La guerra tra scienza e religione| L'uomo che scoprì
l'universo infinito |
| La dura lotta tra religione e scienza si combatte dall'alba
della civiltà occidentale. E poiché, come diceva Kant,
"l'illusione non può essere sradicata da nessun
insegnamento", i temi di questa lotta si ripresentano spesso
immutati nei secoli. La più duratura illusione riguarda
l'uomo, che chi si ispira alla letteratura mediorientale antica
continua ancor oggi a considerare fatto a immagine e
somiglianza di qualche divinità. Uno dei prodotti classici
dell'antropocentrismo è stata la teoria geocentrica, che pone
la Terra al centro dell'universo. La contraria teoria
eliocentrica risale ad Aristarco di Samo nel terzo secolo
a.C., e fu così riassunta da Archimede: "La sua ipotesi è che
le stelle fisse e il Sole rimangano immobili, mentre la Terra
giri attorno al Sole seguendo la circonferenza di un cerchio,
e che il Sole giaccia nel centro di tale orbita". Aristarco fu
accusato di empietà, e la sua teoria cadde nell'oblio. Ma,
come diceva Oscar Wilde, chi dice la verità prima o poi
viene scoperto. In questo caso molto poi, visto che si
dovette attendere il 1543 perché l'eliocentrismo facesse la
sua ricomparsa nel libro che segnò l'inizio dell'astronomia
moderna: il De rivolutionibus orbium coelestium di
Copernico. Il quale fu molto compiaciuto, quando scoprì in
Plutarco di essere stato preceduto da Aristarco (oggi, con
la nostra mania di protagonismo, succederebbe il contrario).
Il libro di Copernico uscì postumo, con una dedica a Paolo
III. La sua anonima prefazione, scritta dal teologo luterano
Andrea Osiander, dichiarava diplomaticamente che le teorie
in esso contenute non erano né vere, né verosimili:
semplicemente, erano finzioni matematiche utili per fare i
calcoli (un approccio convenzionalista alla scienza, che sarà
riproposto all'inizio del Novecento da Henri Poincaré).
Naturalmente, era vero l'esatto contrario: il nuovo modello
non semplificava affatto i calcoli, ma scardinava la comune
visione del mondo. Come dirà Il fu Mattia Pascal di
Pirandello: "Maledetto sia Copernico! Ha rovinato
l'umanità, irrimediabilmente. Ormai noi tutti ci siamo poco a
poco adattati alla nuova concezione dell'infinita nostra
piccolezza, a considerarci anzi men che niente nell'universo".
Il primo grande difensore del sistema copernicano fu
Giordano Bruno, che diede all'Osiander dell'asino e del
presuntuoso. Nel suo capolavoro del 1584, La cena delle
ceneri, la difesa di un Copernico "più studioso de la
matematica che de la natura" passa in secondo piano
rispetto al concepimento di un universo nuovo, che non si
limita a porre il Sole al centro di un sistema immutabile di
stelle fisse, ma si espande a intuire uno spazio infinito con
infiniti mondi in evoluzione per un tempo infinito. La sintesi
di questa concezione è una famosa immagine: l'universo è
una sfera con il centro dovunque e la superficie in nessun
luogo. Se con Copernico la Chiesa aveva chiuso un occhio,
con Bruno è costretta ad aprirli entrambi. In odore di
eresia, il Nolano viene arrestato nel 1592 e incarcerato dal
Sant'Uffizio. Nel 1599 il cardinal Roberto Bellarmino gli
sollecita l'abiura di otto proposizioni eretiche, dedotte dalla
sua opera e dalle sue deposizioni. Bruno non si piega, e
viene condannato a morte dalla Santa Inquisizione. Muore
sul rogo a Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600, anno del
"Giubileo eccezionale" proclamato da Clemente VIII negli
stessi giorni in cui decideva personalmente la sorte di
Bruno. In base alla sentenza, uno dei cui capi di imputazione
era l'aver sostenuto l'esistenza di mondi innumerevoli ed
eterni, i suoi libri sono bruciati in Piazza San Pietro e messi
all'indice. Pochi anni dopo, nel 1609, un oscuro professore
di matematica di Padova di nome Galileo Galilei viene a
sapere che in Olanda è stato inventato il cannocchiale. Ne
costruisce uno, lo punta in aria e ... apriti cielo! L'attonito
Galileo scopre che la Luna ha monti e valli, Venere ha fasi
simili a quelle lunari, Giove ha quattro satelliti che gli girano
attorno, Saturno presenta strane anomalie (in seguito
interpretate come i famosi anelli), il Sole ruota su se stesso,
le costellazioni e la Via Lattea sono composte di
innumerevoli stelle. Ce n'è abbastanza per entusiasmare il
