RASSEGNA STAMPA

31 DICEMBRE 2000
GIANNI VATTIMO
Laici, grazie a Dio
Eredità cristiana e democrazia
Ma è davvero così difficile prendere sul serio l'idea che la stessa laicità - delle istituzioni, dello Stato, dunque anche la democrazia con la sua «neutralità» - sia appunto quell'elemento cristiano costitutivo della nostra identità culturale europea che anzitutto la Chiesa dovrebbe essere interessata a difendere? Può darsi che non sia così felice insistere sull'espressione di Bonhoeffer «Come se Dio non ci fosse», che fa da titolo all'ultimo libro di Gian Enrico Rusconi e che don Zega mette in discussione ancora una volta nel suo articolo di mercoledì scorso. Eppure, se applicassimo il metodo usato da Max Weber nello studio della economia moderna, domandandoci, come lui ha fatto con la razionalità capitalistica, come mai l'idea della laicità dello Stato ha trovato il suo sviluppo proprio nell'Occidente cristiano - giacché non ce ne sono tanti esempi fuori di questo ambito - scopriremmo che la democrazia e la laicità si sono sviluppate nella nostra civiltà non come se Dio non ci fosse, o perché Dio non c'è, ma proprio grazie alla nostra eredità cristiana.
È la libertà di coscienza che abbiamo faticosamente conquistato nelle guerre di religione, la libertà di professarsi cattolici, protestanti, o anche atei e agnostici, quella che ha reso possibile lo Stato laico moderno, l'uguaglianza dei diritti, la stessa democrazia. Che difficilmente si può far risalire alla polis greca, nella quale i cittadini di pieno diritto erano quattro gatti, circondati da meteci, schiavi, persino donne (!), forniti di diritti assai più limitati, magari nemmeno dell'anima. Dunque, hanno ragione coloro che, come don Zega, ci mettono in guardia dai rischi che comporterebbe una visione della modernità europea senza il cristianesimo.
Ma per evitare questa pericolosa amputazione dovremmo tornare all'incoronazione dell'Imperatore da parte del Papa, come ai tempi di Carlo Magno? O anche solo restaurare lo Stato Pontificio abbattuto a Porta Pia poco più di un secolo fa? La vera grave amputazione della tradizione cristiana, al cui rischio siamo sempre più esposti, sarebbe proprio quella che ne escludesse la storia della laicità moderna, considerandola uno sviluppo estraneo o addirittura un rovesciamento e un abbandono. Ci dica don Zega se le radici e la memoria delle nostre origini cristiane si devono recuperare ritrovando il Sacro Romano Impero, lo Stato Pontificio, il Sillabo, l'Indice dei Libri proibiti. Immagino di no: ma una democrazia che non si senta orgogliosamente e cristianamente (grazie a Dio) laica, non finirebbe per dover tornare lì? Per esempio dovendo riconoscere che, «per legge naturale», l'errore non può avere gli stessi diritti della verità, da cui l'Indice, il Concordato con i privilegi per la Chiesa Cattolica, la censura sulle pubblicazioini oscene o blasfeme, ecc.? Se no che cosa?
Noi, con tutta la buona volontà e con tutta la fede nel Vangelo, non riusciamo a vedere una civiltà cristiana se non come quella che, in contrasto con tutte le idolatrie, sa fare spazio alla libertà della coscienza e alla dignità di ogni uomo (anche i capelli della vostra testa sono contati, voi valete più di molti passeri).
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