RASSEGNA STAMPA

29 DICEMBRE 2000
GILBERTO CORBELLINI
L'Italia apre la via all'uso etico delle cellule staminali
Sono tante le novità di sostanza e di metodo
Ma resta ancora irrisolto il problema finanziamenti
Via libera all'uso delle cellule staminali a fini terapeutici, ma senza il ricorso a embrioni. E' la proposta dalla Commissione presieduta dal Premio Nobel Renato Dulbecco. Ma restano forti le differenze con la componente cattolica, e minoritaria, dei 25 esperti nominati tre mesi fa da Veronesi.
Finalmente anche l'Italia ha il suo rapporto sulle cellule staminali. Anzi ne ha addirittura due: il parere del Comitato nazionale per la bioetica, diffuso il 27 ottobre scorso, e, da ieri, la relazione della Commissione Dulbecco, istituita dal ministro della Sanità Umberto Veronesi. Sarà interessante vedere come si destreggerà il Governo nel gestire due pareri non proprio coincidenti e capire quali atteggiamenti assumeranno gli schieramenti politici che concorrono per la guida del Paese su questo come su altri temi emergenti della ricerca biotecnologica, da cui dipenderanno sempre più, nei prossimi anni, opportunità di sviluppo economico e di una migliore qualità della vita individuale. E quali sviluppi avrà "l'ipotesi", così l'ha chiamata il ministro, del tutto originale rispetto al panorama internazionale, proposta dalla Commissione Dulbecco per aggirare le obiezioni etiche contro la clonazione terapeutica.
Ricordiamo che la Commissione Dulbecco era stata insediata dal ministro per rispondere concretamente ad alcune questioni, tecnico-scientifiche ed etiche, sollevate durante l'estate scorsa dal famoso documento Donaldson, con cui era stata proposta, e qualche giorno fa approvata dal Parlamento inglese, la sperimentazione su cellule staminali embrionali che includeva la creazione di embrioni mediante il trasferimento del nucleo di una cellula somatica in un ovocita fecondato o non fecondato privato del suo nucleo. Questa tecnica, detta clonazione terapeutica, dovrebbe consentire di produrre linee cellulari totipotenti, cioè in grado di differenziarsi in qualsiasi cellula dell'organismo da utilizzare per il trattamento di molte malattie cronico-degenerative, ma senza problemi di rigetto, in quanto il nucleo impiantato nell'ovocita potrebbe avere le stesse caratteristiche genetiche del paziente da curare. Il documento Dulbecco stima in circa 30 milioni gli italiani che soffrono di malattie cronico-degenerative come diabete, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, ictus, infarto, insufficienza renale, eccetera. E in 10 milioni coloro che potrebbero trarre benefici da nuove metodiche cliniche basate sulle cellule staminali.
Entrambi i documenti italiani registrano una spaccatura sui risvolti etici della ricerca sulle cellule staminali, nel senso che la componente cattolica si e espressa contro la sperimentazione su embrioni, sia rispetto all'ipotesi di creare embrioni per scopi di studio sia per l'utilizzazione degli embrioni crioconservati in soprannumero, cioè degli embrioni in eccesso prodotti nel corso dei cicli di fecondazione assistita e che una volta avvenuta la fecondazione giacciono inutilizzati e numerosi nei centri che praticano i trattamenti contro la sterilità. I restanti componenti, 18 su 25 nella Commissione Dulbecco, sono favorevoli all'utilizzo degli embrioni soprannumerari crioconservati, previo consenso-donazione della coppia per cui erano stati prodotti. Rispetto al documento del Comitato nazionale per la Bioetica, quello della Commissione Dulbecco contiene comunque una novità assoluta, non solo nella sostanza, ma anche nel metodo. Nel senso che non solo analizza lo stato delle conoscenze scientificamente assodate, giudicando quindi l'efficacia relativa in vista di applicazioni terapeutiche delle varie cellule staminali a seconda dalle varie fonti (embrionali, feti abortiti, cordone ombelicale e tessuti adulti), ma propone addirittura di studiare una nuova tecnica per la produzione di cellule staminali (non si capisce bene se totipotenti o meno) senza passare attraverso la creazione di un embrione. L'idea, definita Trasferimento nucleare per produrre cellule staminali autologhe (Tnsa), consiste in pratica nel trasferte il nucleo di una cellula somatica in un ovocita, la cellula uovo non fecondata, e quindi nel far sviluppare direttamente delle staminali senza che si formi l'embrione allo stadio iniziale di blastocisti. Sarebbe certamente questa, una volta che si dimostrasse praticabile sul piano tecnico, la quadratura del cerchio.
Francamente, dalla lettura del documento e dalla genericità delle risposte fornite nel corso della conferenza stampa, è lecito sollevare qualche perplessità sulla consapevolezza che la Commissione ha circa il disegno scientifico dell'impresa. Nel senso che, intanto, il ministro ha tenuto a dichiarare che il «principio è accettabile» da tutta la Commissione - inclusi i cattolici quindi - «solo a condizione che sia dimostrato con sicurezza che in questo modo non si sviluppa un embrione». Ma questo, allora, significa che non esistono al momento indicazioni sperimentali su come stabilire se far sviluppare o meno un embrione da un ovocita ricostituito. Ovvero se si possono ottenere staminali direttamente dalla cellula uovo con il nuovo nucleo: in realtà le cellule embrionali ai primissimi stati sono staminali e non si capisce in cosa potrebbero differire rispetto a quelle prodotte con la Tnsa a parte forse il fatto di non consentire che si aggreghino a formare la blastocisti. La vaghezza delle conoscenze in materia è in parte dimostrata anche dal fatto che, mentre le altre sezioni scientifiche sono ricche di riferimenti bibliografici, quella in cui si propone questa tecnica ne è del tutto priva.
Certo, le prospettive conoscitive aperte dalla ricerca sulle cellule staminali sono straordinarie, e come hanno ricordato su registri diversi Garattini e Tonini, deve suscitare ammirazione e rispetto, al di là di quelle che saranno le applicazione, quanto la scienza sta facendo per comprendere i più intricati segreti della vita. Ma il sospetto di essere di fronte con questo documento all'ennesimo equilibrismo o bizantinismo italiano è legittimo. Infatti, uno non capisce come mai le commissioni che negli Stati Uniti hanno lavorato su questi temi, con lo stesso problema di evitare la creazione di embrioni per scopi sperimentali, non abbiano preso in considerazione questa metodica.
La chiusura dei bioeticisti cattolici ha raggiunto negli ultimi tempi in Italia livelli preoccupanti, che a quanto pare riescono anche a stimolare l'ingegno dei ricercatori italiani (ma questo non era in dubbio, dato che si trattava del Gotha). Viene da chiedersi come mai l'Italia non riesce a diventare un Paese normale, dove si ragioni concretamente sulle opportunità più facilmente realizzabili, ovviamente aprendo a ipotesi di ricerca che superino di colpo i problemi morali. Peraltro non si sa chi in Italia farà questi studi, dato che continuiamo a essere per investimenti nella ricerca la Cenerentola del mondo occidentale.
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Bioetica