RASSEGNA STAMPA

16 GENNAIO 2001
LORENZO ROSOLI
Antiseri: senza libertà ovunque vince la miseria
Professor Antiseri, l'eguaglianza è stato un valore centrale del pensiero e dell'azione politica dalla Rivoluzione francese in poi. Come va intesa oggi? È un valore irrimediabilmente superato o ha ancora "diritto di cittadinanza" nella nostra società?
"Vorrei partire da una premessa: la mitizzazione dell'eguaglianza, com'è avvenuto nei sistemi comunisti del XX secolo, ha soppresso ogni libertà, ha creato solo miseria senza eliminare le diseguaglianze. La popperiana "società aperta" invece, basata sulla libertà e sulla competizione, ha creato maggiore giustizia e benessere. Questo è innegabile". Che fare, allora? Riporre l'eguaglianza nel ripostiglio della storia? Oggi nel mondo vi sono diseguaglianze e discriminazioni che gridano scandalo. "L'eguaglianza è un valore, ma va intesa correttamente. Senza dimenticare che gli uomini nascono sostanzialmente diversi - per attitudini, cultura, condizione familiare eccetera -. Un primo aspetto è l'eguaglianza davanti alla legge, caposaldo dello Stato di diritto. In secondo luogo siamo eguali per dignità. "Non c'è uomo che sia più importante di un altro uomo", diceva ancora Popper. È un'eguaglianza di natura etica. In terzo luogo vi è l'eguaglianza delle opportunità di partenza. Come garantisce la Costituzione italiana. E come garantirebbe il buono-scuola che, consentendo ai giovani di scegliere secondo il loro gradimento, sarebbe un autentico strumento di eguaglianza e una "carta" di liberazione per i più poveri".
Liberazione. Una parola forte. Che evoca scenari alternativi al capitalismo.
"Invece - l'esperienza storica del '900 lo dimostra - il sistema migliore resta proprio questo.
La libertà di mercato è un fondamento - non l'unico - delle libertà politiche. "Chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini", ha scritto l'economista von Hayek. Perciò bisogna combattere ogni monopolio, sia pubblico sia privato. La libertà di mercato si è dimostrata anche lo strumento più potente di creazione e distribuzione della ricchezza. Confrontiamo l'ultimo mezzo secolo di storia dell'Italia e dell'Albania...".
Cosa insegna il fallimento della "eguaglianza pianificata"?
"Che la scienza, la democrazia e l'economia crescono grazie alla competizione. Cum-petere, sottolinea il mio amico Michael Novak, vuol dire cercare insieme la soluzione migliore in modo agonistico. Chi rifiuta la competizione, sceglie la via della caverna. Chi abbraccia il principio della competizione, abbraccia il processo della scoperta della novità".
Ma una società imperniata esclusivamente sulla competizione non rischia la disumanità?
"La competizione non va disgiunta dalla sussidiarietà. Il principio di competizione è garanzia di efficienza e di qualità, il principio di sussidiarietà - in base al quale il pubblico non deve fare ciò che sanno fare da soli la singola persona, le associazioni, i corpi intermedi - è una garanzia di libertà. La libera economia, oltre che base della libertà politica e meccanismo per la creazione di un più esteso benessere, è anche lo strumento più efficace di attuazione di una effettiva solidarietà: sia all'interno della società nazionale, sia nello scenario internazionale...".
Non ci sono "terze vie" fra statalismo e capitalismo?
"Le rispondo citando monsignor Clemente Riva che, studiando il pensiero di Rosmini, ha scritto: "La proprietà privata, i mezzi di produzione, l'imprenditore, il profitto, sono tutte realtà che hanno una specifica funzione sociale. Questa è una dote della tradizione cattolica". Inutile pensare a improbabili "terze vie"".
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vedi anche
Filosofia (e) politica