Ricordo di Elisabeth Anscombe| Donna di forti intenzioni |
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| G.E.M Anscombe, "Intention", Harvard University Press Cambridge (Mass) 2000, pagg. 106, £ 10,50 |
| Roger Teichmann (ed.), "Logic, Cause and Action. Essays in Honour of Elisabeth Anscombe", Cambridge Umversity Press, Cambridge 2000, pagg. 154, £ 14,95 | Nel nostro paese è conosciuta soprattutto per essere uno degli esecutori testamentari di Wittgenstein, di cui ha anche curato alcune delle opere. Ma non è solo a questo che G.E.M. Anscombe, che si è spenta a ottantuno anni lo scorso cinque gennaio, deve la sua fama nella comunità filosofica internazionale. Elisabeth Anscombe è stata una filosofa originale, autrice di contributi che hanno influenzato la letteratura in diversi campi e che continuano ancora oggi a far discutere.
Il suo lavoro più noto, Intention, pubblicato nel 1957 (e ristampato lo scorso anno da Harvard University Press), è stato definito da Donald Davidson "il più importante contributo al ragionamento pratico dopo Aristotele". In poco più di novanta pagine di straordinaria densità, la Anscombe analizzava tre diversi modi in cui si usano termini come "intenzione" e "intenzionale". Il primo è quello che si trova in quelle situazioni in cui qualcuno dichiara di avere intenzione di fare qualcosa. Le dichiarazioni di intenti sono di importanza fondamentale per la comprensione che abbiamo di noi stessi (se dico che "vado a pesca" non ho fatto una previsione) e per lo studio di una pratica centrale nella nostra forma di vita come le promesse. Il secondo è quello che si trova quando si dice che una certa azione è compiuta "con l'intenzione" di fare una certa cosa. Giudici e avvocati sanno bene che dall'intenzione con cui è stata compiuta una certa azione può dipendere la diversa sorte di un imputato. Il terzo è quello che si impiega quando si dice che una certa azione è stata intenzionale. Muovendosi in una tradizione che trae origine dall'etica e dalla filosofia della mente dì Aristotele e Tommaso d'Aquino, e sviluppando alcune intuizioni di Wittgenstein, la Anscombe ha inaugurato un nuovo filone di studi sull'azione e sull'intenzionalità che hanno poi stimolato l'interesse di autori come Davidson, Dennett, Danto, Hornsby e Bratman (per non citare che i più noti).
Altrettanto influente la sua riflessione sulla causalità e la sua critica del consenquenzialismo (sviluppata dalle sue amiche e allieve Philippa Foot e Iris Murdoch). Elisabeth Anscombe è stata una figura tutt'altro che convenzionale. Convertita al cattolicesimo ne ha sempre dato una lettura impegnativa, confrontandosi con temi spinosi come quello dei criteri di una guerra giusta e quello dell'aborto con una limpidità di pensiero che manca a molti suoi correligionari. Molti ricordano ancora con ammirazione la decisione con cui si oppose al conferimento di una laurea ad honorem al presidente Truman, colpevole, a suo giudizio, di aver ordinato l'uccisione di civili inermi a Hiroshima e Nagasaki.
Un carattere spinoso, non facile. Una lingua tagliente e poco amante delle convenzioni (fumava il sigaro e la pipa e portava i pantaloni quando poche donne lo facevano) la Anscombe non è stata una di quelle donne filosofo che scrivono solo per le donne che oggi vanno tanto di moda. In un mondo che era ancora in buona parte maschile ha lasciato segni che dureranno nel tempo, facendola ricordare come uno dei filosofi più importanti della sua generazione. |