immagine e somiglianza di qualche divinità. Uno dei prodotti classici dell'antropocentrismo è stata la teoria geocentrica, che pone la Terra al centro dell'universo. La contraria teoria eliocentrica risale ad Aristarco di Samo nel terzo secolo a.C., e fu così riassunta da Archimede: "La sua ipotesi è che le stelle fisse e il Sole rimangano immobili, mentre la Terra giri attorno al Sole seguendo la circonferenza di un cerchio, e che il Sole giaccia nel centro di tale orbita". Aristarco fu accusato di empietà, e la sua teoria cadde nell'oblio. Ma, come diceva Oscar Wilde, chi dice la verità prima o poi viene scoperto. In questo caso molto poi, visto che si dovette attendere il 1543 perché l'eliocentrismo facesse la sua ricomparsa nel libro che segnò l'inizio dell'astronomia moderna: il De rivolutionibus orbium coelestium di Copernico. Il quale fu molto compiaciuto, quando scoprì in Plutarco di essere stato preceduto da Aristarco (oggi, con la nostra mania di protagonismo, succederebbe il contrario).
Il libro di Copernico uscì postumo, con una dedica a Paolo III. La sua anonima prefazione, scritta dal teologo luterano Andrea Osiander, dichiarava diplomaticamente che le teorie in esso contenute non erano né vere, né verosimili: semplicemente, erano finzioni matematiche utili per fare i calcoli (un approccio convenzionalista alla scienza, che sarà riproposto all'inizio del Novecento da Henri Poincaré).
Naturalmente, era vero l'esatto contrario: il nuovo modello non semplificava affatto i calcoli, ma scardinava la comune visione del mondo. Come dirà Il fu Mattia Pascal di Pirandello: "Maledetto sia Copernico! Ha rovinato l'umanità, irrimediabilmente. Ormai noi tutti ci siamo poco a poco adattati alla nuova concezione dell'infinita nostra piccolezza, a considerarci anzi men che niente nell'universo".
Il primo grande difensore del sistema copernicano fu Giordano Bruno, che diede all'Osiander dell'asino e del presuntuoso. Nel suo capolavoro del 1584, La cena delle ceneri, la difesa di un Copernico "più studioso de la matematica che de la natura" passa in secondo piano rispetto al concepimento di un universo nuovo, che non si limita a porre il Sole al centro di un sistema immutabile di stelle fisse, ma si espande a intuire uno spazio infinito con infiniti mondi in evoluzione per un tempo infinito. La sintesi di questa concezione è una famosa immagine: l'universo è una sfera con il centro dovunque e la superficie in nessun luogo. Se con Copernico la Chiesa aveva chiuso un occhio, con Bruno è costretta ad aprirli entrambi. In odore di eresia, il Nolano viene arrestato nel 1592 e incarcerato dal Sant'Uffizio. Nel 1599 il cardinal Roberto Bellarmino gli sollecita l'abiura di otto proposizioni eretiche, dedotte dalla sua opera e dalle sue deposizioni. Bruno non si piega, e viene condannato a morte dalla Santa Inquisizione. Muore sul rogo a Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600, anno del "Giubileo eccezionale" proclamato da Clemente VIII negli stessi giorni in cui decideva personalmente la sorte di Bruno. In base alla sentenza, uno dei cui capi di imputazione era l'aver sostenuto l'esistenza di mondi innumerevoli ed eterni, i suoi libri sono bruciati in Piazza San Pietro e messi all'indice. Pochi anni dopo, nel 1609, un oscuro professore di matematica di Padova di nome Galileo Galilei viene a sapere che in Olanda è stato inventato il cannocchiale. Ne costruisce uno, lo punta in aria e ... apriti cielo! L'attonito Galileo scopre che la Luna ha monti e valli, Venere ha fasi simili a quelle lunari, Giove ha quattro satelliti che gli girano attorno, Saturno presenta strane anomalie (in seguito interpretate come i famosi anelli), il Sole ruota su se stesso, le costellazioni e la Via Lattea sono composte di innumerevoli stelle. Ce n'è abbastanza per entusiasmare il pubblico, turbare gli scienziati e terrorizzare la Chiesa. Il 25 febbraio 1616 il Sant'Uffizio, "per provedere al disordine e al danno", emana una sentenza: "Che il Sole sia centro del mondo e imobile di moto locale, è proposizione assurda e falsa