Laici, grazie a Dio| Eredità cristiana e democrazia |
| Ma è davvero così difficile prendere sul serio l'idea che la stessa
laicità - delle istituzioni, dello Stato, dunque anche la democrazia con
la sua «neutralità» - sia appunto quell'elemento cristiano costitutivo
della nostra identità culturale europea che anzitutto la Chiesa
dovrebbe essere interessata a difendere? Può darsi che non sia così
felice insistere sull'espressione di Bonhoeffer «Come se Dio non ci
fosse», che fa da titolo all'ultimo libro di Gian Enrico Rusconi e che
don Zega mette in discussione ancora una volta nel suo articolo di
mercoledì scorso.
Eppure, se applicassimo il metodo usato da Max Weber nello studio
della economia moderna, domandandoci, come lui ha fatto con la
razionalità capitalistica, come mai l'idea della laicità dello Stato ha
trovato il suo sviluppo proprio nell'Occidente cristiano - giacché non
ce ne sono tanti esempi fuori di questo ambito - scopriremmo che la
democrazia e la laicità si sono sviluppate nella nostra civiltà non come
se Dio non ci fosse, o perché Dio non c'è, ma proprio grazie alla
nostra eredità cristiana.
È la libertà di coscienza che abbiamo faticosamente conquistato nelle
guerre di religione, la libertà di professarsi cattolici, protestanti, o
anche atei e agnostici, quella che ha reso possibile lo Stato laico
moderno, l'uguaglianza dei diritti, la stessa democrazia.
Che difficilmente si può far risalire alla polis greca, nella quale i
cittadini di pieno diritto erano quattro gatti, circondati da meteci,
schiavi, persino donne (!), forniti di diritti assai più limitati, magari
nemmeno dell'anima. Dunque, hanno ragione coloro che, come don
Zega, ci mettono in guardia dai rischi che comporterebbe una visione
della modernità europea senza il cristianesimo.
Ma per evitare questa pericolosa amputazione dovremmo tornare
all'incoronazione dell'Imperatore da parte del Papa, come ai tempi di
Carlo Magno? O anche solo restaurare lo Stato Pontificio abbattuto a
Porta Pia poco più di un secolo fa? La vera grave amputazione della
tradizione cristiana, al cui rischio siamo sempre più esposti, sarebbe
proprio quella che ne escludesse la storia della laicità moderna,
considerandola uno sviluppo estraneo o addirittura un rovesciamento
e un abbandono.
Ci dica don Zega se le radici e la memoria delle nostre origini cristiane
si devono recuperare ritrovando il Sacro Romano Impero, lo Stato
Pontificio, il Sillabo, l'Indice dei Libri proibiti. Immagino di no: ma una
democrazia che non si senta orgogliosamente e cristianamente (grazie
a Dio) laica, non finirebbe per dover tornare lì? Per esempio dovendo
riconoscere che, «per legge naturale», l'errore non può avere gli stessi
diritti della verità, da cui l'Indice, il Concordato con i privilegi per la
Chiesa Cattolica, la censura sulle pubblicazioini oscene o blasfeme,
ecc.? Se no che cosa?
Noi, con tutta la buona volontà e con tutta la fede nel Vangelo, non
riusciamo a vedere una civiltà cristiana se non come quella che, in
contrasto con tutte le idolatrie, sa fare spazio alla libertà della
coscienza e alla dignità di ogni uomo (anche i capelli della vostra testa
sono contati, voi valete più di molti passeri). |