CATTANEO Il pensiero al servizio della civiltàDuecento anni fa nasceva il fondatore del
"Politecnico". Del leader federalista e repubblicano, che
ebbe un ruolo di primo piano nelle Cinque Giornate, è di
attualità l'analisi dell'"uomo sociale" Un metodo ferreo applicato a campi di studio apparentemente distanti |
| Sconfitto dalla politica, la grandezza di Carlo Cattaneo è
nei suoi scritti: dal mirabile saggio Sulle interdizioni
israelitiche a quel capolavoro che è l'introduzione alle Notizie
naturali e civili della Lombardia , presentata al congresso degli
scienziati italiani a Milano nel 1844 e che Benedetto Croce definì
un superbo scorcio, uno "spaccato" della storia italiana. Del
Cattaneo si è parlato, di volta in volta, come "filosofo militante",
come "economista militante" e persino come "linguista
militante", per sottolinearne la carica di attualità. E militante fu in
un vastissimo spettro di interessi culturali e politici, non di rado
dispersi in un'estrema varietà di note, memorie, articoli, saggi,
lettere e, naturalmente, polemiche anche aspre. Non per caso
l'apparente occasionalità dei suoi scritti fece rimpiangere a Luigi
Einaudi (nella splendida introduzione alla raccolta dei Saggi di
economia rurale da lui curata nel 1939) che dall'osservazione
critica degli avvenimenti del suo tempo egli sia stato impedito di
darci "l'opera di gran lena che si suole attendere dagli uomini di
genio". Ma, in un certo senso, proprio così il Cattaneo
economista, con la sua passione per l'economia pubblica
(l'economia applicata alla politica nell'interesse della collettività)
ci ha lasciato un'eredità anche più preziosa. Con lui, la cultura
lombarda dell'Ottocento raggiunge una maturità e un rigore senza
precedenti. Ci indica in maniera precisa gran parte di ciò che in
Italia si sarebbe potuto e dovuto fare nella triplice dimensione
della società: come sistema economico, come sistema
giuridico-istituzionale e come campo della vita culturale e
morale. La sua sistematica consapevolezza dell'importanza del
fattore economico nella determinazione degli assetti e del
movimento della società fa appunto del Cattaneo economista il
pensatore forse più moderno del nostro Ottocento anche
nell'interpretazione dei fatti storici. In particolare, il suo
liberismo economico è lotta ai vincoli del tradizionalismo,
volontà di adesione alle innovazioni e alle riforme più efficaci,
negazione di ogni privilegio. Per lui lo sviluppo economico e
civile richiede condizioni che possono essere assicurate soltanto
attraverso il buon governo, una razionale amministrazione
pubblica, la concreta capacità di promuovere iniziative favorevoli
alla prosperità nazionale. Il suo metodo, basato sull'analisi dei
fatti, sulla scrupolosa e competente "istruzione" di problemi
specifici, rifiuta le astrattezze ideologiche delle scienze che,
"intente a spiegare tutto, non giunsero a spiegare nulla".
Il fondatore della rivista Il Politecnico (1839-44), dopo essere
stato compilatore degli Annali di statistica già diretti da
Melchiorre Gioja e da Giandomenico Romagnosi, scrisse di
economia generale, di economia agraria, di politica doganale, di
economia monetaria e creditizia, di economia dei trasporti e delle
comunicazioni, di economia urbana. In una visione europea, Italia
e Inghilterra, Irlanda e Germania si inquadrano in un grande
schema interpretativo della formazione e dello sviluppo della
nostra storica Insubria. La Lombardia corrisponde, nella sua
proiezione federalistica dell'indipendenza italiana, al "modello
lombardo" dello sviluppo economico. E proprio l'introduzione
alle Notizie naturali e civili del 1844, che, abbinata al saggio La
città considerata come principio ideale delle istorie italiane del
1858, compone ora, a cura di Luigi Ambrosoli, l'ammirevole
volume Storia della Lombardia e storia d'Italia , esprime al
massimo grado la convinzione del Cattaneo che la prosperità
materiale e morale, l'incivilimento di una regione non sono mai
un dono della natura, ma dipendono dall'impegno e
dall'intelligenza degli abitanti. Il suo elogio della "città"
scaturisce dall'esempio della sua Milano, mentre la Lombardia gli
appare come "un immenso deposito di fatiche", anche
nell'ordinata bellezza del paesaggio ("una patria artificiale").
Un'opera delle nostre mani che richiede cure continue, incessanti
manutenzioni, aggiunte, innovazioni, trasformazioni senza posa.
Ecco perché gli scritti di Carlo Cattaneo costituiscono, per il
presente e per il futuro, quasi un "manuale" di guida concreta
all'azione pubblica e privata, nel senso della razionalità, del
buongoverno, delle riforme serie, meditate, ma urgenti. |