RASSEGNA STAMPA

30 GENNAIO 2001
editoriale
CATTANEO Il pensiero al servizio della civiltà
Duecento anni fa nasceva il fondatore del "Politecnico". Del leader federalista e repubblicano, che ebbe un ruolo di primo piano nelle Cinque Giornate, è di attualità l'analisi dell'"uomo sociale"
Un metodo ferreo applicato a campi di studio apparentemente distanti
Sconfitto dalla politica, la grandezza di Carlo Cattaneo è nei suoi scritti: dal mirabile saggio Sulle interdizioni israelitiche a quel capolavoro che è l'introduzione alle Notizie naturali e civili della Lombardia , presentata al congresso degli scienziati italiani a Milano nel 1844 e che Benedetto Croce definì un superbo scorcio, uno "spaccato" della storia italiana. Del Cattaneo si è parlato, di volta in volta, come "filosofo militante", come "economista militante" e persino come "linguista militante", per sottolinearne la carica di attualità. E militante fu in un vastissimo spettro di interessi culturali e politici, non di rado dispersi in un'estrema varietà di note, memorie, articoli, saggi, lettere e, naturalmente, polemiche anche aspre. Non per caso l'apparente occasionalità dei suoi scritti fece rimpiangere a Luigi Einaudi (nella splendida introduzione alla raccolta dei Saggi di economia rurale da lui curata nel 1939) che dall'osservazione critica degli avvenimenti del suo tempo egli sia stato impedito di darci "l'opera di gran lena che si suole attendere dagli uomini di genio". Ma, in un certo senso, proprio così il Cattaneo economista, con la sua passione per l'economia pubblica (l'economia applicata alla politica nell'interesse della collettività) ci ha lasciato un'eredità anche più preziosa. Con lui, la cultura lombarda dell'Ottocento raggiunge una maturità e un rigore senza precedenti. Ci indica in maniera precisa gran parte di ciò che in Italia si sarebbe potuto e dovuto fare nella triplice dimensione della società: come sistema economico, come sistema giuridico-istituzionale e come campo della vita culturale e morale. La sua sistematica consapevolezza dell'importanza del fattore economico nella determinazione degli assetti e del movimento della società fa appunto del Cattaneo economista il pensatore forse più moderno del nostro Ottocento anche nell'interpretazione dei fatti storici. In particolare, il suo liberismo economico è lotta ai vincoli del tradizionalismo, volontà di adesione alle innovazioni e alle riforme più efficaci, negazione di ogni privilegio. Per lui lo sviluppo economico e civile richiede condizioni che possono essere assicurate soltanto attraverso il buon governo, una razionale amministrazione pubblica, la concreta capacità di promuovere iniziative favorevoli alla prosperità nazionale. Il suo metodo, basato sull'analisi dei fatti, sulla scrupolosa e competente "istruzione" di problemi specifici, rifiuta le astrattezze ideologiche delle scienze che, "intente a spiegare tutto, non giunsero a spiegare nulla". Il fondatore della rivista Il Politecnico (1839-44), dopo essere stato compilatore degli Annali di statistica già diretti da Melchiorre Gioja e da Giandomenico Romagnosi, scrisse di economia generale, di economia agraria, di politica doganale, di economia monetaria e creditizia, di economia dei trasporti e delle comunicazioni, di economia urbana. In una visione europea, Italia e Inghilterra, Irlanda e Germania si inquadrano in un grande schema interpretativo della formazione e dello sviluppo della nostra storica Insubria. La Lombardia corrisponde, nella sua proiezione federalistica dell'indipendenza italiana, al "modello lombardo" dello sviluppo economico. E proprio l'introduzione alle Notizie naturali e civili del 1844, che, abbinata al saggio La città considerata come principio ideale delle istorie italiane del 1858, compone ora, a cura di Luigi Ambrosoli, l'ammirevole volume Storia della Lombardia e storia d'Italia , esprime al massimo grado la convinzione del Cattaneo che la prosperità materiale e morale, l'incivilimento di una regione non sono mai un dono della natura, ma dipendono dall'impegno e dall'intelligenza degli abitanti. Il suo elogio della "città" scaturisce dall'esempio della sua Milano, mentre la Lombardia gli appare come "un immenso deposito di fatiche", anche nell'ordinata bellezza del paesaggio ("una patria artificiale").
Un'opera delle nostre mani che richiede cure continue, incessanti manutenzioni, aggiunte, innovazioni, trasformazioni senza posa.
Ecco perché gli scritti di Carlo Cattaneo costituiscono, per il presente e per il futuro, quasi un "manuale" di guida concreta all'azione pubblica e privata, nel senso della razionalità, del buongoverno, delle riforme serie, meditate, ma urgenti.
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vedi anche
Repubblicanesimo