| Antiseri: senza libertà ovunque vince la
miseria |
| Professor Antiseri, l'eguaglianza è stato un valore centrale del pensiero e dell'azione
politica dalla Rivoluzione francese in poi. Come va intesa oggi? È un valore
irrimediabilmente superato o ha ancora "diritto di cittadinanza" nella nostra società? |
"Vorrei partire da una premessa: la mitizzazione dell'eguaglianza, com'è avvenuto nei sistemi
comunisti del XX secolo, ha soppresso ogni libertà, ha creato solo miseria senza eliminare le
diseguaglianze. La popperiana "società aperta" invece, basata sulla libertà e sulla
competizione, ha creato maggiore giustizia e benessere. Questo è innegabile".
Che fare, allora? Riporre l'eguaglianza nel ripostiglio della storia? Oggi nel mondo
vi sono diseguaglianze e discriminazioni che gridano scandalo.
"L'eguaglianza è un valore, ma va intesa correttamente. Senza dimenticare che gli uomini
nascono sostanzialmente diversi - per attitudini, cultura, condizione familiare eccetera -. Un
primo aspetto è l'eguaglianza davanti alla legge, caposaldo dello Stato di diritto. In secondo
luogo siamo eguali per dignità. "Non c'è uomo che sia più importante di un altro uomo",
diceva ancora Popper. È un'eguaglianza di natura etica. In terzo luogo vi è l'eguaglianza delle
opportunità di partenza. Come garantisce la Costituzione italiana. E come garantirebbe il
buono-scuola che, consentendo ai giovani di scegliere secondo il loro gradimento, sarebbe un
autentico strumento di eguaglianza e una "carta" di liberazione per i più poveri".
| Liberazione. Una parola forte. Che evoca scenari alternativi al capitalismo. |
"Invece - l'esperienza storica del '900 lo dimostra - il sistema migliore resta proprio questo.
La libertà di mercato è un fondamento - non l'unico - delle libertà politiche. "Chi possiede
tutti i mezzi stabilisce tutti i fini", ha scritto l'economista von Hayek. Perciò bisogna
combattere ogni monopolio, sia pubblico sia privato. La libertà di mercato si è dimostrata
anche lo strumento più potente di creazione e distribuzione della ricchezza. Confrontiamo
l'ultimo mezzo secolo di storia dell'Italia e dell'Albania...".
| Cosa insegna il fallimento della "eguaglianza pianificata"? |
"Che la scienza, la democrazia e l'economia crescono grazie alla competizione. Cum-petere,
sottolinea il mio amico Michael Novak, vuol dire cercare insieme la soluzione migliore in
modo agonistico. Chi rifiuta la competizione, sceglie la via della caverna. Chi abbraccia il
principio della competizione, abbraccia il processo della scoperta della novità".
| Ma una società imperniata esclusivamente sulla competizione non rischia la
disumanità? |
"La competizione non va disgiunta dalla sussidiarietà. Il principio di competizione è garanzia
di efficienza e di qualità, il principio di sussidiarietà - in base al quale il pubblico non deve fare
ciò che sanno fare da soli la singola persona, le associazioni, i corpi intermedi - è una garanzia
di libertà. La libera economia, oltre che base della libertà politica e meccanismo per la
creazione di un più esteso benessere, è anche lo strumento più efficace di attuazione di una
effettiva solidarietà: sia all'interno della società nazionale, sia nello scenario internazionale...".
| Non ci sono "terze vie" fra statalismo e capitalismo? |
"Le rispondo citando monsignor Clemente Riva che, studiando il pensiero di Rosmini, ha
scritto: "La proprietà privata, i mezzi di produzione, l'imprenditore, il profitto, sono tutte realtà
che hanno una specifica funzione sociale. Questa è una dote della tradizione cattolica". Inutile
pensare a improbabili "terze vie"". |