in filosofia, e formalmente eretica, per essere espressamente contraria alla Sacra Scrittura". Il giorno seguente il cardinal Bellarmino convoca Galileo, e gli proibisce di difendere e insegnare la dottrina copernicana, oralmente e per scritto. Dal carcere, in cui rimase dal 1599 al 1626 anche grazie al solito cardinale, Tommaso Campanella scrive una Apologia per Galileo. Lo scienziato invece tace per qualche anno, ma quando l'amico Maffeo Barberini diventa papa Urbano VIII si illude che i tempi siano cambiati, e pubblica nel 1632 il suo capolavoro: il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Per ingraziarsi il nuovo pontefice, Galileo gli lascia l'ultima parola. Le battute finali del libro riportano la "mirabile e angelica dottrina"' che lo stesso cardinal Barberini aveva opposto a Galileo nel corso di una discussione sul moto della Terra: le teorie scientifiche non possono pretendere di spiegare come sia fatto veramente il mondo, perché sono solo interpretazioni possibili, ma non necessarie, di fenomeni. Il che è letteralmente vero. Ma è falso ciò che si voleva lasciar intendere: che la religione sia depositaria della verità assoluta che è negata alla scienza. In ogni caso, non bastava una citazione a distruggere l'effetto dirompente del libro. Anche se, paradossalmente, la teoria delle maree che occupava l'intera quarta giornata, e che doveva essere la prova conclusiva del moto della Terra, era completamente sbagliata. Galileo viene imprigionato e processato dal Sant'Uffizio, che il 22 giugno 1633 gli ordina (con sette voti a favore e tre contrari) di abiurare. Vestito di un lungo camice da penitente, lo scienziato capitola e baratta l'onore con la vita: rimarrà fino alla morte agli arresti domiciliari.
L'episodio non poteva infangare ulteriormente la Chiesa, ormai screditata da ben altre efferatezze dell'Inquisizione.
Ma per la scienza costituì un vero e proprio peccato originale. La tradizione cercò di rimediare, attribuendo allo scienziato l'apocrifo detto: "Eppur si muove". Bertold Brecht fu più duro, e gli fece confessare in Vita di Galileo: "Non credo che la pratica della scienza possa andar disgiunta dal coraggio. Se gli uomini di scienza non reagiscono all'intimidazione dei potenti e si limitano ad accumulare il sapere per il sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre". L'eliocentrismo ritornò alla ribalta nel 1820, quando il Maestro del Sacro Palazzo, Filippo Anfossi, si ostinò a negare l'imprimatur a un libro di astronomia copernicana scritto da un canonico! Ormai che la Terra girasse lo sapevano anche i selvaggi del Madagascar, e Pio VII fu costretto a fermare il troppo zelante censore. La condanna del 1616, sulla quale si era basato il processo del 1632, venne abolita ufficialmente da un decreto del 15 settembre 1822. L'anno seguente i libri di Copernico e Galileo furono tolti dall'indice. In seguito la Chiesa, da Leone XIII a Giovanni Paolo II, ha teoricamente adottato la posizione compromissoria di Galileo, che nella Lettera a Cristina di Lorena aveva sostenuto la compatibilità reciproca delle verità scientifiche e religiose: come diceva il cardinal Baronio, "le Scritture insegnano come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo". In pratica, però, la riabilitazione di Galileo si è rivelata soltanto un reculer pour mieux sauter: da un secolo e mezzo il Primate di Roma ha trovato un nuovo avversario scientifico nell'evoluzionismo, e negli ultimi anni ha schierato le sue divisioni contro le scienze della vita. Quanto a Giordano Bruno, il Papa di ora ha perso l'occasione di chiedere perdono, nel Giubileo del 2000, per l'omicidio commesso dal Papa di allora, nel Giubileo del 1600. Il cardinal Bellarmino, invece, è stato proclamato santo da Pio XI il 29 giugno 1930, e dottore della Chiesa Universale il 17 settembre 1931. Oggi lo si venera come patrono dei catechisti, e sul suo epitaffio sta scritto: "la mia spada ha sottomesso gli spiriti superbi". Che Dio perdoni chi pecca di umiltà.
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Storia della filosofia