| Preferenze da sperimentare | Nell'indicare la cura per la nuova scienza economica Herbert Simon rileva l'abisso che separa l'analisi economica del comportamento umano dalla «cosa reale». Osservando il distacco tra la teoria della decisione razionale e il comportamento degli individui in carne e ossa è facile avere l'impressione che i «castelli in aria» economici abbiano qualcosa in comune con le malattie mentali: la tendenza del malato è staccarsi sempre più dalla realtà. La concezione dell'economia come «scienza separata», del resto, ha radici che affondano lontano - almeno fino a John Stuart Mill. Vero è che un certo dogmatismo in economia è giustificato dalle circostanze in cui sì trovano a lavorare gli economisti: benedetti da postulati comportamentali (funzione di utilità e massimizzazione) che sono trattabili matematicamente e parsimoniosi; e maledetti dall'incapacità di imparare dall'esperienza la sovrabbondanza e la variabilità delle condizioni iniziali e ausiliarie necessarie alla deduzione dei fenomeni. Il problema, sia chiaro, non riguarda il fallimento della disciplina di rispettare standard mutuati acriticamente dalle scienze naturali; per esempio il falsificazionismo à la Popper: è noto che neanche la teoria di Newton se la sarebbe cavata bene se valutata secondo tali standard. Sarebbe invece utile riflettere su quanto sia difficile imparare qualcosa della complessa natura di fenomeni che non cadono nel dominio di una singola disciplina, come nel caso del giudizio, della scelta e della decisione umana.
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La teoria della decisione empiricamente fondata che Simon pone come primo dei requisiti della nuova scienza economica deve infatti integrare conoscenze di diversi ambiti - economia, psicologia cognitiva e sociale, biologia e neuroscienze - e applicare tali conoscenze per risolvere problemi nel mondo reale. All'interno di ogni singola disciplina, sia pura sia applicata, troviamo solitamente metodologie (implicite o esplicite) ben sviluppate e dettagliate che ci consentono di valutare i prodotti della conoscenza e ne suggeriscono l'impiego. Ma non disponiamo di alcuna metodologia per il lavoro interdisciplinare, neppure di qualcosa di vago e generico come il metodo ipotetico deduttivo che ci viene insegnato a scuola. Si potrebbe cominciare a colmare questa lacuna valorizzando economia e psicologia nella loro complementarità, piuttosto che insistendo sulla loro opposizione; tenendo conto che lo scambio tra formale e informale, tra astratto e concreto, tra normativo e descrittivo si è spesso rivelato un potente stimolo per la crescita della scienza.
Da un lato, i modelli formali dell'economia offrono le categorie per classificare e interpretare i risultati della ricerca empirica e i dati di laboratorio che altrimenti affogherebbero nell'abbondanza della realtà. Dall'altro, i resoconti descrittivi della psicologia ci mettono di fronte a una ricchezza del comportamento effettivo che suggerisce la povertà delle astrazioni economiche e insieme la direzione per una
loro possibile revisione. La teoria (normativa) della scelta, inoltre, fissa le questioni rilevanti circa il comportamento umano nei termini di errori di performance che devono essere spiegati e, se possibile, corretti. In questo modo svolge un importante ruolo euristico in psicologia, sollevando le domande rilevanti e dirigendo la ricerca verso aspetti del comportamento che migliorano il benessere sociale.
Nell'insegnare la teoria della scelta razionale ai suoi studenti di Stanford, David Kreps (Notes on the Theory of Choice) riconosce che ci vuole una buona dose di fede per colmare lo scarto tra il comportamento che osserviamo nel mondo reale e quello assiomaticamente fondato. E' possibile veder ridotto l'elemento fideistico e aumentate le nostre possibilità di successo incorporando, caso per caso, i risultati della ricerca sperimentale nei modelli economici. Modelli che forniranno così migliori descrizioni, mediando tra i «castelli in aria» economici e il comportamento reale. Mentre le restanti violazioni della razionalità dì cui non si riuscirà a rendere conto nel familiare quadro della teoria neoclassica - in attesa di una nuova teoria in grado di spiegarli - serviranno di monito per le estrapolazioni di politica economica. Dopotutto, comportarsi diversamente sarebbe irrazionale. |