pubblico, turbare gli scienziati e terrorizzare la Chiesa. Il 25
febbraio 1616 il Sant'Uffizio, "per provedere al disordine e
al danno", emana una sentenza: "Che il Sole sia centro del
mondo e imobile di moto locale, è proposizione assurda e
falsa in filosofia, e formalmente eretica, per essere
espressamente contraria alla Sacra Scrittura". Il giorno
seguente il cardinal Bellarmino convoca Galileo, e gli
proibisce di difendere e insegnare la dottrina copernicana,
oralmente e per scritto. Dal carcere, in cui rimase dal 1599
al 1626 anche grazie al solito cardinale, Tommaso
Campanella scrive una Apologia per Galileo. Lo scienziato
invece tace per qualche anno, ma quando l'amico Maffeo
Barberini diventa papa Urbano VIII si illude che i tempi
siano cambiati, e pubblica nel 1632 il suo capolavoro: il
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Per
ingraziarsi il nuovo pontefice, Galileo gli lascia l'ultima
parola. Le battute finali del libro riportano la "mirabile e
angelica dottrina"' che lo stesso cardinal Barberini aveva
opposto a Galileo nel corso di una discussione sul moto
della Terra: le teorie scientifiche non possono pretendere di
spiegare come sia fatto veramente il mondo, perché sono
solo interpretazioni possibili, ma non necessarie, di
fenomeni. Il che è letteralmente vero. Ma è falso ciò che si
voleva lasciar intendere: che la religione sia depositaria della
verità assoluta che è negata alla scienza. In ogni caso, non
bastava una citazione a distruggere l'effetto dirompente del
libro. Anche se, paradossalmente, la teoria delle maree che
occupava l'intera quarta giornata, e che doveva essere la
prova conclusiva del moto della Terra, era completamente
sbagliata. Galileo viene imprigionato e processato dal
Sant'Uffizio, che il 22 giugno 1633 gli ordina (con sette voti
a favore e tre contrari) di abiurare. Vestito di un lungo
camice da penitente, lo scienziato capitola e baratta l'onore
con la vita: rimarrà fino alla morte agli arresti domiciliari.
L'episodio non poteva infangare ulteriormente la Chiesa,
ormai screditata da ben altre efferatezze dell'Inquisizione.
Ma per la scienza costituì un vero e proprio peccato
originale. La tradizione cercò di rimediare, attribuendo allo
scienziato l'apocrifo detto: "Eppur si muove". Bertold
Brecht fu più duro, e gli fece confessare in Vita di Galileo:
"Non credo che la pratica della scienza possa andar
disgiunta dal coraggio. Se gli uomini di scienza non
reagiscono all'intimidazione dei potenti e si limitano ad
accumulare il sapere per il sapere, la scienza può rimanere
fiaccata per sempre". L'eliocentrismo ritornò alla ribalta nel
1820, quando il Maestro del Sacro Palazzo, Filippo
Anfossi, si ostinò a negare l'imprimatur a un libro di
astronomia copernicana scritto da un canonico! Ormai che
la Terra girasse lo sapevano anche i selvaggi del
Madagascar, e Pio VII fu costretto a fermare il troppo
zelante censore. La condanna del 1616, sulla quale si era
basato il processo del 1632, venne abolita ufficialmente da
un decreto del 15 settembre 1822. L'anno seguente i libri di
Copernico e Galileo furono tolti dall'indice. In seguito la
Chiesa, da Leone XIII a Giovanni Paolo II, ha teoricamente
adottato la posizione compromissoria di Galileo, che nella
Lettera a Cristina di Lorena aveva sostenuto la compatibilità
reciproca delle verità scientifiche e religiose: come diceva il
cardinal Baronio, "le Scritture insegnano come si vadia al
cielo, e non come vadia il cielo". In pratica, però, la
riabilitazione di Galileo si è rivelata soltanto un reculer pour
mieux sauter: da un secolo e mezzo il Primate di Roma ha
trovato un nuovo avversario scientifico nell'evoluzionismo, e
negli ultimi anni ha schierato le sue divisioni contro le scienze
della vita. Quanto a Giordano Bruno, il Papa di ora ha
perso l'occasione di chiedere perdono, nel Giubileo del
2000, per l'omicidio commesso dal Papa di allora, nel
Giubileo del 1600. Il cardinal Bellarmino, invece, è stato
proclamato santo da Pio XI il 29 giugno 1930, e dottore
della Chiesa Universale il 17 settembre 1931. Oggi lo si
venera come patrono dei catechisti, e sul suo epitaffio sta
scritto: "la mia spada ha sottomesso gli spiriti superbi". Che
Dio perdoni chi pecca di umiltà. |